L’ammonimento al nuovo premier britannico Rishi Sunak stavolta arriva direttamente da Olivier de Shutter, l’inviato per la povertà estrema delle Nazioni Unite: scatenare una nuova ondata di austerità potrebbe violare gli obblighi internazionali del Regno Unito in materia di diritti umani e aumentare la fame e la malnutrizione.
L’avviso alla vigilia del disvelamento del pacchetto d’interventi che il 7 novembre il governo di Sunak dovrà varare per affrontare un buco di 40 miliardi di sterline nei conti pubblici. De Schutter si è detto estremamente turbato da probabili tagli multimiliardari al welfare che colpiranno milioni di famiglie, le più povere della nazione.
Secondo il funzionario dell’Onu questo è il momento peggiore per imporre tali tagli. “Non si impongono misure di austerità – ha detto al Guardian – quando l’intera popolazione sta affrontando una crisi del costo della vita. Quello che fai è aumentare le tasse sui ricchi, aumentare le tasse sulle società”.
Il monito di De Shutter tuttavia non è l’unico ricevuto dal governo Sunak. La Resolution Foundation, un istituto di ricerca britannico per affrontare la povertà, ha spiegato che i tagli non dovrebbero superare i 20 miliardi di sterline se non si vuole ristabilire una nuova era di austerità.
E’ contraria ai tagli anche la Confederazione dell’industria britannica, che ha messo in guardia il governo contro un eccesso di tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tasse, che di fatto limiterebbero ulteriormente le capacità d’acquisto degli inglesi e di conseguenza le vendite delle merci.
Non è la prima volta che si crea una polemica tra l’ufficio dell’Onu preposto alla povertà e il Regno Unito. Nel 2018 il predecessore di De Shutter Philip Alston, australiano, aveva scritto nel suo rapporto alle Nazioni Unite che i governi conservatori avevano inflitto “grande miseria al loro paese con “politiche di austerità meschine” basate sull’ingegneria sociale piuttosto che sulla reale necessità economica.
“Non allineare i benefici sociali o i salari minimi con l’aumento del costo della vita è una misura regressiva – ha spiegato De Shutter – il governo violerebbe i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani se dovesse ridurre i benefici sociali”.
Il primo ministro e il cancelliere allo scacchiere da parte loro hanno ribadito che andranno avanti per la loro strada di tagli. Il monito di De shutter si basa sull’adesione del Regno Unito al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali che afferma che qualsiasi regressione dei diritti in un’area deve essere compensata da progressi in altre aree. Se aumentano le spese abitative, per esempio, devono diventare più economiche le spese sanitarie.
Secondo la Joseph Rowntree Foundation, già il 22% della popolazione del Regno Unito – 14,5 milioni di persone – vive in condizioni di povertà relativa. Anche il Legatum Institute, vicino ai conservatori, ha calcolato che di questo passo nel biennio 2023-24 450 mila persone in più finirebbero in povertà e altre 250 mila in povertà profonda.



