In questi giorni, giornali e televisioni sono stati costantemente impegnati a dar conto delle iniziative correlate con la morte di papa Bergoglio, a ricordare e celebrare la sua figura, a riproporre i suoi pronunciamenti, a dibattere sui tratti peculiari del suo pontificato e sulla sua eredità. A dire il vero, nella maggior parte dei casi, più che di analisi approfondite e puntuali, sarebbe forse il caso di parlare di ininterrotte reiterazioni di luoghi comuni, di enunciazioni, di slogan, non di rado condite di aneddoti, pettegolezzi e ricordi personali edificanti di chi, per varie ragioni, afferma di aver avuto occasione di interagire direttamente con il papa argentino, di stingergli la mano, di sperimentare direttamente la sua profonda umanità, la sua simpatia, il suo essere il “papa della gente”, etc.
La dipartita di un pontefice risulta per molti comprensibilmente destabilizzante e, in una certa misura, l’emotività che ha pervaso la comunicazione mediatica di questi giorni può apparire comprensibile e fisiologica. Oltre tale misura, è invece ben percepibile l’artificio di chi informa, l’intenzionale, programmatica strategia di adottare ad arte certi registri comunicativi per ingenerare pavlovianamente nel pubblico determinate reazioni.
L’eredità di Bergoglio
Prima o poi, placatasi l’ondata emotiva di questi giorni, si tornerà a discutere dell’effettiva eredità che il pontificato di Jorge Mario Bergoglio lascia ai suoi successori. Ogni pontificato sembra prevedibilmente e inevitabilmente idoneo a suscitare consensi e critiche, diretti riflessi dell’impronta teologica e finanche ideologica che lo caratterizza. Una delle peculiarità di quella del papa argentino, sembrerebbe essere di aver sollecitato riserve sia nei conservatori sia in certi progressisti, che si sono manifestate con differenti registri espressivi, dalle critiche più pacate e argomentate alle aggressioni più fanatiche e grossolane.
Andiamo per ordine, certo senza pretese di completezza.
Su Bergoglio sono fin da subito fiorite opinioni diverse e molteplici: per alcuni è stato un grande riformatore, che ha richiamato l’attenzione del mondo verso la povertà e le persone fragili; per altri, ha creato tra i fedeli non poca confusione per il suo modo di comunicare non sempre univocamente interpretabile e non è stato capace di riformare le istituzioni clericali perché non le conosceva a sufficienza.
Recentemente, il Sole 24 ore ha posto a confronto punti di vista differenti, così come emergono dalla peculiare e forse insolita ottica dei quotidiani finanziari, che in genere tendono a non riservare alle questioni afferenti alla fede un particolare risalto.
Secondo il Financial Times e Les Echos, ciò che avrebbe contribuito ad attribuire a papa Francesco i tratti del riformatore è l’attenzione da lui dimostrata per i poveri e le persone più deboli: “È stato molto legato al suo soprannome ‘Papa dei poveri’”, considera appunto Les Echos. Come difensore dei più deboli, ha riservato tra l’altro attenzione agli effetti che il cambiamento climatico produce sulle popolazioni che lo subiscono e ha speso parole per la difesa del nostro pianeta.
Il tedesco Handelsblatt rimarca la lontananza tra Bergoglio e uno dei suoi ultimi ospiti, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance: “Il Papa era l’antitesi dello spirito politico dominante dei nostri tempi, che J.D. Vance e il suo superiore Donald Trump rappresentano”, scrive il quotidiano.
Secondo l’agenzia Bloomberg News, Bergoglio è stato “un uomo potente chinato nell’umiltà, che prega per i poveri e abbraccia gli umili – come il fondatore della sua fede ha fatto duemila anni fa.”
