Nel 2023 in Italia sono state mancate oltre 50.000 diagnosi tra tumori e lesioni pre-cancerose. Avrebbero potuto essere scoperte in tempo, curate, in molti casi salvate. E invece no. Perché più della metà degli italiani ignora gli screening oncologici gratuiti offerti dal Servizio sanitario nazionale. Quelli per mammella, cervice uterina e colon-retto.
Non è un problema di risorse: gli esami ci sono, sono organizzati, sono gratuiti. Ma non vengono fatti. Su 16 milioni di inviti, poco meno di 7 milioni hanno risposto. Per il colon-retto, il test più disertato, solo 1 persona su 3 si presenta. I dati, contenuti nel nuovo Rapporto dell’Osservatorio nazionale screening (Ons), sono impietosi.
Una prevenzione che resta sulla carta
L’Italia ha una delle reti di screening più avanzate d’Europa, almeno sulla carta. Ma tra il diritto e l’accesso reale c’è un abisso. Chi ha meno istruzione, meno reddito, o non parla bene l’italiano tende a non partecipare. Tra le donne straniere, ad esempio, l’adesione alla mammografia precipita al 43%. Non perché non ne abbiano bisogno, ma perché spesso non ricevono l’invito, non lo comprendono, o semplicemente non sanno che è gratuito.
Il problema non è solo sociale, è comunicativo. La prevenzione non può limitarsi a spedire lettere, spesso in un linguaggio burocratico e impersonale. Se lo Stato vuole davvero salvare vite, deve andare a cercarle, quelle vite. Serve una strategia pubblica capillare, visibile, semplice. Come è stato fatto per i vaccini o per la sicurezza stradale.

Dov’è la campagna di comunicazione?
Ci sono famiglie che non fanno lo screening perché pensano che sia a pagamento. Altre perché “non ho sintomi”. Altre ancora perché nessuno ha spiegato loro cosa sia un tumore del colon-retto. Eppure si tratta di esami rapidi, indolori, spesso domiciliari, completamente coperti dal SSN.
Possibile che in un Paese capace di riempire autostrade di manifesti elettorali e spot promozionali, nessuno trovi il tempo e le risorse per spiegare agli italiani come prevenire un cancro?
Serve una comunicazione che parli alle persone là dove vivono: nelle scuole, nei mercati, negli ambulatori, nei centri anziani, nei social media, nelle case popolari, se serve porta a porta. La prevenzione è un bene comune, ma va distribuita come tale. Non basta essere giusti: bisogna essere anche chiari.
Il tempo sta per scadere
L’Unione Europea ha fissato un obiettivo: 90% di copertura degli screening entro il 2025. L’Italia è ancora molto lontana. Ma il tempo per agire c’è. E agire vuol dire informare, semplificare, accompagnare. Non lasciare che ogni cittadino si orienti da solo in un sistema complicato e spesso percepito come ostile.
Nel frattempo, i numeri restano quelli: 10.900 tumori al seno non diagnosticati, 10.300 lesioni pre-cancerose al collo dell’utero, oltre 5.200 tumori del colon-retto non scoperti in tempo. Dietro ogni cifra, una persona che avrebbe potuto sapere. E non ha saputo.



