Grecia: la crisi abitativa si aggrava tra speculazione e disuguaglianze

di Olga Nassis, antropologa, esperta in tematiche dell’abitare

In Grecia, di fronte a un’autentica emergenza sociale per il Paese, il governo continua a intervenire con politiche che favoriscono la concentrazione della proprietà e avvantaggiano il sistema bancario. L’ultimo esempio è il programma governativo di finanziamenti pubblici di mutui bancari per la casa “SpitiMou2” (La MiaCasa 2), che ha come effetto immediato l’aumento dei prezzi alla vendita e all’affitto dell’insufficiente patrimonio abitativo disponibile. Molte volte abbiamo parlato della necessità di un intervento pubblico concreto per regolare il mercato, adottando un approccio olistico e multidimensionale.

Affinché ciò avvenga, è essenziale una reazione da parte degli attori coinvolti, che rappresentano ormai quasi la metà della popolazione greca, considerando categorie come gli inquilini, i proprietari di prima casa con mutui in sofferenza, i giovani, gli studenti, i lavoratori stagionali fuori sede e i senzatetto. Tuttavia, è necessario proporre soluzioni convincenti ai loro problemi e persuaderli che vale la pena lottare per esse.

La crisi abitativa in Grecia è indiscutibilmente un’emergenza sociale, che deriva però dalle patologie strutturali delle politiche neoliberiste e di mercato. Come emerge dal recente rapporto intermedio dell’INE-GSEE sull’Economia e l’Occupazione 2024, la tendenza è preoccupante e in peggioramento.

Nel 2023, il 28,5% della popolazione viveva in nuclei familiari dove il costo abitativo superava il 40% del reddito disponibile, il valore più alto nell’UE. Particolarmente allarmante è il dato secondo cui, per le famiglie più povere, il peso del costo abitativo raggiungeva l’85,3%, rispetto al 29,9% dell’UE, evidenziando la gravità delle disuguaglianze e l’urgenza di soluzioni immediate.

L’accesso alla casa è un diritto sancito dal Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ratificato anche dalla Grecia. Pertanto, si tratta di una questione di diritto e di giustizia. La sostenibilità del mercato abitativo è strettamente legata alla tutela dei diritti e dei redditi delle fasce vulnerabili e medie.

Occorre potenziare e progettare soluzioni capaci di rispondere non solo ai bisogni passati, ma anche a quelli delle nuove categorie socio-demografiche (famiglie monogenitoriali, donne, giovani coppie, migranti, anziani, lavoratori mobili, stagionale, studenti, persone con necessità abitative temporanee, senza fissa dimora ecc.).

Queste categorie devono essere incluse nei più ampi processi di riqualificazione urbana, tenendo conto sia della giusta transizione ecologica sia delle nuove indicazioni dell’UE per la salvaguardia del patrimonio culturale.

In primo luogo, è necessario definire e attuare un forte intervento pubblico nel settore abitativo, incluso lo sviluppo di un piano pluriennale per l’edilizia pubblica di qualità come servizio di utilità sociale.

Questo piano dovrebbe iniziare dal recupero degli immobili inutilizzati, specialmente quelli di proprietà pubblica o detenuti dal settore finanziario (ad esempio, le banche in Grecia possiedono 25.000 immobili nei loro bilanci che potrebbero immediatamente aumentare l’offerta abitativa).

Tale piano dovrebbe essere finanziato con imposte ordinarie e speciali, nonché con fondi dell’UE, in linea con le attività del nuovo Commissario europeo per l’Energia e l’Abitazione.

La categoria degli alloggi sociali, creata per rispondere alla domanda abitativa della cosiddetta “zona grigia” (Partenariato Pubblico-Privato), non è finora riuscita a offrire soluzioni efficaci. A tal proposito, una possibile collaborazione tra il mondo dell’economia cooperativa e le fasce sociali vulnerabili e medie, che oggi non ricevono supporto né dal settore privato né da quello pubblico, potrebbe rappresentare una via d’uscita resiliente ed efficace.

Ciò richiede la creazione di un vero sistema cooperativo in Grecia, che si configuri come un’alternativa reale al fittizio “social housing” spesso proposto dalle banche per ottenere agevolazioni pubbliche tramite sussidi o altre misure di sostegno.

