Le risorse minerarie del Sahel, ricche di oro, uranio e altri materiali strategici, stanno diventando il terreno di scontro tra interessi geopolitici, necessità economiche locali e strategie delle multinazionali. I governi della regione, spesso guidati da giunte militari, stanno imponendo cambiamenti significativi per ottenere maggiore controllo sui profitti del settore. Questa trasformazione si sta traducendo in riforme legislative, rinegoziazioni contrattuali e persino revoche di licenze, con impatti diretti sugli attori economici globali.
Mali: un nuovo codice minerario per consolidare il controllo statale
Il Mali, uno dei principali produttori d’oro dell’Africa, è al centro di questa trasformazione. La giunta militare al potere, guidata dal presidente Assimi Goïta, ha introdotto una riforma del codice minerario che permette allo Stato di acquisire fino al 30% delle azioni nei nuovi progetti. Inoltre, sono stati ridotti i vantaggi fiscali concessi in passato alle multinazionali. Questi cambiamenti stanno causando attriti significativi con i gruppi minerari stranieri, come dimostrano i recenti episodi di tensione.
Nel novembre 2023, l’amministratore delegato della società australiana Resolute Mining e due suoi collaboratori sono stati arrestati a Bamako in relazione a una disputa finanziaria. Per ottenere il rilascio, la compagnia ha accettato di pagare 160 milioni di dollari al governo maliano. Allo stesso modo, alti dirigenti della canadese Barrick Gold hanno subito detenzioni temporanee a settembre per controversie simili. Questi episodi riflettono la crescente pressione esercitata dalla giunta militare per sfruttare al meglio le entrate del settore minerario, che rappresenta il 75% delle esportazioni del Mali, alimentata dall’aumento dei prezzi dell’oro.
Burkina Faso: una revisione normativa che preoccupa i mercati
In Burkina Faso, il capitano Ibrahim Traoré ha adottato una linea dura con le multinazionali minerarie, rivendicando maggiore sovranità nel controllo delle risorse. Nel luglio 2023, il codice minerario è stato rivisto per aumentare la quota statale nei progetti estrattivi. La minaccia di revocare le licenze operative ad alcune società, annunciata a ottobre, ha causato un’ondata di panico sui mercati finanziari. Le aziende canadesi Iamgold, Fortuna Silver Mines e Orezone Gold, così come l’australiana West African Resources, hanno subito drastici cali delle loro valutazioni di mercato.
L’instabilità politica si aggiunge alla precarietà di un contesto già complicato dagli attacchi jihadisti, che negli ultimi anni hanno portato alla chiusura di diverse miniere e siti artigianali. Nonostante le minacce del governo, le revoche delle licenze non sono ancora state attuate, ma la fiducia degli investitori è gravemente compromessa.

Niger: licenze sospese e alleanze in evoluzione
In Niger, il generale Abdourahamane Tiani, salito al potere dopo il colpo di Stato, ha adottato una politica aggressiva nel settore minerario. Nel giugno 2023, il governo ha revocato la licenza alla compagnia francese Orano per il giacimento di uranio di Imouraren, uno dei più grandi al mondo. Analogamente, la canadese GoviEx ha perso il permesso di operare nel deposito vicino ad Arlit. Questi interventi, parte del distanziamento dalla Francia, segnano una rottura con i tradizionali partner occidentali.
Parallelamente, il Niger sta diversificando le sue collaborazioni. Alla fine di ottobre, ha siglato un accordo di cooperazione mineraria con la Turchia. Inoltre, la Russia è stata invitata a investire nel settore: il ministro delle Miniere nigerino ha annunciato nuove opportunità per le aziende russe durante un’intervista con un’agenzia pubblica di Mosca.
Instabilità e incertezza per gli investitori
Questi sviluppi stanno creando un ambiente sempre più ostile per le multinazionali occidentali. L’incertezza normativa, combinata con l’instabilità politica e la crescente insicurezza dovuta agli attacchi jihadisti, sta scoraggiando nuovi investimenti. Gli operatori del settore riferiscono che le esplorazioni minerarie in paesi come Mali e Burkina Faso sono quasi del tutto cessate, poiché il rischio di modifiche contrattuali impreviste è diventato troppo elevato.
Nuovi attori in ascesa: Russia e Cina
Mentre le multinazionali occidentali riducono la loro presenza, attori non tradizionali, come la Russia e la Cina, stanno guadagnando terreno. Le giunte militari della regione, sostenute da Mosca, sembrano favorire un riallineamento geopolitico, promuovendo una diversificazione dei partner economici. Questi paesi, meno sensibili alle preoccupazioni normative e ai rischi politici, potrebbero rafforzare la loro influenza nella regione.
Riforme e cambiamenti anche in Senegal e Costa d’Avorio
La pressione sulle multinazionali minerarie non si limita al Sahel. In Senegal, il governo ha avviato un audit del settore minerario e petrolifero per garantire una maggiore redistribuzione dei proventi alle popolazioni locali. Anche la Costa d’Avorio sta riformando il proprio codice minerario per massimizzare i ricavi e attrarre nuovi investitori, puntando su risorse come oro, manganese e litio.
La trasformazione del settore minerario nel Sahel riflette un più ampio riallineamento geopolitico ed economico. Le giunte militari stanno sfruttando le risorse naturali per consolidare il loro potere interno, finanziare campagne militari contro i gruppi jihadisti e conquistare consenso nazionale. Tuttavia, questa strategia sta riducendo l’attrattiva della regione per gli investitori occidentali, aprendo la strada a nuovi protagonisti globali. I prossimi anni saranno decisivi per capire se queste riforme riusciranno a tradursi in benefici duraturi per le popolazioni locali o se alimenteranno ulteriormente le tensioni e l’instabilità.



