Cgil, Cisl e Uil propongono un accordo agli industriali

di Emiliano Gentili e Federico Giusti – Centro Studi politico-sindacale

Il 17 Marzo scorso le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL hanno trasmesso alle associazioni datoriali una proposta di accordo quadro: «Lo scopo è quello di sottoscrivere un accordo sugli accordi, che disciplini tutta la contrattazione dall’alto».1 Non è casuale che il testo arrivi nel momento in cui iniziano a farsi sentire i primi effetti dell’economia di guerra e della sostituzione dei lavoratori con l’IA. A nostro avviso, difatti, i confederali vogliono ritagliarsi un ruolo nella gestione di questi processi.2

L’accordo arriva dopo una serie di leggi che punta a marginalizzare e neutralizzare progressivamente la contrattazione con i sindacati e dopo alcuni decenni di effettivo arretramento della rappresentanza. I confederali, dunque, stanno lottando per mantenere in vigore il modello concertativo di relazioni industriali: la CISL con un’aperta sudditanza al Governo; la UIL con una posizione apparentemente critica ma, spesso e volentieri, volutamente interlocutiva; la CGIL con un’aperta difesa del vecchio modello, dalla delegittimazione (operata da associazioni datoriali e Governi) del quale ha però tratto solo conseguenze negative.

I temi principali dell’accordo sono tre: l’immissione di tecnologia nei processi produttivi; la perdita del potere d’acquisto dei salari, accelerata dall’economia di guerra e dalle tensioni internazionali; la rappresentanza sindacale.

I. La tecnologia nel lavoro

Viene proposto il rafforzamento dei processi partecipativi al fine di cogestire con l’azienda le modalità di immissione e di utilizzo delle nuove tecnologie nei posti di lavoro: «La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la robotica stanno trasformando rapidamente e profondamente il nostro mondo. (…) L’accordo quadro deve valorizzare il ruolo e l’estensione della contrattazione collettiva anche quale sede privilegiata di regolazione e sviluppo degli strumenti partecipativi». Il testo prevede che la partecipazione debba articolarsi «attraverso esperienze di partecipazione organizzativa, gestionale, economica e consultiva»: il riferimento è alla Legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa,3 che però disciplina tali «esperienze» in modo tale che sia l’azienda a scegliere i lavoratori da includere nei CdA, by-passando completamente i sindacati – anche per quanto riguarderebbe le decisioni sulla partecipazione economica.4 La proposta dei confederali, allora, è di includere le forme di partecipazione previste dalla Legge direttamente all’interno degli istituti della contrattazione coi sindacati, in maniera da rafforzare il loro ruolo e favorire tutti i processi della concertazione. In ciò, l’accordo sembra in parte ricalcare la proposta originaria della CISL, uno dei pilastri da cui poi è scaturita la Legge del Governo Meloni.

In tutto ciò, il grande assente resta un equo e sostanziale indennizzo (salariale o comunque economico, orario, relativo ai ritmi di lavoro o al welfare aziendale) per gli aumenti di produttività generati dalla tecnologia: parliamo di una dinamica che coinvolge la quasi totalità della forza-lavoro in Italia e che, pertanto, proprio in virtù della propria generalità avrebbe dovuto trovare espressione all’interno di un accordo quadro.5 Siamo di fronte, dunque, a una grave contraddizione: non si possono proporre forme di co-gestione senza stabilire dei rapporti di forza, tra lavoratori e azienda, adeguati a sostenerle, e i rapporti di forza in ambito lavorativo si articolano prevalentemente su base economica.

II. Il potere d’acquisto

L’accordo implica il riconoscimento del Trattamento Economico Complessivo all’interno del CCNL, provando a stabilire un quadro regolatorio standard per la stesura dei Contratti. Si tratta di una buona proposta, che probabilmente mira a rendere più semplice la comparazione fra contratti e a facilitare la verifica dell’equivalenza contrattuale. Al momento, invece, nei CCNL viene generalmente indicato solo il Trattamento Economico Minimo, mentre quello complessivo va ricavato sommando le voci della retribuzione – comunque indicate nel Contratto – che lo compongono (scatti d’anzianità, tredicesima e quattordicesima, premi…).

Foto TurnOnTheNight / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0

Il valore del Trattamento Economico Minimo, stando al testo dei confederali, andrebbe aggiornato «avendo a riferimento l’indice IPCA-NEI come calcolato dall’ISTAT»: ciò significa che i sindacati accettano, una volta di più, che l’aggiornamento dei trattamenti all’inflazione avvenga senza considerare i beni energetici importati – che sono proprio tra quelli che maggiormente risentono delle spinte inflazionistiche più recenti. Del resto CGIL, CISL e UIL stanno sottoscrivendo tutti i contratti dei comparti pubblici con aumenti teoricamente in linea con l’indice dei prezzi al consumo ma, per l’appunto, senza considerare i prezzi dei beni energetici: fino a quando rimarrà in vigore l’indice IPCA, salvaguardare il potere di acquisto dei salari sarà impresa impossibile.

