La situazione del popolo saharawi torna sotto i riflettori in Spagna, dove 35 richiedenti asilo provenienti dal Sahara Occidentale sono bloccati nell’area di transito dell’aeroporto di Madrid-Barajas. Provenienti da una delle regioni più contese del mondo, gli attivisti saharawi sono in attesa di una decisione sul loro futuro, mentre la tensione politica tra Spagna e Marocco cresce.
Il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola situata tra il Marocco e la Mauritania, è stato occupato per l’80% dal Marocco dal 1975, anno in cui il Regno ha rivendicato il controllo di gran parte del territorio dopo il ritiro spagnolo.
I Saharawi, popolazione indigena di questa regione desertica, lottano da decenni per l’autodeterminazione, con il movimento indipendentista del Polisario che amministra il 20% del territorio e gestisce campi profughi in Algeria.
I 35 richiedenti asilo bloccati a Madrid sono attivisti saharawi, molti dei quali provenienti dal movimento studentesco che protesta contro l’occupazione marocchina nelle università di Rabat e Marrakech. Temono, come ha dichiarato l’avvocato Fatma El Galia dell’Associazione degli avvocati saharawi in Spagna, di essere deportati in Marocco, dove rischiano di essere imprigionati e maltrattati.
“Dodici di loro sono in sciopero della fame da quasi una settimana”, ha spiegato El Galia, aggiungendo che la loro situazione è critica, con problemi di salute che peggiorano a causa della mancanza di cure mediche adeguate.
Le autorità spagnole, però, li considerano cittadini marocchini e hanno già respinto dieci richieste di asilo. Se anche le altre richieste saranno rifiutate, i 35 attivisti potrebbero essere rimpatriati in Marocco, nonostante il sostegno dell’ACNUR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che riconosce la loro appartenenza al popolo saharawi.
La questione non è solo legale, ma fortemente politica. Mentre il governo spagnolo, guidato dal primo ministro Pedro Sánchez, ha sostenuto la linea del ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska favorevole alla deportazione, l’alleanza di sinistra Sumar e altri partiti, tra cui Podemos, Bildu e la Sinistra Repubblicana della Catalogna (ERC), si oppongono fermamente. Tesh Sidi, deputata saharawi di Sumar, ha dichiarato: “Il Sahara Occidentale perseguiterà la Spagna finché la decolonizzazione non sarà completata”.
Il sostegno del governo Sánchez al Marocco ha generato tensioni. Nel 2022, la Spagna ha di fatto riconosciuto l’occupazione marocchina, definendo l’autonomia all’interno del regno marocchino come “l’unica soluzione possibile”.

Questo cambio di rotta ha suscitato forti critiche, poiché la Spagna, secondo l’ONU, è ancora la potenza amministrativa del Sahara Occidentale fino a quando non verrà tenuto il referendum per l’autodeterminazione del popolo saharawi, bloccato da decenni.
La crisi attuale riflette una lotta di lunga durata. Il cessate il fuoco del 1991 tra il Polisario e il Marocco, mediato dall’ONU, aveva portato alla promessa di un referendum sul futuro del Sahara Occidentale, che però non si è mai concretizzato.
Nel frattempo, oltre 175.000 saharawi vivono in campi profughi nel deserto algerino, in condizioni di estrema povertà e con accesso limitato a risorse e servizi di base.
Secondo i dati più recenti dell’UNHCR, oltre 90.000 rifugiati saharawi dipendono dagli aiuti umanitari per la loro sopravvivenza. L’insicurezza alimentare e le difficoltà di accesso all’acqua potabile peggiorano una situazione già drammatica.
Nel 2023, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) ha segnalato un calo degli aiuti alimentari a causa della scarsità di fondi, aggravando la crisi umanitaria nei campi.
La mancanza di una risoluzione politica e la crescente frustrazione tra i giovani saharawi rischiano di riaccendere il conflitto armato, come già accaduto nel 2020, quando il cessate il fuoco è stato infranto. La situazione di stallo tra Marocco e Polisario non solo rende incerto il futuro del Sahara Occidentale, ma mantiene una popolazione in esilio, costretta a vivere in condizioni precarie e senza una chiara prospettiva di autodeterminazione.
Nel frattempo, la comunità internazionale fatica a trovare una soluzione. Mentre la Spagna cerca di equilibrare i propri interessi economici e diplomatici con il Marocco, la questione saharawi rimane un nodo irrisolto nella politica estera spagnola e un emblema dell’incapacità globale di risolvere una delle ultime questioni di decolonizzazione rimaste.
La storia del popolo saharawi è una delle più prolungate lotte per l’indipendenza del mondo contemporaneo, e l’attuale situazione dei 35 richiedenti asilo a Madrid rappresenta solo un altro capitolo di questa dolorosa vicenda. Il futuro del Sahara Occidentale rimane appeso a un filo, tra interessi geopolitici e i diritti di un popolo che lotta per il proprio riconoscimento.