Sul Wall Street Journal, F.X. Meier definisce invece l’eredità di Papa Francesco “un grande punto interrogativo”. Tra le critiche al suo pontificato, vengono richiamate l’avvicinamento alla Cina, un Paese in cui i cristiani sono perseguitati; i rapporti “privilegiati”, in tema di dottrina, con l’ordine gesuita, da cui Bergoglio proviene; le critiche al clero, che avrebbero allontanato molti preti e vescovi volenterosi. Meier stigmatizza in termini negativi anche le posizioni antiamericane del pontefice, che attribuisce al suo retroterra culturale latino-americano, nonché quella che definisce “una mancanza di antropologia cristiana in un momento in cui l’identità umana e sessuale sono in crisi.”
Sul medesimo Wall Street Journal, M. Hennessey definisce Papa Francesco “un pastore, non un riformatore. Aveva l’odore delle sue pecore su di sé.” Estraneo alla Curia romana, non ne conosceva sufficientemente le istituzioni e le dinamiche, il che non gli avrebbe permesso di apportare cambiamenti destinati a durare nel tempo. “I manipolatori e gli inside player della Curia romana lo hanno mangiato a pranzo”, conclude Hennessey.
Secondo taluni, Bergoglio avrebbe scontentato i progressisti che gli chiedevano una riforma del sacerdozio, consentendo l’accesso alle donne e permettendo ai preti di sposarsi; secondo altri, è stato duro e inflessibile con gli ambienti cattolici tradizionalisti. Anche se, a detta di W.R. Mead del già menzionato Wall Street Journal, il suo pontificato potrebbe leggersi nella prospettiva conservatrice del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”
Al di fuori dell’ottica specifica dei quotidiani finanziari, riportiamo in breve quanto tra l’altro considerato, sul Riformista, a proposito del pontificato di Bergoglio, dalla giornalista e scrittrice Lucetta Scaraffia: “L’ho trovato un papato confuso, tutto squilibrato verso l’apparenza mediatica.” E, a proposito delle innovazioni su tematiche sociali e teologiche introdotte dal papa argentino, “Quasi nessuna”, ha asserito, “molte le frasi ‘innovative’, che però non hanno avuto seguito concreto nella vita della Chiesa.”
Usurpatore ed eretico?
I critici di Francesco sono stati – e sono – numerosi, spesso presenti nell’ambito della Chiesa stessa. E, oltre a contestare le sue posizioni, si spingono talvolta a mettere in dubbio la sua regolare elezione.
L’esempio forse più eclatante è costituito dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, già nunzio del Vaticano negli Stati Uniti, che ha chiesto le dimissioni di Bergoglio perché, a suo dire, avrebbe coperto la condotta del cardinale Theodor McCarrick, al centro di un caso di molestie sessuali: accusato di scisma, Viganò è poi stato scomunicato e, alla morte del Papa, non ha mancato di rilasciare durissime dichiarazioni: ora la sua anima, ha detto, “dovrà rendere conto dei crimini di cui si è macchiato, primo fra tutti l’aver usurpato il soglio di Pietro per distruggere la Chiesa Cattolica e perdere tante anime.”
Non sono mancate, da parte di Viganò, accuse di eresia. “Nel 2018, Eugenio Scalfari”, ha aggiunto, “riferì le parole che Bergoglio gli avrebbe confidato a proposito della sua visione dell’Aldilà: ‘Le anime peccatrici non vengono punite: quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio e vanno tra le fila delle anime che lo contemplano, ma quelle che non si pentono e non possono quindi essere perdonate scompaiono. Non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici.’ Questi farneticamenti ereticali si oppongono direttamente alla Fede cattolica, la quale ci insegna che esiste per tutti un Giudizio particolare, cui Bergoglio non ha potuto sottrarsi. La sua anima non è dunque scomparsa, né si è dissolta: egli dovrà rendere conto dei crimini di cui si è macchiato, primo fra tutti l’aver usurpato il soglio di Pietro per distruggere la Chiesa Cattolica e perdere tante anime.”

“Se questo non-papa e anti-papa”, ha proseguito Viganò, “non potrà più nuocere al Corpo Mistico, nondimeno rimangono i suoi eredi, gli eversori che egli ha invalidamente creato ‘cardinali’ e che da tempo si organizzano per assicurare un continuatore della rivoluzione sinodale e della destrutturazione del Papato. A dar loro manforte, accorrono i Cardinali e i Vescovi conservatori che si sono ben guardati dal mettere in discussione la legittimità di Jorge Bergoglio. È su costoro che grava la maggiore responsabilità per gli esiti del prossimo ‘conclave’.”
Abbiamo riportato nei dettagli queste dichiarazioni perché risultano, per così dire, paradigmatiche di un diffuso approccio riscontrabile negli oppositori più conservatori del defunto pontefice che, ampiamente recepito sui social network, può giungere a declinazioni ancor più virulente e, diremmo, sprovviste della benché minima attitudine argomentativa. In tale prospettiva, non sono mancate, nei suoi confronti, accuse che apoditticamente lo volevano comunista, massone nonché affiliato a consessi satanici.
Oscuri complotti e società segrete
Ci concentreremo qui, brevemente, su queste ultime, riportando stralci di un recente rilevamento di Huffington Post.
A ridosso della morte di Bergoglio, la deputata della Georgia, la trumpiana Marjorie Taylor Greene, ha scritto su X: “Oggi c’è stato un enorme cambiamento nelle leadership globali. Il Male viene sconfitto dalla mano di Dio.” Greene non la menziona in modo esplicito, ma in molti ritengono che risulti palese il riferimento alla scomparsa di Bergoglio.
La Greene, si apprende su Internet, è una nota complottista, assai vicina a QAnon che, nella definizione di Wikipedia (aggiornata al 28 aprile 2025 e da prendere ovviamente con ogni cautela), sarebbe un “gruppo politico di estrema destra i cui membri sostengono una teoria del complotto secondo la quale esisterebbe un’ipotetica trama segreta organizzata da un presunto Deep State (identificabile in alcuni poteri occulti) che avrebbe agito contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i suoi sostenitori, i quali avrebbero all’opposto assunto il potere con l’obiettivo di scardinare il nuovo ordine mondiale, considerato colluso con reti di pedofilia a livello globale, pratiche ebraiche oscure, cabale occulte, e in generale avente per obiettivo il dominio mondiale. Nessuna delle accuse che sono state diffuse dai QAnon si è dimostrata fondata sui fatti.”
La deputata, a quanto riferisce l’Huffington Post, fonde l’oltranzismo proprio di alcune Chiese evangeliche americane con le teorie della Nuova Riforma Apostolica, un viscerale anti-islamismo con le teorie anti-migratorie del deep-state che odia la popolazione bianca e finanzia le migrazioni per creare un “meticciato globale”. Il tutto “arricchito” con suggestioni antisemite.
Secondo tale visione, Bergoglio sarebbe stato una sorta di burattino nelle mani di un “deep-vatican” globalista, preferibilmente pervaso di suggestioni massonico-sataniche, teso a distruggere la Chiesa dall’interno, snaturandone il messaggio.
La vulgata cospirativa che scaturisce da queste premesse presenta, di volta in volta, sviluppi e scenari differenti. A titolo di esempio, in coincidenza con l’aggravarsi delle problematiche di salute del papa, si è di recente diffusa l’idea che l’oscura élite porporata (massonico-satanica-globalista, etc.), per mantenere il potere e favorire l’elevazione al soglio pontificio di un successore con caratteristiche simili a quelle del papa argentino, avrebbe tenuto nascosta la morte di quest’ultimo, manipolando i bollettini medici e adottando ogni possibile espediente – tra cui, il ricorso a sosia ed a maschere particolarmente realistiche – per non far trapelare la verità.
L’idea che il papa possa essere defunto anzitempo non si è del resto prospettata in queste ultime settimane: nel 2021, una fonte legata a QAnon, scriveva che “La Cabala del deep state è distrutta. Panico a Washington: Papa Francesco è morto, l’oro del Vaticano è sparito.” Si poneva allora in correlazione Bergoglio con l’amministrazione di Biden, collocando entrambi nell’ambito della medesima rete mondiale satanica.
