Decreti governo: aumentano del 50% i minori in carcere

Non c’è un’emergenza di “criminalità minorile” che giustifichi l’allarme permanente: c’è, piuttosto, un’espansione della risposta penale e una narrazione che alimenta scelte criminogene. È la tesi di fondo dell’Ottavo Rapporto di Antigone sulla giustizia minorile, intitolato Io non ti credo più, che fotografa un sistema entrato in crisi soprattutto dopo il Decreto Caivano (settembre 2023), indicato come la “più grande svolta repressiva” dal 1988 e come l’innesco del sovraffollamento negli Istituti penali per minorenni (IPM).

Antigone contesta l’idea di un’escalation strutturale: richiama i dati Eurostat e colloca l’Italia tra i Paesi con i tassi più bassi di minorenni denunciati, circa 363,4 per 100mila abitanti nel 2023, quasi la metà della media europea (647,9). E segnala come anche gli allarmismi sugli omicidi commessi da minori siano spesso costruiti su percentuali relative a numeri piccoli e persino su dati errati: le segnalazioni per omicidio restano sostanzialmente stabili (27 nel 2022, 25 nel 2023, 26 nel 2024).

La frattura vera, per Antigone, è nelle carceri minorili. Tra il 2023 e il 2024 la presenza media giornaliera negli IPM passa da 425,1 a 556,3 (+30,9%); nel 2025 sale ancora a 587,8 ma con una crescita più contenuta (+7,4%), segno di un “assestamento” dopo l’entrata a regime delle nuove norme. In termini assoluti, le presenze a fine anno crescono da 381 (fine 2022) a 587 (fine 2024) e 572 (fine 2025), circa +50% rispetto al periodo pre-Caivano.

Dentro quei numeri, Antigone mette l’accento su un dato che rovescia la retorica del “carcere per i pericolosi”: quasi due terzi dei ragazzi detenuti sono in custodia cautelare. Il 64,9% (370 persone) è in carcere solo per misure cautelari; il 30,2% è in attesa di primo giudizio. Guardando ai soli minorenni, l’83,1% è in custodia cautelare e il 39,5% aspetta il primo giudizio.

Il sovraffollamento produce instabilità e “eventi critici” che il rapporto ricostruisce in una cronologia fitta di proteste, incendi, tentativi di evasione. Antigone cita, tra gli episodi, il caso dell’IPM Ferrante Aporti di Torino, dove nell’estate 2024 alcuni ragazzi risultano costretti a dormire a terra o su brandine per mancanza di letti.

Il rapporto denuncia anche un effetto collaterale della linea più punitiva: l’aumento dei trasferimenti, descritti come “detenuti trattati come pacchi”. Tra il 2022 e il 2024 i trasferimenti tra istituti crescono del 147,9%, con conseguenze dirette sulla continuità educativa e sul radicamento territoriale, che sono storicamente il cuore del sistema minorile.

Un passaggio simbolico, secondo Antigone, segna la torsione del sistema: per la prima volta una sezione del circuito minorile viene collocata in un carcere per adulti. Accade a Bologna (Dozza), dove tra il 24 marzo e il 30 settembre 2025 funziona una sezione destinata a giovani adulti trasferiti temporaneamente; vi transitano 52 giovani, tutti maschi e maggiorenni, provenienti da vari IPM italiani.

La componente migratoria viene trattata come cartina di tornasole della “criminalizzazione”. Al 31 dicembre 2025 i detenuti stranieri negli IPM sono 242, pari al 42,3% del totale (572), e Antigone collega una parte rilevante di questi ingressi ai minori stranieri non accompagnati (MSNA) e alle falle dell’accoglienza: a fine 2025 i MSNA monitorati sono 17.011 e i posti SAI dedicati risultano 6.646, quindi largamente insufficienti rispetto al fabbisogno.

Il rapporto lega questa pressione a scelte di bilancio. La legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) stanzia 115.548.130 euro per il fondo MSNA (stessa cifra per 2027-2028), ma Antigone evidenzia un andamento decrescente nel decennio: dai 170 milioni del 2016 ai 115,5 del 2026 (−32,03%), con previsioni di ulteriori riduzioni complessive per circa 50 milioni negli anni successivi.

Sul piano delle condizioni detentive, Antigone collega sovraffollamento, fragilità psichica e risposta istituzionale. Cita un aumento dell’uso di psicofarmaci e, in particolare, i dati riportati da un’inchiesta di Altreconomia: all’IPM Beccaria di Milano, tra il 2020 e il 2024, l’utilizzo di antipsicotici e benzodiazepine sarebbe aumentato del 110%.

Nel rapporto trova spazio anche il “caso Beccaria”, con il procedimento per presunte torture e violenze su ragazzi detenuti: Antigone ricostruisce l’ordinanza del 22 aprile 2024 con misure cautelari e riferisce che nell’agosto 2025 gli indagati arrivano a 42, con l’estensione delle parti offese individuate fino a 33 e un arco temporale che risalirebbe al 2021.

Infine, il rapporto descrive un sistema che, mentre aumenta la pressione repressiva, non rafforza in modo coerente le leve educative. Da un lato, le comunità dell’area penale sono quasi tutte private: a fronte di 637 comunità private, le comunità ministeriali pubbliche sono tre; a fine 2025, su 1.258 minori e giovani adulti collocati in comunità, solo 18 risultano ospitati nelle strutture pubbliche.

Dall’altro, la formazione professionale negli IPM viene definita “assai limitata”: nell’anno 2024/2025 risultano 42 iscritti a corsi e laboratori professionalizzanti in tutta Italia.

Il quadro che Antigone consegna è netto: l’aumento dei ragazzi in carcere e l’inasprimento delle misure non dimostrano un’esplosione della criminalità, ma una trasformazione del sistema minorile in senso più punitivo, con effetti immediati su sovraffollamento, precarietà dei percorsi educativi e uso massiccio della custodia cautelare.