HRW: Italia più repressiva su migranti e libertà civili

Oggi, 4 febbraio 2026, Human Rights Watch ha pubblicato il World Report 2026 e, nel capitolo dedicato all’Italia, consegna un giudizio netto: negli ultimi mesi Roma ha consolidato un modello repressivo su migrazione e ordine pubblico, con effetti a catena su libertà civili e gruppi sociali già esposti—migranti, persone marginalizzate, donne.

Perché vale la pena prenderlo sul serio, al di là delle appartenenze? Perché questi report non sono un commento: sono una “radiografia” che entra nel circuito europeo e internazionale (politico, giudiziario, mediatico), e spesso mette in fila—con nomi, atti e date—scelte che altrimenti resterebbero disperse tra decreti, sentenze, comunicati e cronaca.

Il dossier si apre dalla frontiera più calda: la gestione dei migranti. HRW sostiene che l’Italia abbia cercato di spostare in Albania parti della procedura, ma che i tribunali italiani abbiano ripetutamente bloccato l’esame in Albania delle domande di asilo di uomini provenienti da paesi inseriti nella lista dei “paesi di origine sicuri”.

La risposta del governo, secondo il report, è stata un cambio di funzione: a marzo la struttura realizzata in Albania sarebbe stata riconvertita in centro di detenzione per persone in attesa di rimpatrio. Sullo sfondo, viene richiamato anche l’avvertimento (già nel 2024) del Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura, che metteva in dubbio l’esportabilità del “modello” dei centri italiani in un contesto analogo all’estero.

Nel report compaiono poi due passaggi che spostano la questione dal piano politico a quello giuridico: da una parte la citazione di una relazione della Corte di Cassazione, secondo cui il protocollo Italia–Albania potrebbe confliggere con Costituzione, diritto UE e trattati sui diritti umani; dall’altra la decisione di agosto della Corte di giustizia dell’Unione europea, che—sempre secondo HRW—ha ritenuto l’Italia non conforme alle norme comunitarie sull’asilo nel caso di due cittadini del Bangladesh trasferiti in Albania con procedura accelerata.

La cornice mediterranea, nel report, resta altrettanto problematica. Si ricorda il rinnovo automatico del memorandum del 2017 sulla cooperazione migratoria con la Libia e si segnala un episodio di agosto: una motovedetta libica (donata dall’Italia, secondo HRW) ha sparato contro una nave di soccorso di SOS MEDITERRANEE con 87 persone a bordo, danneggiando la nave; una procuratrice italiana avrebbe aperto un’indagine.

Nello stesso capitolo si richiamano due snodi giudiziari interni: il rinvio a giudizio per il naufragio di Cutro (94 morti, 35 bambini) e la decisione della Cassazione sul risarcimento ai migranti trattenuti dieci giorni sulla nave Diciotti nel 2018.

Sul fronte dei soccorsi in mare, HRW non si limita alla denuncia politica: mette un numero. Da febbraio 2023 a settembre 2025, scrive, le navi delle ONG sarebbero state fermate 34 volte per un totale di circa 700 giorni di stop operativo; e richiama anche una sentenza della Corte costituzionale che conferma i poteri di multa e fermo, ma ribadisce che l’obbligo di salvare vite può giustificare la disobbedienza agli ordini statali in casi specifici.

Accanto alla frontiera, il report descrive un clima interno più “duro” anche su ordine pubblico e libertà civili. Viene citato il cosiddetto “decreto sicurezza” (poi convertito in legge a giugno), criticato—nel racconto HRW—per l’inasprimento delle pene legate a manifestazioni non autorizzate e per l’introduzione di nuovi reati e aggravanti che incidono su protesta, carceri, centri di detenzione e centri di accoglienza.

C’è poi un capitolo che parla direttamente di discriminazioni. HRW riferisce della reazione del governo alle raccomandazioni della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza su uno studio indipendente riguardante la profilazione razziale, e riporta dati governativi sulle “zone rosse”: nei primi sette mesi dell’anno, il 42% dei fermati e il 76% dei destinatari di misure di allontanamento sarebbero stati stranieri, pur rappresentando gli stranieri circa il 9% della popolazione residente.

Il report lega infine diritti e povertà: segnala una legge approvata a giugno con sanzioni penali più severe per occupazioni abusive e per chi “coopera” nell’occupazione, affermando che la riduzione delle garanzie procedurali sugli sgomberi rischia di aggravare l’emergenza abitativa, nonostante le preoccupazioni espresse da relatori speciali ONU.

Sul terreno dei diritti delle donne, HRW registra numeri e scelte: dati del Ministero dell’Interno sui femminicidi (60 nei primi sette mesi del 2025, sostanzialmente in linea con il 2024), l’aumento della quota di donne uccise da partner o ex partner, la crescita dell’uso dell’ammonimento del questore; e, sul piano legislativo, l’introduzione del reato di femminicidio fino all’ergastolo, mentre resta bloccata una riforma orientata a definire lo stupro in base al consenso.

Sul diritto all’aborto, si cita la legge regionale in Sicilia per assumere personale non obiettore e l’impugnazione del governo davanti alla Consulta.

Nel capitolo su orientamento sessuale e identità di genere, HRW richiama due decisioni della Corte costituzionale favorevoli al riconoscimento genitoriale nelle coppie di donne per figli nati all’estero e all’adozione per genitori omosessuali in casi legati alla gestazione per altri precedente al 2024; e registra un disegno di legge del governo che limiterebbe l’accesso alle cure di affermazione di genere per minorenni transgender.

Infine, sullo “stato di diritto”, il report inserisce un episodio destinato a far discutere: l’arresto e il rilascio in tempi rapidi—con rimpatrio su volo di Stato—di un alto funzionario libico ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, senza informare la CPI (secondo HRW).

E cita anche il rapporto sullo stato di diritto UE, con l’invito all’Italia a misure concrete su conflitti d’interesse, corruzione, riforma della diffamazione per tutelare i giornalisti e istituzione di un organismo nazionale indipendente per i diritti umani.

È un quadro che HRW presenta come coerente: migrazione esternalizzata, soccorsi ostacolati, irrigidimento securitario e frizioni con standard europei e internazionali. La discussione politica potrà contestare toni e letture, ma il report mette una questione sul tavolo con un metodo semplice: non “che impressione fa”, ma che cosa è stato fatto—e con quali conseguenze dichiarate sui diritti.