File source: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Symi_houses_Greece.jpg

Inoltre, una diversa tassazione degli immobili, orientata alle esigenze sociali, potrebbe diventare uno strumento di politica abitativa, ad esempio introducendo sistemi di affitti regolamentati attraverso negoziati con le parti sociali, fissando tetti massimi agli affitti e premiando i proprietari che aderiscono al sistema.

Anche la tassazione più rigorosa delle abitazioni vuote, supportata da un censimento completo, potrebbe avere un impatto positivo. Esperienze empiriche dimostrano che gli sgravi fiscali a favore degli affitti a lungo termine non hanno dato risultati significativi, poiché gli affitti brevi turistici restano generalmente più redditizi soprattutto nei centri turistici.

È urgente inoltre indagare sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle piattaforme immobiliari e turistiche, per fermare gli “Algoritmi concorrenti” che, come recentemente dimostrato negli Stati Uniti, alterano il mercato gonfiando artificialmente i prezzi.

Un altro tema cruciale riguarda i lavoratori, che in Grecia sono la categoria più colpita. L’impossibilità di accedere a un alloggio adeguato, sia per costi sia per vicinanza al luogo di lavoro, compromette di fatto l’accesso (il diritto) stesso al lavoro.

Una soluzione discussa a livello europeo, in particolare nei forum sindacali, è l’introduzione di nuove clausole di “condizionalità sociale” nei contratti collettivi nazionali. Il diritto a un’abitazione dignitosa dovrebbe essere incluso nella contrattazione collettiva, attraverso una clausola sull’alloggio nei contratti di lavoro.

Un esempio è quello della Francia, dove il FASTT (Fondo di Azione Sociale per il Lavoro Temporaneo) offre supporto abitativo ai lavoratori temporanei. In Germania, invece, alcune grandi aziende offrono programmi abitativi aziendali attraverso contratti collettivi, comprendendo case sovvenzionate o contributi sugli affitti.

Questi esempi dimostrano come le contrattazioni collettive possano essere uno strumento efficace per affrontare le necessità abitative dei lavoratori, offrendo soluzioni concrete per garantire un’abitazione dignitosa.

La crisi abitativa greca in breve:

La crisi abitativa in Grecia è attualmente la più grave tra i paesi dell’Unione Europea, come indicato dai dati ufficiali di ELSTAT e Eurostat. La situazione riflette una crisi senza precedenti, con livelli di difficoltà economica che superano ampiamente la media europea.

Sovraccarico dei costi abitativi: Nel 2022, il 28,5% della popolazione greca viveva in famiglie in cui i costi abitativi superavano il 40% del reddito disponibile, il tasso più alto nell’UE e più del triplo della media europea (8,9%).
Spese abitative: I greci destinano il 35,2% del loro reddito disponibile alle spese per l’abitazione, il valore più alto in Europa, rispetto a una media UE del 19,7%.
Difficoltà nel coprire le spese: Nel 2023, il 47,3% dei greci ha avuto difficoltà a coprire i costi di affitto, mutui e utenze, un incremento significativo rispetto al 29,1% del 2022, colpendo quasi la metà della popolazione.

Trend immobiliare

Crescita dei prezzi: Negli ultimi anni, i prezzi di vendita e affitto delle abitazioni sono aumentati a un ritmo molto più rapido rispetto alla crescita dei redditi, con un incremento a doppia cifra per il decimo trimestre consecutivo.
Fondi di investimento immobiliare stranieri: Nonostante la forte crescita, i prezzi delle case in Grecia rimangono relativamente più bassi rispetto alla media europea, attirando fondi e investitori stranieri ma risultando inaccessibili per la maggior parte degli abitanti.

Il mercato immobiliare rappresenta tra il 20% e il 35% del totale degli Investimenti Diretti Esteri (IDE), aumenti annuali del 68% nel 2022 e del 34,4% nel 2021.

Nel 2023, il valore totale degli acquisti immobiliari da parte di acquirenti stranieri ha raggiunto il massimo storico di 3 miliardi di euro, segnando il livello più alto in oltre due decenni. Questa dinamica ha ulteriormente accentuato le disuguaglianze, con una popolazione locale sempre più esclusa dal mercato immobiliare.

Olga Nassis

License: CC0 Public Domain

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