In questi giorni, quattro video scioccanti stanno circolando sui social network, mostrando soldati maliani e burkinabé impegnati in atti brutali contro i cadaveri dei loro nemici. Questi video, pubblicati a partire dal 16 luglio, ritraggono mutilazioni e commenti che suggeriscono pratiche cannibalistiche, generando indignazione e orrore.
Scene Macabre nei Video
Nel primo video, un uomo in uniforme delle forze armate maliane (FAMa) viene ripreso mentre apre il corpo di un cadavere, dichiarando l’intenzione di mangiarne il fegato. Diversi altri soldati sono presenti, e almeno uno di loro ride dietro la telecamera. Nel secondo video, del 19 luglio, un uomo, apparentemente appartenente al reggimento commando paracadutisti dell’esercito maliano, cucina quello che sembra essere un fegato su un fuoco di legna, mentre un altro mette un dito amputato in un foglio di alluminio come “ricordo”.
Due ulteriori video provenienti dal Burkina Faso mostrano soldati del battaglione di intervento rapido BIR 15 Cobra 2 mentre smembrano un cadavere per estrarne gli organi. In un altro, civili armati posano con parti del corpo della vittima come trofei. Questi episodi hanno sollevato gravi preoccupazioni sulla condotta dei militari e sulla sicurezza nella regione.

Reazioni Ufficiali
Le forze armate di entrambi i Paesi hanno emesso dichiarazioni per condannare questi atti. Lo stato maggiore degli eserciti del Burkina Faso ha fermamente denunciato queste azioni macabre il 24 luglio, promettendo di identificare i responsabili. Le forze armate maliane hanno preso le distanze dai video, definendoli contrari ai valori dell’esercito e annunciando indagini approfondite. Anche l’ex primo ministro maliano, Moussa Mara, ha chiesto un’inchiesta.
Contesto di Violenza e Impunità
Questi eventi avvengono in un contesto di violenze diffuse e accuse di massacri contro l’esercito burkinabé. Tra aprile e maggio, quasi 400 civili sono stati giustiziati da convogli militari, secondo un’indagine del quotidiano “Libération”. L’esercito burkinabé è stato accusato di numerose atrocità, creando tensioni interne e timori di interventi della Corte Penale Internazionale (CPI).
Richieste di Giustizia
Voci critiche nei confronti dei regimi militari del Sahel stanno chiedendo alla CPI di investigare su questi presunti crimini. La diffusione dei video rafforza il sentimento di impunità tra i soldati, che non cercano neppure di nascondere i propri volti durante gli atti di violenza. Il regime di Ibrahim Traoré è particolarmente sotto pressione, con diverse indagini che hanno rivelato abusi significativi da parte dell’esercito e dei suoi ausiliari.
Un rapporto di Human Rights Watch di aprile ha documentato il massacro di almeno 223 civili nei villaggi di Nondin e Soro. Questi atti di violenza, ripresi sia dai jihadisti che dai soldati, mostrano cadaveri bruciati, inclusi quelli di bambini, evidenziando la brutalità del conflitto in corso.
La divulgazione di questi video ha sollevato un’onda di indignazione globale, mettendo in luce la necessità di interventi internazionali per fermare le atrocità e garantire giustizia. La situazione nel Sahel resta critica, con la popolazione locale che continua a subire le conseguenze di un conflitto sempre più brutale e senza regole.


