Censire gli invisibili: Istat e Fio mappano i senza dimora

Per la prima volta, l’Italia si prepara a contare sistematicamente le persone senza dimora in tutte le 14 aree metropolitane del Paese. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di un’operazione di rilevazione vera e propria, organizzata dall’Istat in collaborazione con Fio.psd – la Federazione italiana organismi per le persone senza dimora – con l’obiettivo di fotografare con precisione la realtà della grave emarginazione adulta e fornire strumenti utili alla programmazione dei servizi sociali.

Il censimento inizierà con una notte dedicata alla conta visuale delle persone che vivono in strada o che ricorrono a dormitori e strutture di accoglienza notturna. Una settimana dopo si procederà con un’indagine campionaria sul 30% di coloro che saranno stati identificati, per raccogliere dati più approfonditi sul loro vissuto, le condizioni di salute, i bisogni, e i percorsi di vita interrotti o in bilico.

Non saranno conteggiati, per ora, coloro che vivono in tende, camper, rifugi occupati o alloggi informali, che rientrano in categorie oggi ancora fuori dallo schema ufficiale di rilevazione. Tuttavia, le realtà sul territorio – pubbliche e del terzo settore – che fanno parte della Fio.psd sono già attive nel raccogliere dati anche su queste fasce dimenticate.

L’operazione richiederà una mobilitazione straordinaria di forze civili e sociali: oltre 200 responsabili d’area e tra gli 8.000 e i 10.000 volontari, organizzati in squadre da 2-3 persone, percorreranno a piedi le vie delle loro città per mappare i luoghi della marginalità. Ogni squadra sarà assegnata a una porzione di territorio urbano, in modo da garantire una copertura completa, quartiere per quartiere, con un’attenzione particolare agli orari notturni in cui le persone senza dimora si stabiliscono per dormire.

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È un’operazione che l’Italia non ha mai affrontato su scala così ampia. Le esperienze precedenti – come la conta “Raccontami” promossa a Milano o le rilevazioni parziali a Roma – sono state fondamentali ma limitate. E la precedente indagine nazionale Istat, risalente al 2014, era basata su soli 150 comuni e circa 5.000 interviste nelle mense e nei dormitori. Il numero finale stimato allora fu di circa 55 mila persone senza dimora. Ma oggi, avverte Michele Ferraris, responsabile comunicazione di Fio.psd, quel dato è da considerarsi largamente superato.

In questi anni, infatti, è cambiato molto: sono aumentate le disuguaglianze, è cresciuta l’emergenza abitativa, e nuove forme di povertà si sono radicate nei contesti urbani. “Ci aspettiamo numeri superiori”, afferma Ferraris, spiegando che questa indagine, pur circoscritta a determinati contesti, sarà uno strumento molto più efficace per comprendere la portata reale del fenomeno e per non lasciare indietro chi è più esposto.

E c’è urgenza. Nei primi sette mesi del 2025, sono già morte 234 persone senza dimora in Italia. Una media tragica di oltre una al giorno. Le ondate di calore estivo, l’assenza di ripari, la carenza di servizi pubblici stabili per l’accoglienza, aggravano condizioni di salute già precarie. Nel 2024 i decessi erano stati 434 in tutto l’anno. Se il trend non si interrompe, il 2025 potrebbe essere l’anno peggiore di sempre per gli “invisibili”.

La “fotografia notturna” organizzata da Istat e Fio.psd servirà a dare un volto a chi oggi resta fuori dalle statistiche e spesso anche fuori dalla compassione pubblica. Ma servirà anche a dirigere meglio le risorse, sia quelle nazionali che quelle europee, destinate alla lotta alla povertà estrema. Per questo, nei prossimi mesi, partirà la chiamata per il reclutamento di volontarie e volontari, da affiancare agli operatori già formati.

Contare i senza dimora non è solo un esercizio statistico. È un gesto politico, prima ancora che tecnico. Significa riconoscere che quelle vite contano, che l’esclusione può e deve essere misurata, compresa, contrastata. E che nessuno dovrebbe morire nell’indifferenza, sotto un ponte, su una panchina, nell’ombra di una città che non lo vede.

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