Chiesa dell’Unificazione sciolta in Giappone dopo omicidio Abe

La sezione giapponese della Chiesa dell’Unificazione verrà sciolta. Lo ha deciso martedì un tribunale di Tokyo, accogliendo la richiesta avanzata dal governo nell’ottobre scorso. Alla base della sentenza, il comportamento ritenuto illecito dell’organizzazione religiosa, accusata di aver esercitato pressioni indebite sui fedeli per ottenere donazioni e acquisti di beni religiosi, causando gravi danni economici a centinaia di famiglie.

Il procedimento si è aperto dopo l’omicidio, nel luglio 2022, dell’ex primo ministro Shinzo Abe, ucciso da Tetsuya Yamagami durante un comizio elettorale. Il killer, ancora in attesa di processo, ha dichiarato di aver agito spinto dal rancore verso la Chiesa, alla quale attribuiva il tracollo finanziario della propria famiglia.

La madre, membro del gruppo, aveva infatti donato tutti i risparmi, mandando la famiglia in rovina. Yamagami ha spiegato di aver scelto Abe come bersaglio perché lo considerava un sostenitore della setta.

L’attentato ha scoperchiato un sistema di legami opachi tra la Chiesa dell’Unificazione – fondata in Corea del Sud nel 1954 dal reverendo Sun Myung Moon – e la politica conservatrice giapponese. Un’inchiesta interna al Partito Liberaldemocratico ha rivelato che circa la metà dei parlamentari della formazione al governo avevano partecipato ad attività promosse dal gruppo religioso o accettato finanziamenti.

Nonostante le smentite ufficiali di legami strutturali, la pressione dell’opinione pubblica ha costretto molti esponenti a prendere le distanze.

L’ex premier giapponese assassinato Abe Shinzo, by Dick Thomas Johnson is licensed under CC BY 2.0.

Secondo il ministero dell’Istruzione, che in Giappone ha competenze anche sui gruppi religiosi, oltre 1.500 ex membri della Chiesa hanno denunciato danni economici per un valore complessivo di 20,4 miliardi di yen, circa 140 milioni di dollari.

La corte ha stabilito che l’organizzazione non ha rispettato gli impegni presi nel 2009 per correggere i propri comportamenti e migliorare la conformità alle leggi vigenti. Il giudice capo Kenya Suzuki ha motivato la decisione affermando che il gruppo ha continuato con pratiche lesive e che non si può più confidare in un suo cambiamento spontaneo.

La Chiesa, ribattezzata nel 2015 “Federazione per la pace e l’unificazione familiare”, contava circa 600.000 membri in Giappone e possiede beni stimati in circa 110 miliardi di yen. Ora, una parte di queste risorse potrebbe essere destinata a risarcire le vittime, sotto la supervisione di un liquidatore nominato dal tribunale.

Il governo giapponese ha annunciato che si concentrerà sull’assistenza alle persone danneggiate. Secondo il portavoce Yoshimasa Hayashi, si cercherà di garantire “il massimo supporto alle vittime”.

La Chiesa, da parte sua, ha dichiarato di voler fare ricorso e ha denunciato presunte violazioni dei diritti umani subite dai propri membri, lamentando una campagna di disinformazione condotta attraverso media e social.

Nel dopoguerra, solo in due altre occasioni il Giappone ha deciso di sciogliere un gruppo religioso. Il caso più noto è quello della setta Aum Shinrikyo, responsabile dell’attentato con gas sarin nella metropolitana di Tokyo nel 1995. Anche in quel caso la sentenza di scioglimento arrivò un anno dopo la strage.

Secondo alcuni esperti, i danni reali causati dalla Chiesa dell’Unificazione potrebbero essere molto più gravi di quanto finora emerso. Hotaka Tsukada, docente alla Bunkyo University ed esperto di nuove religioni, ha sottolineato che molte vittime hanno ancora paura di parlare pubblicamente, per timore di ritorsioni contro se stessi o contro i familiari. Le testimonianze raccolte, ha detto, sono probabilmente solo “la punta dell’iceberg”.

Il logo della Chiesa dell’Unificazione