Contro i dazi di Trump servono idee, non piagnistei

I dazi firmati da Donald Trump — un pacchetto esplosivo contro veicoli elettrici, batterie, acciaio e microchip — sono una dichiarazione di guerra commerciale. Ma non è detto che i primi a caderci dentro debbano essere gli italiani. Eppure è proprio ciò che sta succedendo, come sempre: urla indignate, allarmi dell’industria, qualche lettera all’UE e poi basta. Come se non ci fosse alternativa a farsi prendere a schiaffi dal primo protezionismo che passa.

Il problema non è Trump. Il problema è che non abbiamo un piano. E quando non hai un piano, ti restano solo i lamenti.

L’Italia dipende da pochi mercati — Stati Uniti, Germania, Francia e poco altro — e non ha una politica industriale che le consenta di pesare davvero nel gioco delle contromisure. Le nostre aziende rischiano di restare impigliate nei dazi incrociati, come vittime collaterali di guerre che non combattiamo e che non sappiamo nemmeno leggere.

E il governo? Da Meloni ci si sarebbe aspettati almeno un colpo di teatro. Invece niente. La presidente del Consiglio definisce “sbagliati” i dazi di Trump, ma subito dopo aggiunge che bisogna “trattare” con lui. È la solita ambiguità di chi vuole stare a fianco del tycoon per ragioni ideologiche e politiche, ma non ha la forza — o il coraggio — di prendere le distanze quando tocca difendere gli interessi nazionali. L’idea di rafforzare le relazioni con altri mercati emergenti (India, Sudafrica, America Latina) non viene nemmeno considerata.

“Donald Trump” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA 2.0.

Mario Draghi, emblema del pragmatismo cinico della finanza, pochi giorni fa ha messo in guardia l’Europa dal rischio di trovarsi schiacciata nella guerra commerciale USA-Cina. Ha invitato a non farsi travolgere dalla sovrapproduzione cinese e a costruire una strategia autonoma e intelligente sulle relazioni economiche globali. Ma in Italia nessuno lo ha ascoltato. Perchè rispetto a Meloni e ai suoi sodali persino Draghi è un pericoloso bolscevico.

Eppure basterebbero tre mosse concrete per alzare la testa. Primo: ribilanciare l’export stringendo alleanze con quei Paesi che cercano fornitori europei alternativi alla Germania. Secondo: investire davvero nelle tecnologie che oggi determinano le guerre commerciali — i microchip, le batterie, il green tech — dove l’Italia ha competenze ma non una politica. Terzo: smettere di essere spettatori passivi in Europa, proponendo una difesa comune dei settori colpiti dai dazi e ottenendo una volta per tutte strumenti vincolanti di risposta.

Trump, si sa, usa i dazi per fare campagna elettorale. Ma Meloni non dovrebbe usare i dazi per fare propaganda identitaria. L’alternativa non è tra vassallaggio atlantico e vittimismo sovranista. L’alternativa è avere una visione, e costruirla. O almeno provarci.

Se non altro, per cambiare ruolo: da Paese che si lamenta sempre, a Paese che qualche volta risponde pensando prima di rispondere.


L’export italiano negli USA e i settori a rischio

Nel 2023, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno raggiunto i 67,3 miliardi di euro, rendendo gli USA il secondo mercato di destinazione per l’Italia, dopo la Germania.

I principali settori di esportazione includono:

Meccanica e tecnologia avanzata: oltre il 50% delle esportazioni italiane è legato ai settori della meccanica, delle tecnologie avanzate, della farmaceutica e della chimica.

Agroalimentare: nel 2023, le esportazioni di prodotti alimentari e vino verso gli USA hanno raggiunto i 6,8 miliardi di euro, segnando un nuovo record per il settore.

Automotive: le aziende italiane hanno esportato componenti per un valore di 2,33 miliardi di euro verso il Nord America, con un saldo attivo di 1,72 miliardi di euro.

Questi settori sono particolarmente vulnerabili alle nuove misure tariffarie imposte dagli Stati Uniti, rendendo necessaria una strategia proattiva per diversificare i mercati di esportazione e ridurre la dipendenza dal mercato statunitense.​

“Italian Prime Minister Giorgia Meloni decorates the flag of the Italian Army’s 21st Field Artillery Regiment ‘Trieste'” by Italian Army is licensed under CC BY 2.5.