Le ultime notizie dalle prigioni italiane diffuse ieri dall’associazione Antigone consegnano un quadro drammatico delle carceri. A fine agosto, i detenuti sono 63.167: un numero che il sistema penitenziario non riesce più a sostenere. I posti realmente disponibili, tenendo conto delle celle inagibili, sono infatti circa 46.600, per un tasso di affollamento reale che raggiunge il 135,5%.
È il dato più alto dai tempi del “grande sovraffollamento” che nel 2013 costò all’Italia la condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. In molti istituti non si riescono a garantire nemmeno i tre metri quadrati di spazio a persona previsti come standard minimo.
Il sovraffollamento colpisce in modo particolarmente grave alcune strutture. Sono 59 gli istituti dove il tasso di affollamento ha superato il 150% – significa tre persone ogni due posti disponibili – e in otto casi si è oltrepassata la soglia del 200%. A Lucca le presenze raggiungono il 262%, a Milano San Vittore il 226%, a Foggia il 214%, a Brescia Canton Mombello il 205%.
Anche Busto Arsizio, Latina, Lodi e Como viaggiano su percentuali simili. È evidente che in queste condizioni diventa impossibile lavorare sulla rieducazione dei detenuti e garantire condizioni di vita rispettose della dignità umana.

Il dato più angosciante riguarda però i suicidi. Dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita 61 detenuti, 23 solo durante l’estate. Tra loro tre donne – quattro dall’inizio del 2025, un numero raramente raggiunto in passato – e un ragazzo di 17 anni, recluso in un Istituto penale per minorenni.
La stagione estiva si conferma dunque un periodo di massimo rischio: le attività scolastiche e di volontariato si fermano, le persone restano più sole, il caldo rende le celle ancora meno vivibili. Nel 2024 i suicidi erano stati 91, un record assoluto: la tendenza del 2025 lascia presagire un ulteriore peggioramento.
A questo si aggiunge un diffuso disagio psichico: oltre il 44% delle persone detenute assume sedativi o ipnotici, e un quinto è in cura con antipsicotici o antidepressivi. Numeri che per Antigone rappresentano il segnale di una vera e propria emergenza sanitaria dentro le mura.
“Nelle carceri si sta sempre peggio e sempre meno la pena si sconta nell’ambito della legalità costituzionale”, commenta il presidente Patrizio Gonnella. Per questo, l’associazione lancerà nei prossimi giorni una nuova campagna per chiedere riforme urgenti: più misure alternative alla detenzione per ridurre il numero di ingressi, investimenti in personale e strutture, potenziamento dei servizi di salute mentale e chiusura delle celle che non rispettano gli standard minimi di spazio.
Il rischio, avverte Antigone, è di ritrovarsi di nuovo davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione, quello che proibisce trattamenti inumani e degradanti. Ma soprattutto il rischio è che il carcere, anziché luogo di rieducazione e reinserimento, continui a essere un luogo di sofferenza estrema, dove il prezzo più alto lo pagano le vite di chi non riesce a reggere.



