Il Rapporto annuale 2024 dell’Istat, presentato recentemente. qui trovate l’analisi generale su Diogene Notizie, in parte e in particolare sulle persone a rischio di povertà, riproduce dati già noti, ma con un quadro d’insieme, che, se possibile, preoccupa ben oltre quanto di già preoccupante noto.
In attesa dei dati sulla povertà assoluta che Istat renderà noti a ottobre 2025, intendo porre un focus particolare su povertà abitativa, esclusione sanitaria, mancanza di un reddito minimo universale.
Sarebbero queste le tre priorità su cui servirebbe intervenire con urgenza ma sono i tre argomenti sui quali il Governo, la maggioranza glissano. Eppure i dati diffusi dall’Istat sono impietosi, così mentre il governo a destra e a manca è impegnato in una ossequiosa corsa al riarmo individuando risorse per miliardi di euro.
Infatti i dati contenuti nel Rapporto annuale dell’Istat 2024 che si basa anche su indicatori europei affermano che il 23,1% della popolazione italiana è a rischio povertà o esclusione sociale, con un aumento dello 0,3% rispetto al 2023.
Aumenta la povertà nel 2024 rispetto al 2023 del +2,8%, delle coppie con almeno tre figli; dei genitori single del 2,9%, e degli over65 che vivono soli del 2,3%.
Un dato Istat segnalato nel Rapporto 2024 e forse troppo poco messo in risalto è quello relativo al picco di crescita del rischio povertà tra le famiglie giovani che passa dal 28,4% al 30,5% del totale delle famiglie.
Eppure il Governo diffonde con soddisfazione, ad ogni piè sospinto, notizie di aumento dell’occupazione e dei redditi, che ai più sembra più apparente che reale, tenuto conto delle criticità strutturali che emergono dal lavoro si, ma povero con stipendi non sufficienti a far fronte alle spese quotidiane, così come dal fatto che milioni di lavoratori hanno contratti precari di somministrazione o discontinui.
Per non parlare della precarietà abitativa e dei milioni di persone che hanno letteralmente smesso di curarsi, mentre chi può si rivolge ai privati convenzionati o no che stanno facendo affari miliardari, chi non può semplicemente non si cura.

L’unico aumento vero e certificato, quindi, diventa quello delle famiglie povere, dei giovani che lavorano e no poveri, delle giovani coppie povere, delle persone disabili con pensioni da fame o dei minori che vivono in famiglie con reddito da povertà assoluta e in affitto.
Per queste non c’è nulla, per queste si va avanti a forza di articolo 81 della Costituzione. Non a caso ad esclusione delle spese militari, la prescrizione più utilizzata quando si approvano provvedimenti legislativi che comportano interventi sociali è la seguente: “Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni competenti provvedono ai relativi adempimenti nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”.
Mai letto questo articolo in provvedimenti legislativi che riguardano le spese militari.
Così invece di assumere questioni rilevanti, che pesano sulla vita delle persone, come prioritarie si propongono una tantum, interventi limitati economicamente e per alcune fasce sociali, che non modificano in nulla le condizioni di vita. Con un carovita che continua a galoppare.
Invece di stabilizzare il lavoro, l’accesso ad una casa sostenibile e ad un servizio sanitario universale e pubblico, in Italia abbiamo stabilizzato la povertà e precarietà, anzi questo è l’unico vero intervento strutturale realizzato, persino con risparmio di spesa.
Come non può creare interesse al Governo e alla politica il fatto che a fronte di dati di aumento dell’occupazione diminuiscono le ore di lavoro e quindi si ha meno reddito? E questo non fa accendere la spia che questi dati spingeranno, anche nel prossimo futuro verso la povertà, fasce sempre più ampie di cittadini?
Si veda quanto accaduto nel passaggio dal reddito di cittadinanza all’assegno di inclusione, dove centinaia di migliaia di famiglie che percepivano il reddito di cittadinanza e l’allegato contributo affitto fino a 280 euro al mese e che sono state escluse dall’assegno di inclusione.
Altro che contrasto ai furbetti del divano, l’Inps ha detto che le famiglie escluse sono quelle con maggiori criticità, con minori e con persone disabili, guarda un po’ in affitto. Cosa rappresenta questo se non una strategia strutturale di esclusione, di spinta ulteriore verso la povertà. Questo bancomat della povertà ha permesso al Governo di risparmiare due miliardi di euro.
Poi c’è l’alzata di ingegno da parte dei governanti e anche di settori dell’opposizione di sinistra, appaltare tutto al terzo settore, lo Stato non ha soldi, dicono, e allora diamo nuova definizione alla sussidiarietà che è cosa seria, trasformiamola in attività sostitutiva del terzo settore, rispetto ad uno Stato inadempiente. Insomma l’assistenza sociale caritatevole, anche sostenuta dallo Stato o dai comuni, che sostituisce i diritti.
Pensare che persino la Caritas se ne è accorta con Nunzia De Capite, responsabile del servizio advocacy di Caritas italiana, che in una intervista ha dichiarato: “Il terzo settore non può farsi carico di questi problemi perché si tratta di diritti fondamentali che devono essere garantiti dallo Stato. Non possiamo delegare alla solidarietà ciò che spetta alle politiche pubbliche.” Gioco, partita, incontro, fine del match.