Com’è ovvio, dopo l’annuncio ufficiale della morte del papa, le teorie cospirative, in tutte le loro declinazioni, hanno registrato, via social ma non solo, un nuovo, vigoroso impulso.
“Attendiamo di vedere il CORPO”, ha scritto su X un’utente propugnatrice di vivaci teorie no-vax e pro-Putin, con oltre centomila follower.
La prima risposta al post non si è fatta attendere troppo: una foto realizzata con l’Intelligenza Artificiale, che raffigura Satana e Francesco che si sbellicano dalle risate prendendo cappuccino e cornetto. La richiamata utente che aveva auspicato la possibilità di osservare immagini dei resti mortali di Bergoglio, successivamente ritorna sulle originarie conclusioni. A qualcuno che obbietta: “Tanto dirai che è un sosia”, risponde: “Siamo in sede vacante dalla morte di Papa Ratzinger, quindi, che il cadavere ci sia o no è del tutto irrilevante, ma se tu avessi capito questo saresti già molto avanti.”
E qui riemerge una delle possibili declinazioni dei critici di Bergoglio a maggiore connotazione complottista, che potremmo definire la variante “sedevacantista”, i cui esponenti sostengono una particolare interpretazione del diritto canonico che indurrebbe a concludere che Benedetto XVI, dopo la rinuncia del marzo 2013, sarebbe comunque rimasto il vero Papa, e Bergoglio risulterebbe una sorta di impostore, ovviamente (qui ci ricongiungiamo al troncone principale della teoria complottista) servo dei poteri forti della Curia che hanno costretto Ratzinger a rinunciare al pontificato, etc. E lo stesso Benedetto XVI, annunciando il suo passo indietro con una peculiare, criptica formulazione latina, si sarebbe dimesso dal suo ruolo terreno di capo della Chiesa, senza abdicare dall’investitura celeste.
Su Facebook qualcuno scrive: “Francesco è stato per 12 lunghi anni il maggiore flagello della Chiesa di Cristo. Fingendo di guidarla, l’ha insozzata, l’ha infangata, l’ha disonorata con ogni forma di empietà, di idolatria, di blasfemia […]. Ha aperto le porte anche alla sodomia (Fiducia Supplicans) dopo averle aperte alla fornicazione (Amoris Letitia). Ha cercato di impedire attivamente la partecipazione alla Messa tradizionale (Traditionis Custodes). Ha sostenuto in ogni modo, abusando della sua autorità, l’immigrazione di massa senza alcun limite. Ha proposto più volte il ‘meticciato’ come modello di civiltà, lo Stato mondiale come modello politico. Peraltro in perfetta sintonia con i padroni mondiali del denaro […]. È stato l’unico pontefice della storia a chiudere tutte le chiese durante un’epidemia, compreso il giorno di Pasqua 2020, privando così i bisognosi di ogni conforto spirituale. Ha esaltato i vaccini sperimentali come la luce del mondo e speranza dell’umanità […].”
Qualcun altro, ribadendo che Francesco sarebbe stato un pontefice voluto dalla massoneria, ha rimarcato quanto abbia portato avanti “le battaglie dell’infanticidio, del divorzio, degli Stati Uniti d’Europa, dell’invasione degli immigrati clandestini”, tutti elementi che, se considerati nel loro insieme, inevitabilmente fornirebbero “la certezza che era una quinta colonna mandata per distruggere la Chiesa.” Non sorprende invero che lo stesso autore di questa riflessione metta in discussione anche la veridicità delle informazioni relative alla morte, diffuse dai media: “Dopo la visita di Vance a Roma, arriva l’improvviso epilogo. Viene dato subito l’annuncio della morte di Francesco. Trump ha dato un ultimatum alla massoneria ecclesiastica?”
