Omissioni di soccorso: dal mare agli uffici pubblici, il calvario dei migranti

Le omissioni di soccorso nel Mediterraneo, con migliaia di migranti morti o dispersi, continuano a catalizzare l’attenzione mediatica. Tra il 2014 e il 2023, più di 30.000 persone hanno perso la vita in mare, di cui 22.000 lungo la rotta centrale del Mediterraneo. Il 2023 ha segnato un nuovo triste record, con 3.155 vittime, e nel 2024 i numeri restano allarmanti.

Nonostante queste tragedie, non esiste una strategia di soccorso coordinata e le operazioni di salvataggio restano limitate. Le Ong, ostacolate da restrizioni e porti lontani, hanno salvato solo il 6% delle persone sbarcate in Italia nel 2023.

Ma le omissioni di soccorso non si fermano al mare. Anche sulla terraferma, i migranti subiscono una forma di abbandono istituzionale altrettanto drammatica. Il sistema burocratico italiano è lento e inefficiente, lasciando spesso i migranti regolarmente presenti nel limbo.

Secondo un’indagine condotta su 55 questure italiane, i tempi per ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno sono lunghissimi. In alcune città, si attendono mesi, se non anni, solo per formalizzare la richiesta di asilo, e molti migranti vengono lasciati senza permessi, senza accesso ai servizi sanitari e impossibilitati a lavorare.

I numeri riportati dal Dossier Statistico Immigrazione 2024 parlano chiaro: solo 4 delle 55 questure rispettano il termine legale di 60 giorni per il rilascio del permesso di soggiorno.

“Cutter Hamilton interdicts Cuban migrants at sea” by Coast Guard News is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

In molte altre, l’attesa supera i 6 mesi, e in 13 questure arriva addirittura a un anno. Nel frattempo, i migranti rischiano di diventare irregolari, perdendo così i diritti fondamentali, dall’assistenza sanitaria al lavoro.

A peggiorare la situazione, la regolarizzazione del 2020 non è ancora conclusa per molti lavoratori stranieri, e circa il 70% di quelli autorizzati a entrare in Italia con i Decreti flussi degli ultimi anni non ha ancora ottenuto il permesso di soggiorno. Tra le omissioni in mare e quelle negli uffici pubblici, la vita dei migranti rimane un percorso ad ostacoli.

Il rapporto di Idos, Dossier Statistico Immigrazione, si conclude con questa amara constatazione: “Se a tutto questo si aggiunge che in Italia un cittadino straniero deve aspettare fino a ulteriori 4 anni per il riconoscimento della cittadinanza italiana (oltre ai 10 di residenza previsti per la naturalizzazione), o che, a 4 anni dal suo varo, la regolarizzazione del 2020 non è ancora conclusa, o che circa il 70% dei lavoratori stranieri
autorizzati a entrare in Italia con gli ultimi Decreti flussi non ha ancora ricevuto, a distanza di 1-2 anni, un permesso di soggiorno, si può senz’altro concludere che le migrazioni sono gestite da una governance in gran parte basata sulle omissioni.

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