Proseguendo, nell’accordo è scritto che «i contratti avranno durata triennale o quadriennale». Non sarebbe preferibile tornare all’aggiornamento biennale almeno della parte economica, visto anche il periodo pluriennale di alta inflazione? Fra l’altro, al momento i contratti quadriennali sono una netta minoranza, quasi trascurabile, e non è auspicabile che aumentino.

Infine, nell’ottica di CGIL, CISL e UIL il potere d’acquisto dei salari andrebbe difeso in buona parte tramite la contrattazione decentrata. Questa andrebbe articolata ed estesa «per dare risposte in relazione alle caratteristiche e alle specificità dell’azienda o del territorio». Noi siamo contrari a tale tipo di contrattazione,6 che una volta era additata dalla stessa CGIL come “modello CISL”, ma in questo caso vi è un dettaglio in più: si nota la menzione del «territorio», che non è usuale. Il sospetto è che si tratti di un’apertura alle gabbie salariali proposte dalla Lega, della ricerca di un compromesso col Governo che si fondi magari su di un progressivo ampliamento della componente retributiva legata alle specificità del territorio.

III. La rappresentanza

Anche la proposta di elezioni RSU «nelle realtà di minori dimensioni», se collegata alla questione della contrattazione decentrata, potrebbe mostrare il fianco alla proposta leghista delle gabbie salariali. È tuttavia positiva la previsione di «meccanismi che consentano l’elezione delle RSU anche su iniziativa dei lavoratori».

Vi è poi la richiesta di una maggiore regolazione di alcuni comportamenti tenuti dalle aziende: i confederali, giustamente, vorrebbero una procedura legalmente vincolante per la comunicazione delle deleghe di iscrizione ai sindacati, in maniera da mettere un freno al “costume” delle trattenute sullo stipendio che poi rimangono nelle casse dell’azienda; secondo poi, viene posta la richiesta di nuove «modalità condivise di deposito dei contratti», sempre in maniera da favorire la comparazione finalizzata a stabilire l’equivalenza contrattuale – cosa essenziale nel campo degli appalti.

Infine, per quanto riguarda la rappresentanza in relazione al tema della salute sul lavoro, CGIL, CISL e UIL rivendicano solo un aumento del numero dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), «in attuazione del D. Lgs. 81/2008». In realtà a chi fa sindacato è chiaro che queste figure, non essendo vincolate ad alcun obbligo fattuale, non possiedano prerogativa alcuna: possono fare proposte per migliorare la salute dei lavoratori, possono richiedere l’accesso agli atti e via dicendo ma non hanno reale potere. Inoltre si trovano davanti a degli insormontabili ostacoli burocratici e a forti pressioni da parte datoriale, se incominciano a battersi per l’emersione degli infortuni sul lavoro o, magari, per rivendicare processi lavorativi che tengano nella massima considerazione la salute loro e dei colleghi. Ma i confederali non sembrano essere interessati ad accrescere il potere degli RLS, ancora una volta pensandoli ancorati a un ruolo puramente burocratico – e, pertanto, inefficace. Pertanto, di assegnare loro un potere contrattuale effettivo sulle materie di loro competenza (ossia su salute, sicurezza e organizzazione aziendale), nel testo, non si parla.

1 G. Cremaschi, Perché il patto tra Cgil, Cisl e Uil peggiorerà le condizioni di lavoratrici e lavoratori, 19 Giugno 2026, https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/19/patto-cgil-cisl-uil-accordo-salari-notizie/8423132/.

2 Forse per questo evitano di produrre una analisi critica delle innovazioni, rinunciando a contrastarne l’utilizzo che ne viene fatto nel mondo del lavoro E vogliamo ricordare che siamo davanti a un processo diverso da quello già conosciuto negli anni Ottanta del secolo scorso con l’automazione delle linee produttive e la sostituzione degli operai con i robot: stavolta, l’IA colpirà anche posti di lavoro non esecutivi.

3 E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili dell’impresa, 25 Giugno 2025, https://cub.it/legge-sulla-partecipazione-dei-lavoratori-alla-gestione-al-capitale-e-agli-utili-delle-imprese/.

4 Notiamo come la Legge non sia ancora stata applicata, se non dall’amministrazione comunale di Rieti. Questa, di centro-destra, ha ben pensato di escludere la partecipazione economica dalle forme di partecipazione previste. Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Legge partecipazione lavoratori, primo test a Rieti, 11 Maggio 2026, https://diogenenotizie.com/legge-partecipazione-lavoratori-primo-test-a-rieti/.

5 In realtà un accenno alla questione viene fatto, laddove i confederali scrivono che «in ragione dei processi di trasformazione tecnologica, di innovazione organizzativa e professionale, degli andamenti specifici di settore potrà modificare il valore del Trattamento Economico Minimo». Tuttavia non si tratta di una formulazione vincolante per le imprese.

6 Il trionfo della contrattazione di secondo livello ha favorito la nascita del sistema delle deroghe contrattuali e, più in generale, l’accrescimento della produttività in cambio di pochi spiccioli – segnando a suo tempo anche la vittoria di un sistema contrattuale che crea situazioni di crescente disparità e un generale contenimento dei salari.

di Emiliano Gentili e Federico Giusti – Centro Studi politico-sindacale

Foto: Corvettec6r / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.