Teorie complottiste dai gruppi Telegram: “Secondo me Vance voleva vederlo per avere l’ufficialità che si trattasse di un sosia, una volta che Vance ha incontrato ‘Bergoglio’, magicamente dopo un giorno arriva la notizia della morte”, considera qualcuno. E si chiede, retoricamente: “Notizia arrivata in modo da impedire che gli americani potessero divulgare che non si trattava di Bergoglio?” “Anche secondo me c’entra la visita di Vance”, concorda qualcun altro, “Bergoglio è morto a febbraio e ieri Vance ha portato il messaggio basta con questa pagliacciata.”
“Un Papa messo lì per aprire definitivamente le porte al sionismo e ai suoi business (Lgbt, Climate change, decadenza morale e deupaperamento del valore della vita, synthetic food, pharma etc etc). Il problema è chi i sionisti metteranno ora, perché sarà peggio”, ci spiega un utente. E altri due recepiscono la teoria di Taylor Greene: “Satana deve ancora riprendere a sé Ursula [von der Leyen] e Bill Gates”, asserisce il primo, “Mattarella anche”, aggiunge il secondo. “Il prossimo è Soros”, scrive qualcun altro, “le punte di riferimento globaliste sono tutte crepate.” E chi la sa lunga conclude: “Sono tutti crepati e se non lo sono ancora sono a Guantanamo, in attesa di essere giustiziati da tribunali militari.”
Certi account statunitensi pongono in correlazione la morte di Bergoglio con le dimissioni da capo del World Economic Forum di Klaus Schwab, altro storico bersaglio del cospirazionismo, come precisa l’Huffington Post: due eventi non casuali, secondo tale “interpretazione”, ma frutto della battaglia segreta di Trump contro la “cabala pedo-satanista”. E, secondo qualcuno, Carlo Maria Viganò, di cui già si è detto, sarebbe stato “messo a tacere per aver detto la verità: un gesuita massone; Klaus Schwab; la demolizione della Chiesa; il Grande Reset.”
Voci d’Oltreoceano su X: “Preghiamo per Trump e l’Alleanza Militare Globale, Dio ha il controllo, Papa Francesco è stato dichiarato morto dopo essere stato collegato al traffico sessuale internazionale di minori.” Qualcun altro pubblica un’immagine creata con l’IA che mostra Papa Francesco che tiene in mano un foglio di carta su cui c’è scritto: “Ho stuprato bambini”.
Un falso
Il 28 novembre 2022, la rivista gesuita statunitense America ha pubblicato, tra l’altro, la seguente dichiarazione di Bergoglio: “Quando parlo dell’Ucraina, parlo di un popolo martirizzato. Se hai un popolo martirizzato, hai qualcuno che lo martirizza. Quando parlo dell’Ucraina, parlo della crudeltà perché ho molte informazioni sulla crudeltà delle truppe che entrano. In genere, i più crudeli sono forse quelli che sono della Russia ma non sono della tradizione russa, come i ceceni, i Buriati e così via. Certamente, chi invade è lo stato russo. Questo è molto chiaro. A volte cerco di non specificare per non offendere e piuttosto di condannare in generale, anche se è risaputo chi sto condannando. Non è necessario che metta nome e cognome.”
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito queste parole “non cristiane” e “per niente comprensibili”, considerando che “diversi responsabili di Mosca si sono indignati per quanto dichiarato” dal pontefice.
Poco dopo, sui social qualcuno ha condiviso una presunta copertina del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, che ritrae quella che Open ha definito una versione caricaturale e lubrica di papa Francesco, che palesa atteggiamenti decisamente inappropriati nei confronti di un bambino e dice (in traduzione): “Tenete i vostri bambini alla larga da questi Buriati crudeli e pericolosi.” Il commento dell’autore del post: “Francia: alle parole VISCIDE del papocchio satanista BERGOGLIO il famoso E MAGNIFICO Settimanale Charlie Hebdo ha dedicato la copertina del SUO NUMERO SPECIALE.”
