Cinque milioni per la parata militare, ma non per i civili

Festeggiare la Repubblica italiana è giusto e doveroso: è il momento in cui ricordiamo la scelta del popolo del 1946, la nostra Costituzione, l’idea di una comunità fondata su diritti e doveri condivisi. Ma una festa che mette in vetrina soltanto l’apparato militare – senza far sfilare medici, infermieri, ingegneri, carpentieri, operatori sociali, studenti, insomma tutta l’Italia operosa – finisce per raccontare solo un frammento della democrazia, e non il suo mosaico completo. Da questa considerazione nasce il nostro lavoro: fare i conti in tasca al governo sulla parata del 2 giugno 2025 e chiedere se la stessa disponibilità di risorse valga anche per altri bisogni collettivi. Con la consueta chirurgica capacità di calcolo di ChatGpt abbiamo ricostruito per intero la spesa. Da cui derivano le osservazioni che troverete alla fine.

Parte I – Come abbiamo ricostruito il conto (e dove restano le ombre)
Per fotografare il costo reale della parata del 2 giugno 2025 abbiamo applicato la stessa lente con cui un revisore spulcia un bilancio: spese vive documentate, compensi del personale, costi di ordine pubblico-viabilità, oneri logistici “satellitari”.

Spese vive. Il punto di partenza è la gara Consip per le tribune di via dei Fori Imperiali – base d’asta 1 milione 250 mila euro, pubblicata dall’8° Reparto Infrastrutture in febbraio 2025 (portale acquistinrete).
Compensi e indennità ai militari. Il ministero della Difesa, rispondendo nel 2023 a un’interrogazione, parlava di circa 2 milioni di euro per prove notturne, missioni e indennità nel formato “parata tradizionale” da 5 mila partecipanti. Poiché quest’anno i contingenti salgono a 5600 unità, abbiamo proiettato la cifra a 2,3 milioni, applicando il tasso Istat d’inflazione cumulata del 4,6 %.
Ordine pubblico e strade chiuse. I piani di sicurezza della Prefettura indicano 1 500 operatori delle forze di polizia e 800 agenti della municipale su turni da 12 ore. Per gli straordinari abbiamo usato il costo medio orario di 17,25 € riportato dal dossier Senato n. 155 sui fondi “efficienza servizi istituzionali”. Il conto sfiora così 475 mila euro, che diventano circa 900 mila aggiungendo carburante, barriere mobili e segnaletica (stimati sulla base dei consuntivi comunali 2012, indicizzati).
Logistica collaterale. Palchi minori, servizi igienici mobili, pulizia straordinaria, potenziamento Atac e Ama: abbiamo rivalutato i 200 mila euro certificati nel 2012 a 270 mila.

Il totale 2025 si colloca quindi intorno a 4,72 milioni di euro, con un margine di errore dell’8 % perché le ultime due voci restano stimate. I documenti ufficiali ottenuti tramite accesso civico sono archiviati nel nostro database; quando mancano note di liquidazione definitive, lo segnaliamo esplicitamente nel testo e indichiamo come abbiamo calcolato l’importo.

Parte II – Vent’anni di saliscendi: dove la spesa è esplosa e dove si è sgonfiata
Guardando dal 2002 al 2025 la linea di spesa non è affatto regolare: somiglia più a un elettrocardiogramma irregolare che a un grafico di bilancio.
Nei primi anni Duemila – complice la scarsa trasparenza contabile – le stime giornalistiche oscillano fra 5 e 7 milioni l’anno. Il balzo di 2010 (campagna “Sbilanciamoci!”) porta il conto a 10 milioni di euro, il picco assoluto della serie.
Nel 2011, anno del 150° dell’Unità, la parata “ridotta” ma ricca di simboli costa comunque 4,4 milioni. Poi arriva la “cura dimagrante”: tra 2012 e 2014 – terremoto in Emilia e spending review – il governo Monti prima, Letta poi, scendono a 1,9 milioni e addirittura 1,5 milioni (Frecce Tricolori a terra, cavalli in caserma).
Con l’economia in ripresa, 2015-2019 segnano un plateau sui 2 milioni annui: una parata “normale”, né troppo ricca né simbolicamente sacrificata.
La pandemia azzera tutto: 2020 e 2021 registrano costo zero perché la sfilata è cancellata e restano solo la corona d’alloro e il volo tricolore. Nel triennio 2022-2024 si rientra timidamente nella normalità, restando sullo stesso ordine di spesa (circa 2 milioni).
Poi arriva il 2025: tribune d’onore di nuovo al completo, numero record di reparti e un dispositivo di sicurezza potenziato in vista del Giubileo. La spesa complessiva salta a quasi 4,7 milioni, oltre il doppio del periodo 2015-2019 ma comunque lontana dal picco 2010.

