I Paesi rimasti nella CEDEAO/ECOWAS (Benin, Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo) dopo l’uscita di Mali, Burkina Faso e Niger avrebbero deciso di avviare una nuova forza regionale con l’obiettivo di contrastare i gruppi jihadisti attivi nell’area e rispondere a un deterioramento più ampio della sicurezza.
La decisione, secondo fonti diplomatiche e militari citate da AFP e riprese da più media internazionali, è maturata durante una riunione dei vertici militari a Freetown, in Sierra Leone, tra 28 febbraio e 1 marzo.
Secondo le stesse fonti, l’incontro ha messo a fuoco tre fronti considerati collegati: la crescente minaccia terroristica, l’espansione della criminalità organizzata transnazionale e le persistenti criticità di insicurezza marittima.
Il quadro di rischio è legato soprattutto al Sahel, dove da anni operano insurrezioni jihadiste con gruppi affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico, ma che negli ultimi tempi – secondo le ricostruzioni – preoccupano anche per la capacità di estendersi e di influenzare rotte e corridoi regionali.
L’obiettivo iniziale indicato dalle fonti è arrivare a circa 2.000 soldati pronti a intervenire contro “terrorismo e insicurezza” in Africa occidentale, con un orizzonte temporale che alcune ricostruzioni collocano entro la fine del 2026.

La struttura operativa descritta non prevede, almeno in questa fase, un dispiegamento permanente in un unico Paese: i contingenti resterebbero di stanza nei rispettivi Stati, mentre la Sierra Leone dovrebbe fungere da base logistica per l’operazione.
Restano ancora da definire i dettagli, a partire dal finanziamento. Le fonti citate dai media parlano di un dossier aperto su come sostenere i costi della forza e sottolineano che, al momento, la CEDEAO non ha rilasciato una dichiarazione ufficiale che metta nero su bianco mandato, regole d’ingaggio e contributi nazionali.
La spinta a una nuova iniziativa regionale arriva anche in un contesto politico più complicato: Burkina Faso, Mali e Niger – tra i Paesi più colpiti dall’insurrezione nel Sahel – hanno lasciato la CEDEAO e hanno costituito una loro alleanza, l’AES.
Nelle ricostruzioni rilanciate da AFP, un alto ufficiale sostiene che, proprio perché quei tre Stati si trovano nell’area definita “epicentro” della lotta ai jihadisti, verranno incoraggiati a collaborare, pur senza partecipare formalmente alla nuova forza.