Dalla notazione che appare in alto a sinistra dell’asserita copertina del settimanale, si ricava che si tratterebbe del numero 1.585, pubblicato il 30 novembre 2022. Basta consultare, sul sito Internet di Charlie Hebdo, l’archivio che riproduce tutte le prime pagine dei numeri pubblicati della rivista, per accertare che il 30 novembre 2022 è stata pubblicata tutt’altra copertina. Anche il numero non corrisponde a quello riportato nel falso condiviso via social: quello di novembre è il numero 1.584 e non il 1.585. Quest’ultimo, ha appurato Open, si riferisce invece alla copertina di dicembre che, anche in questo caso, risulta totalmente estraneo alle insinuazioni sul Papa.
Un fenomeno socio-culturale
La fenomenologia delle reazioni critiche al pontificato bergogliano, dalle più argomentate alle più arbitrarie che, come detto senza pretese di completezza, abbiamo brevemente passato in rassegna, potrebbero rivelare i tratti di un peculiare fenomeno socio-culturale, che forse meriterebbe di essere indagato nelle sedi opportune.
Qui ci limitiamo en passant a ribadire la constatazione che tanti dissensi sembrino riscontrarsi tra i progressisti come tra i conservatori. Il che forse deriva dal fatto che i riferimenti a numerose questioni di estrema importanza, proposti nel corso del pontificato, non siano effettivamente apparsi del tutto univoci e coerenti. I conservatori, specialmente i più estremisti, non hanno accettato certe attestazioni di “apertura” del pontefice su problematiche percepite come “a rischio” (omosessuali, celibato dei preti, contraccezione, etc.); i progressisti non hanno gradito che, in molti casi, tali asserzioni – talvolta invero rilanciate dai media con qualche travisamento non sia sa quanto in buona fede – siano rimaste appunto mere asserzioni, eventualmente smentite da dichiarazioni successive (a proposito degli omosessuali nella Chiesa, ad esempio, si va dal “chi sono io per giudicare”, citatissimo e spesso rielaborato dai media, alla più recente, e altrettanto mediaticamente enfatizzata, denuncia dell’eccessiva “frociaggine” presente nei seminari).
Il potere e la responsabilità
Due parole, per concludere, sui pronunciamenti caratterizzati dai toni complottisti più esasperati e virulenti, non esattamente fondati su riscontri oggettivi e rigorosi e talvolta frutto anzi di palesi travisamenti e falsificazioni. Non si intende, in generale, auspicare l’introduzione di limitazioni alla liberà di espressione, ma richiamare l’attenzione su come le attuali modalità di diffusione del pensiero imporrebbero a chi ne fa uso, l’onere – peraltro da sempre imprescindibile – di parlare con la necessaria cognizione di causa.
Dare, via social, libero e incontrollato sfogo a umori e “visioni” basati su dati non riscontrabili o del tutto inventati non si configura certo come attestazione di civiltà ma, al contrario, come indicatore di una pericolosa forma di regressione culturale, quasi un singolare recupero, attraverso la tecnologia più avanzata (social network e Intelligenza Artificiale), di primitive e aberranti dinamiche di comunicazione. Un grande potere comporta grandi responsabilità, si leggeva tanti anni fa sulle pagine dei fumetti della Marvel dedicati ai supereroi. Una considerazione che chi fa oggi uso dei social network – e non solo – dovrebbe tenere ben presente. Ben vengano i dibattiti, anche serrati, su ogni argomento, anche sull’adeguatezza o meno di un pontefice al compito assegnatogli. Ma il rigore, il raziocinio, l’accuratezza, la prudenza, la correttezza, e – semplicemente – la verità sono doveri inderogabili per tutti.
In ogni caso, certe esternazioni, più che del loro bersaglio, dicono qualcosa di chi le pone in essere e meriterebbero la massima attenzione di chi monitora i fenomeni sociali.
*Camilo Herrera è il nome dietro cui si cela un sacerdote con una lunga esperienza pastorale e diplomatica. Ha studiato a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana e ha lavorato in varie nunziature e congregazioni vaticane. Attualmente ricopre un incarico riservato come assistente di uno dei cardinali con diritto di voto al prossimo conclave, motivo che lo costringe a utlizzare uno pseudonimo.



