Le liste d’attesa rappresentano uno dei nodi più critici del Servizio Sanitario Nazionale: milioni di italiani sono costretti a mesi, se non anni, di attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici, spesso con conseguenze gravi per la loro salute.
Per affrontare questa emergenza, il governo aveva promesso un piano straordinario, culminato nell’approvazione di un decreto che prevedeva sei decreti attuativi per rendere effettive le misure di riduzione delle liste d’attesa.
Sei mesi dopo, però, solo uno di questi è stato effettivamente emanato, lasciando i cittadini esattamente nella stessa situazione di prima.
Di fronte a questa evidente inefficacia, il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha sollevato preoccupazioni sullo stato di avanzamento del provvedimento, denunciando il totale immobilismo del governo.
La risposta della maggioranza non si è fatta attendere, ma invece di fornire soluzioni, Fratelli d’Italia ha preferito attaccare chi evidenzia i problemi. Il senatore Franco Zaffini, presidente della Commissione Sanità e Lavoro di Palazzo Madama, ha accusato Gimbe di diffondere “fake news” e ha liquidato le critiche come strumentalizzazioni politiche.
Nessuna spiegazione, nessuna soluzione, solo aggressioni verbali e retorica da campagna elettorale. Secondo Zaffini, i provvedimenti mancanti sarebbero “in fase avanzata di elaborazione”, ma dopo sei mesi di attesa questa promessa suona ormai come un mantra vuoto e privo di credibilità.
La realtà è che il governo Meloni, pur consapevole dell’emergenza, non è stato in grado di tradurre in azioni concrete gli annunci fatti in pompa magna.
Cartabellotta, con dati alla mano, ha ribadito la gravità della situazione, sottolineando che i ritardi nei decreti attuativi equivalgono a condannare milioni di italiani all’attesa infinita per una visita medica. La replica del governo non è stata sui contenuti, ma sul piano dello scontro ideologico, con il senatore Maurizio Gasparri.

Gasparri che ha persino messo in discussione la legittimità della Fondazione Gimbe, arrivando a insinuare dubbi sugli interessi che rappresenta. Un attacco mirato a screditare una delle poche voci indipendenti che monitorano lo stato della sanità pubblica.
Dall’opposizione sono arrivate reazioni indignate. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha denunciato la strategia della destra, che invece di affrontare i problemi cerca di zittire chi li denuncia, mentre Giuseppe Conte ha evidenziato la contraddizione di Fratelli d’Italia, che in un comunicato attacca la Fondazione ma ammette implicitamente che solo un decreto su sei è stato approvato.
Anche Italia Viva e Alleanza Verdi-Sinistra hanno puntato il dito contro il governo, ricordando che il decreto era stato varato poco prima delle elezioni europee per pura propaganda e poi abbandonato. “Chiudere le urne e dimenticare le promesse” sembra essere la linea guida dell’esecutivo.
Nicola Fratoianni ha definito il comportamento della maggioranza “intollerante e arrogante”, mentre il senatore M5S Orfeo Mazzella ha sottolineato come l’attacco a Cartabellotta sia un segnale della totale incapacità della destra di gestire la sanità pubblica.
Mentre il governo si perde in polemiche e insulti, la realtà per milioni di italiani non cambia: le liste d’attesa rimangono un problema irrisolto e la sanità pubblica continua a scivolare verso il baratro. Il rischio è che dietro l’immobilismo si celi un disegno preciso: rendere il servizio sanitario pubblico sempre più inefficiente per spingere i cittadini verso il privato.
Un piano che si traduce in un solo risultato: chi ha soldi potrà curarsi, chi non li ha sarà lasciato indietro. E il governo Meloni sembra perfettamente a suo agio con questa prospettiva.



