Piano casa? Sfratti accelerati e famiglie senza tutele

Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri, svoltosi lo scorso 30 aprile, non è stato ancora percepito per il suo portato e per l’impatto gravissimo che avrà sulle famiglie interessate e sulle città.

Giova ricordare che tale disegno di legge si inserisce in un contesto che vede in Italia, ogni anno, i tribunali emettere mediamente 40.000 sentenze, e che già oggi assistiamo a oltre 20.000 sfratti eseguiti con la forza pubblica, ovvero oltre 100 famiglie al giorno.

La prima cosa che appare evidente è che il disegno di legge sull’accelerazione degli sfratti interviene solo sul lato repressivo, smantellando tutele fondamentali. Si prevede infatti l’eliminazione dell’avviso di rilascio, che consentirà all’ufficiale giudiziario di presentarsi senza preavviso, già dal giorno successivo alla scadenza del precetto.

Il testo del disegno di legge è chiaro e afferma che lo sfrattato “non riceve più alcuna comunicazione relativa al giorno dell’accesso”. Questo si traduce, nei fatti, nel fatto che la famiglia con sfratto esecutivo non potrà conoscere quando lo sfratto sarà eseguito.

Significa stravolgere la vita della famiglia, non potersi organizzare, non poter tentare una mediazione o cercare una soluzione alternativa. Questo mette in difficoltà anche le interlocuzioni con l’amministrazione comunale, che potrebbe trovarsi coinvolta in un aumento esponenziale e ingestibile dell’emergenza abitativa.

Resta possibile un rinvio dell’esecuzione, ma con tempi assai ridotti, fino a un massimo di 180 giorni, e in presenza di condizioni rigidissime: età superiore ai 75 anni, disabilità grave, malattia terminale o convivenza con una persona con disabilità grave o terminale da almeno un anno.

Del tutto omesse e ignorate, dal Governo di destra, le altre fragilità che si riscontrano soprattutto nelle famiglie svantaggiate: la presenza di minori, persone disabili, precarietà lavorativa, redditi insufficienti.

In tale ambito, il Governo non ha preso in alcuna considerazione il fatto che l’esecuzione dello sfratto potrebbe interrompere il percorso formativo e scolastico dei minori, o mettere a rischio la salute di minori e persone disabili, violando platealmente almeno due diritti costituzionali e le convenzioni internazionali sui minori e sulle persone disabili.

Il Ddl amplia l’uso della notifica per irreperibili, permettendo di considerare “notificato” anche chi non ha mai ricevuto nulla, sulla base di ricerche “nei luoghi ragionevoli”: una formula che rischia di trasformarsi in un automatismo che rappresenta solo un escamotage per danneggiare le famiglie con sfratto.

Il disegno di legge, non pago di quanto sopra riportato, interviene anche con un nuovo procedimento di ingiunzione di rilascio, che diventa immediatamente esecutivo, consentendo al giudice di decidere in quindici giorni e di rendere esecutivo il provvedimento senza attendere i tempi di un’eventuale motivata opposizione.

In tale contesto si prevede che, su richiesta del proprietario, possa essere applicata una penale pari all’1% del canone per ogni giorno di ritardo. Siamo di fronte a un aggravio insostenibile per famiglie che, già a seguito della sentenza, erano costrette a pagare un aumento del 20% dell’affitto, come disposto dalla legge 431/98.

Foto Giugi30 Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Anche sulla morosità si prevede un irrigidimento delle norme. I tempi per sanare eventuali morosità vengono infatti dimezzati e la possibilità di sanare la morosità viene limitata a due volte in quattro anni.

Questo in un contesto in cui ogni giorno ci sono studi e coni di luce sui giornali che denunciano livelli degli affitti sempre più alti, con il contraltare degli stipendi fermi, anzi in regressione, a causa dell’inflazione e del carovita.

C’è infine un aspetto inquietante previsto dal Governo: riguarda la possibilità che “enti” accreditati dal Ministero della Giustizia possano sostituire l’ufficiale giudiziario nelle operazioni di rilascio.

La volontà evidente è quella di introdurre un elemento di privatizzazione dell’azione di rilascio, con conseguenze gravi e dall’impatto oggi imprevedibile nei contrasti che possono derivare da questa modalità di esecuzione dello sfratto.

Si tratta di funzioni pubbliche, delicate e ad alto impatto sociale, che sarebbero svolte da soggetti esterni, non funzionari pubblici e con basso livello di imparzialità.

Una scelta che apre scenari pericolosi e che rischia di trasformare un atto dello Stato in un intervento privatizzato, con modalità che nulla hanno a che vedere con la garanzia pubblica e con la tutela dei diritti sociali e delle persone.

Si produce così una vera macelleria sociale, che ricadrà sui Comuni, i quali si troveranno con il cerino in mano: senza strumenti, senza risorse e senza politiche abitative.

I Comuni saranno quindi chiamati a gestire l’impatto sociale degli sfratti senza avere né alloggi né fondi, con il rischio di un aumento esponenziale delle situazioni di emergenza e un possibile impatto sull’ordine pubblico.

Del resto, lo stesso Piano casa di presunti 100.000 alloggi in dieci anni non cita mai e non prevede una gestione sostenibile degli sfratti attraverso la garanzia del passaggio da casa a casa.

Il Governo, così, non solo accelera gli sfratti, ma smantella tutte le tutele minime che garantivano un equilibrio tra le parti.

Siamo quindi di fronte a un disegno di legge che lascia perplessi in materia di diritti costituzionali e che avvia una vera e propria “cacciata del povero”, un attacco frontale e senza precedenti alle famiglie povere e a quelle più fragili della popolazione, che al contrario, proprio per questo, dovrebbero essere maggiormente tutelate.

Servirebbe un vero Piano casa, che dotasse i Comuni di alloggi di edilizia residenziale pubblica in numero adeguato, che accelerasse gli sfratti attraverso il passaggio da casa a casa, che fosse rispettoso dei diritti costituzionali e che operasse per un’effettiva coesione sociale. Parole sconosciute al Governo.

Foto Sergio D’Afflitto / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini