I “Maricarmen” sfrattati di Quarto Oggiaro

Maricarmen tornerà nella casa dalla quale è stata sfrattata. Ha 87 anni, vive nello stesso appartamento del quartiere Retiro di Madrid da oltre settant’anni e il 23 settembre è stata portata fuori in barella, per poi essere ricoverata all’ospedale Gregorio Marañón. La sua vicenda ha provocato manifestazioni, un accampamento alla Puerta del Sol e una fortissima mobilitazione che ha travalicato Madrid.

Il 29 settembre la donna ha accettato l’accordo raggiunto con Urbagestión, la società proprietaria dell’appartamento: potrà rientrare quando sarà dimessa dall’ospedale, con un nuovo contratto di otto anni e un canone non superiore al 30 per cento dei suoi redditi netti, all’incirca i 500 euro che pagava prima. La grande mobilitazione in suo sostegno ha portato a un risultato certo: quando queste vicende escono dalla dimensione privata in cui le vorrebbe confinare la politica si trovano soluzioni.

La storia ha fatto il giro d’Europa. Ma quasi negli stessi giorni, a Milano, dieci famiglie anziane o fragili aspettano di sapere quando l’ufficiale giudiziario tornerà a bussare alla loro porta. Succede a Quarto Oggiaro, in via Federico De Roberto 5. Il 24 settembre erano previsti i primi accessi per tre dei dieci nuclei coinvolti: una coppia di ultrasettantenni, una donna sola di ottant’anni e un lavoratore precario cinquantenne con problemi di salute. L’ufficiale giudiziario non si è presentato e gli sfratti sono stati rinviati. Una nuova data deve ancora essere comunicata. Fino al 30 settembre non risultano, nelle fonti pubbliche consultate, ulteriori sviluppi della procedura.

Tra gli inquilini c’è Andreina, 85 anni, vedova, che vive lì da quarantacinque anni. «La notte non riesco più a dormire», ha raccontato alla Rai. Gianni De Beneditti, 83 anni, abita invece in via De Roberto da ventisei anni con la moglie. Dice di vivere con circa 1.200 euro complessivi al mese e di continuare a pagare 429 euro di affitto al proprietario dell’appartamento. Secondo il Sicet, la maggior parte delle famiglie coinvolte ha continuato a versare regolarmente il canone.

Per capire perché siano arrivate allo sfratto bisogna tornare al 2008. In quell’anno, durante la giunta Moratti, gli stabili di via De Roberto 5 – sette torri, più di 150 appartamenti – furono conferiti al Fondo Immobiliare Comune di Milano I, gestito da Bnp Paribas Real Estate Investment Management. Il Comune era unico quotista del fondo, mentre la gestione spettava alla società di gestione del risparmio. Secondo il Sicet, la maggior parte degli appartamenti fu successivamente acquistata dagli inquilini; alcune famiglie, non potendo comprare, rimasero invece in locazione. Negli anni successivi il fondo vendette anche appartamenti ancora occupati. Oggi i nuovi proprietari ne chiedono il rilascio.

Via De Roberto faceva parte di un’operazione patrimoniale molto più ampia. I Fondi Comune di Milano I e II furono istituiti nel 2007 e nel 2009 per la valorizzazione del patrimonio comunale. Palazzo Marino vi trasferì circa 140 proprietà, tra fabbricati e aree, per un valore di conferimento stimato complessivamente in 355 milioni di euro, ricevendo in cambio le quote dei fondi. Alla fine del 2021, secondo i dati diffusi dal Comune, le vendite avevano prodotto ricavi per 335 milioni di euro e restavano nei due portafogli circa sessanta beni.

