Due anni fa, decine di migliaia di cittadini dello Sri Lanka si ribellarono contro il presidente Gotabaya Rajapaksa, costringendolo a fuggire dal paese in seguito a proteste di massa scatenate dalla peggiore crisi economica nella storia recente del paese.
Mentre lo Sri Lanka si prepara alle prime elezioni presidenziali da quel momento, molti srilankesi si sentono ancora lontani dal vedere un reale cambiamento nella loro situazione, soprattutto sul fronte della povertà, che è drasticamente aumentata negli ultimi anni.
Nel 2022, lo Sri Lanka si trovò a fronteggiare un collasso economico senza precedenti. La crisi fu alimentata dalla cattiva gestione economica, dalla pandemia di COVID-19 e da anni di indebitamento e corruzione. L’inflazione galoppante, la scarsità di carburante, cibo e medicinali portò la popolazione a scendere in strada, con proteste che si espansero in tutto il paese.
Questa mobilitazione unì cittadini di vari ceti sociali, desiderosi di cambiare un governo che ritenevano responsabile della crisi. Le proteste portarono speranza in un paese a lungo segnato da decenni di conflitti, guerra civile e instabilità economica.
Tuttavia, nonostante le dimissioni e la fuga di Rajapaksa, e l’elezione dell’allora primo ministro Ranil Wickremesinghe come suo successore, i problemi economici e sociali del paese permangono. I dati sulla povertà dipingono un quadro cupo. Prima della crisi del 2022, il tasso di povertà si attestava intorno al 9% della popolazione, ma dopo il collasso economico, secondo le stime della Banca Mondiale, la povertà è triplicata, raggiungendo circa il 25% nel 2023.
Ciò significa che un quarto della popolazione del paese si trova attualmente al di sotto della soglia di povertà, lottando per soddisfare i bisogni fondamentali come cibo, alloggio e cure mediche.
Nonostante la stabilizzazione economica parziale ottenuta sotto la leadership di Wickremesinghe, l’aumento del costo della vita ha aggravato la condizione delle famiglie più vulnerabili.
La crisi ha avuto un impatto particolarmente devastante sui lavoratori informali, le piccole imprese e le famiglie rurali, che dipendono dall’agricoltura, un settore gravemente colpito dalla crisi dei fertilizzanti imposta dalle politiche di Rajapaksa.
La povertà estrema è aumentata anche tra i bambini: il Programma Alimentare Mondiale ha segnalato che oltre il 50% delle famiglie srilankesi ha ridotto il numero dei pasti giornalieri.
Mentre le elezioni presidenziali si avvicinano, molti cittadini continuano a esprimere insoddisfazione per la corruzione dei leader, la cattiva gestione economica e il potere radicato della vecchia guardia politica. Nonostante ciò, gli ex manifestanti faticano a trovare unità dietro un candidato comune, lasciando la nazione politicamente frammentata.
Una delle maggiori critiche rivolte a Wickremesinghe riguarda le sue misure economiche, come i tagli alle tasse e il piano di ristrutturazione del debito imposto dal Fondo Monetario Internazionale, che ha contribuito a stabilizzare l’economia, ma ha anche aumentato il costo della vita per la popolazione.

Le politiche di austerità hanno peggiorato la condizione delle fasce più povere della popolazione, aggravando ulteriormente le disuguaglianze sociali. Le richieste di cambiamento politico avanzate dai manifestanti, come la riduzione dei poteri presidenziali e l’assunzione di responsabilità da parte dei leader precedenti, sono rimaste largamente inascoltate.
Pathum Kerner, uno dei principali leader delle proteste del 2022, afferma che, nonostante il successo delle manifestazioni nel costringere Rajapaksa a dimettersi, il vero cambiamento politico non si è concretizzato.
Anche Kerner, come molti altri ex manifestanti, ammette che i tentativi di creare un nuovo partito e una nuova cultura politica sono falliti. Il sistema politico dello Sri Lanka continua a essere dominato dagli stessi leader che hanno guidato il paese attraverso la guerra civile, terminata nel 2009, e la successiva crisi economica.
Molti cittadini, come l’accademica Ajantha Perera, che ha partecipato attivamente alle proteste, speravano che Wickremesinghe potesse collaborare con i manifestanti per trovare soluzioni alla crisi.
Tuttavia, Perera sostiene che il nuovo presidente abbia scelto di proteggere il clan Rajapaksa e non abbia intrapreso le riforme politiche necessarie per affrontare le radici dei problemi del paese.
La povertà crescente e l’incapacità di trovare soluzioni concrete stanno alimentando il malcontento e spingono molti srilankesi a chiedere una revisione radicale del sistema politico. Perera, come altri manifestanti, ritiene che lo Sri Lanka debba ridurre i poteri della presidenza e trasferire maggiori poteri al parlamento e al primo ministro per evitare che un singolo individuo possa avere troppo controllo.
Le elezioni di sabato vedranno candidati come Sajith Premadasa, leader dell’opposizione, e Anura Dissanayake, parlamentare di una nuova coalizione di sinistra, promettere cambiamenti radicali. Tra le loro proposte figurano la rinegoziazione dell’accordo con il FMI per ottenere condizioni più favorevoli e la nazionalizzazione delle risorse del paese, che secondo loro potrebbe contribuire a stimolare la crescita economica.
Tuttavia, queste promesse preoccupano alcuni cittadini, tra cui Kerner, che teme che una leadership progressista possa peggiorare la già delicata situazione economica.
Swasthika Arulingam, avvocato per i diritti umani, ritiene che le crescenti divisioni tra gli ex manifestanti riflettano un segnale positivo di maturazione democratica. Arulingam, che ha offerto assistenza legale ai manifestanti durante le rivolte, afferma che lo Sri Lanka ha visto emergere una nuova consapevolezza politica tra i suoi cittadini, i quali ora pongono domande più critiche ai loro leader, dopo anni di voto basato su criteri etnici.
Anche se lo Sri Lanka affronta profonde sfide economiche, molti vedono nelle proteste del 2022 l’inizio di un cambiamento più profondo. Arulingam, membro della minoranza Tamil, è attualmente impegnato con la People’s Struggle Alliance, un movimento politico di sinistra che spera di fare breccia nel panorama politico del paese.
Sebbene sia consapevole che il suo partito non vincerà queste elezioni, Arulingam si dichiara pronto a tornare in piazza se le richieste di cambiamento non verranno ascoltate.
In un paese in cui la povertà continua a crescere e le divisioni politiche si fanno sempre più profonde, le elezioni presidenziali rappresentano un momento cruciale per il futuro dello Sri Lanka. I cittadini, impoveriti e delusi, continuano a chiedere un sistema politico che possa finalmente rispondere alle loro necessità e portare una vera svolta economica e sociale.