Il dato eloquente è che, ogni volta che politica o emergenze impongono un taglio, il costo può scendere sotto i 2 milioni; appena l’attenzione cala, però, le voci “invisibili” come straordinari e logistica fanno rapidamente lievitare il conto. La parabola 2025 – +140 % rispetto alla media pre-Covid – mostra che il vero motore della spesa non sono i carri armati, bensì le infrastrutture civili che li fanno sfilare.

Una cifra quasi gemella – 5 milioni di euro – è saltata meno di tre mesi fa quando il Ministero dell’Economia ha bocciato un emendamento al disegno di legge sulle liste d’attesa che avrebbe istituito un fondo annuale destinato alla prevenzione delle patologie oculari cronico-degenerative. Il testo, approvato in Commissione Sanità, prevedeva screening gratuiti e campagne informative per migliaia di persone a rischio, ma la Commissione Bilancio ha stroncato la misura perché «priva di adeguate coperture» (Quotidiano Sanità, 19 marzo 2025; Il Fatto Quotidiano, 19 marzo 2025)

Il paradosso è evidente: gli stessi 5 milioni circa che si trovano senza battere ciglio per tribune, straordinari e Frecce Tricolori diventano improvvisamente introvabili quando si tratta di finanziare un programma di salute pubblica – per di più destinato a malattie che colpiscono soprattutto anziani e persone con disabilità visive progressive.
In pratica, quella che il Tesoro ha giudicato una spesa “non sostenibile” avrebbe coperto in un anno:
200 mila visite oculistiche di screening in più nei centri pubblici;
la distribuzione di materiale informativo in tutte le farmacie italiane;
l’acquisto di retinografi mobili per le aree interne dove le liste d’attesa superano i dodici mesi.
Quindi: cinque milioni per celebrare la Repubblica si recuperano; cinque milioni per evitare che una patologia reversibile diventi cecità permanente restano nel cassetto del “non ci sono i soldi”.

Se quei 5 milioni di euro messi sul piatto per la parata li destinassimo, invece, a programmi di prevenzione oncologica di base, otterremmo risultati impressionanti — e quantificabili con le tariffe ufficiali (o comunque pubblicamente disponibili) del Servizio sanitario:

  • Screening mammografico – Il costo medio di una mammografia bilaterale, calcolato dall’Associazione Italiana di Radiologia Medica (SIRM) è circa 57 € a prestazione (comprensivi di materiali, personale e ammortamenti). Con la stessa cifra della parata si potrebbero quindi finanziare oltre 87.000 mammografie aggiuntive, abbastanza per coprire tutta la popolazione femminile 50-69 anni di una provincia come Verona o Bari per un intero ciclo di chiamata.
  • Test PSA per la prevenzione del tumore prostatico – Nei laboratori accreditati il prelievo “PSA totale + libero reflex” oscilla fra 18 € e 58 €; un prezzo intermedio assai diffuso è 30 €. Cinque milioni basterebbero dunque per circa 167.000 uomini, cioè tutti i cinquantaquattrenni residenti in Lombardia più il 30 % dei coetanei del Veneto, coprendo in un colpo solo un’intera coorte a rischio.

E non si tratta di fantamedicina: la richiesta di estendere la mammografia gratuita alle fasce 45-49 e 70-74 anni è stata respinta a marzo proprio per «indisponibilità di copertura finanziaria» (trendsanità, 15/3/2025)

Non stiamo dicendo, con il riflesso facile del populismo, che ogni problema nazionale derivi dalle spese militari: sarebbe un argomento logoro. Abbiamo invece mostrato, dati alla mano, come la parata sia lo specchio fedele di una Repubblica che tende sempre a escludere una parte enorme dei suoi cittadini. Programmi di pari portata, che parlano di salute e inclusione, vengono respinti per una precisa scelta politica e non certo per mancanza di risorse. Finché questa asimmetria resterà, la giornata che dovrebbe unire tutti gli italiani rimarrà, suo malgrado, molto meno felice di quanto meriterebbe di essere.

“Le frecce tricolori sorvolano l’Altare della Patria” by Palazzochigi is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.