Nel dicembre 2022 il Consiglio comunale decise di uscire dai due fondi mettendo all’asta tutte le quote possedute dal Comune. Non era però la fine della vicenda, come potrebbe far pensare una lettura ferma a quel comunicato. La procedura continuò negli anni successivi. Il secondo avviso pubblico per la vendita delle quote fu pubblicato alla fine del 2024, con scadenza il 28 febbraio 2025. Non arrivò alcuna domanda di partecipazione: l’asta andò deserta.

foto Maurovez/Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

La strada scelta successivamente fu diversa. Il 27 luglio 2026 il Comune riportò direttamente nel proprio patrimonio trenta immobili che erano ancora all’interno dei fondi. Il pacchetto comprende circa 170 appartamenti, edifici, spazi destinati a servizi e circa quaranta ettari di terreni agricoli, per un valore stimato dal Comune in 35 milioni di euro. Il giorno dopo l’assessore al Bilancio e Demanio Emmanuel Conte dichiarò chiusa «una stagione iniziata quasi vent’anni fa», quella dell’utilizzo di strumenti finanziari destinati prevalentemente alla dismissione del patrimonio.

Ma questo ritorno al pubblico poteva riguardare soltanto ciò che nei fondi era ancora rimasto. Gli immobili già alienati negli anni precedenti erano ormai fuori dal patrimonio comunale. È precisamente il punto nel quale si trovano gli inquilini di via De Roberto: abitano in appartamenti che facevano parte del patrimonio pubblico trasferito al fondo e che sono stati successivamente venduti.

E la politica milanese sulla casa, nel frattempo, ha continuato a cambiare. Il 28 settembre, appena quattro giorni dopo il presidio di Quarto Oggiaro, la Giunta ha approvato le linee guida per costituire una nuova Società della Casa, interamente pubblica e costruita insieme a Mm. Dovrà acquistare e recuperare immobili da destinare stabilmente all’affitto a canone calmierato, mantenendo la proprietà degli immobili in capo al Comune. La struttura societaria e il piano economico-finanziario devono ancora essere definiti e successivamente sottoposti al Consiglio comunale: dunque, al 30 settembre, la società non esiste ancora operativamente.

La scelta segna una direzione quasi opposta rispetto a quella dei fondi immobiliari nati vent’anni fa: non conferire patrimonio per venderlo, ma costruire uno strumento pubblico permanente destinato all’affitto accessibile. Secondo l’amministrazione, l’obiettivo è intervenire soprattutto per quella fascia di lavoratori e famiglie che non possiede i requisiti per una casa popolare ma non riesce più a sostenere i prezzi del mercato privato.

Nel frattempo, però, bisogna risolvere i problemi lasciati dalla stagione precedente. Le dieci famiglie di via De Roberto hanno presentato domanda per un bando comunale che mette a disposizione 65 alloggi a canone calmierato. Il bando comprende tra i destinatari anche nuclei sottoposti a sfratto e scade proprio oggi, 30 settembre, alle ore 12. Non c’è però alcuna garanzia che tutte le famiglie di Quarto Oggiaro ottengano un appartamento: il Sicet chiede al Comune una soluzione abitativa per tutti e un passaggio diretto da una casa all’altra.

Il caso non è isolato. A Roma, alla Garbatella, Diogene Notizie aveva raccontato in luglio la vicenda di Pina, quasi centenaria, sotto sfratto in via Badoero 51. Lo stabile fa parte del patrimonio del Fondo Cicerone e la procedura esecutiva è stata rinviata a ottobre dopo la mobilitazione del quartiere. Negli edifici di via Badoero, secondo le ricostruzioni degli abitanti e delle testate che hanno seguito il caso, oltre cento appartamenti risultavano già vuoti mentre alcune decine erano ancora abitati. Il Fondo Cicerone indica tuttora via Badoero 51 e 61 tra gli immobili del proprio portafoglio.

Milano e Roma sono vicende diverse. Cambiano la proprietà originaria degli immobili, i contratti, i soggetti coinvolti e le ragioni dei singoli sfratti. Ma mostrano entrambe che la “valorizzazione” immobiliare non termina con una compravendita o con una voce di bilancio: può continuare per anni nella vita di chi dentro quelle case è rimasto. E vicende come quella di Maricarmen in Spagna e della solidarietà delle associazioni d’inquilini in Italiana dimostrano che l’unica strada per ritrovare il valore delle abitazioni come servizio e non come merce è una forte partecipazione popolare alle scelte urbanistiche delle giunte.

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