Il 7 febbraio scorso si è celebrata la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, istituita nel 2015 da Papa Francesco in ricordo di Santa Giuseppina Bakhita, suora sudanese vittima di tratta. Tuttavia, al di là delle celebrazioni simboliche, la tratta di esseri umani è un fenomeno che non si limita a un solo giorno: esiste tutti i giorni, in tutto il mondo, mietendo vittime e alimentando reti criminali.
Per questo motivo, diventa fondamentale analizzare i numeri e le rotte principali di questo drammatico commercio umano.
Secondo l’ONU, nel mondo ci sono almeno 50 milioni di persone vittime di schiavitù moderna, suddivise tra lavoro forzato, sfruttamento sessuale, attività illecite e accattonaggio forzato. Di queste, 25 milioni sono adulti e minori sottoposti a tratta, con circa 2,5 milioni di nuove vittime ogni anno.
Tra i gruppi più vulnerabili, le donne e i bambini risultano maggiormente esposti:
1 vittima su 3 è un minore
Nel 92% dei casi, le donne sono vittime di sfruttamento sessuale
Gli uomini rappresentano il 68% delle vittime di sfruttamento lavorativo
In Europa, il Counter Trafficking Data Collaborative ha registrato nel quinquennio 2017-2021 circa 29.000 vittime di tratta, con una netta prevalenza di sfruttamento lavorativo (53%) e sessuale (43%).
Il Sistema Nazionale Antitratta in Italia ha preso in carico 762 nuove vittime nel 2023, un numero in calo rispetto alle 861 del 2022. Le principali nazionalità delle persone assistite sono Nigeria, Marocco, Pakistan, Costa d’Avorio e Brasile, con una presenza significativa anche di migranti provenienti da Bangladesh, Tunisia, Senegal e Mali.

Tuttavia, la capacità di identificare e proteggere le vittime rimane insufficiente: nel 2023 in Italia sono stati rilasciati solo 175 permessi di soggiorno per tratta e sfruttamento, un dato che evidenzia la difficoltà nel garantire protezione e giustizia ai sopravvissuti.
La tratta transnazionale segue le principali rotte migratorie irregolari, che le organizzazioni criminali sfruttano per introdurre persone destinate allo sfruttamento. Le più rilevanti sono:
Rotta del Mediterraneo Centrale: collega il Nord Africa all’Italia. La maggior parte delle vittime proviene da Libia e Tunisia, spesso intrappolate in centri di detenzione illegali prima di essere trafficate verso l’Europa. Secondo l’OIM, nel 2016 l’80% delle migranti nigeriane arrivate via mare era probabile vittima di tratta sessuale.
Rotta Balcanica: percorso utilizzato per il traffico di persone provenienti da Europa dell’Est e Asia, spesso destinate a sfruttamento lavorativo o sessuale nei Paesi dell’UE.
Rotta del Sahara: collega l’Africa subsahariana al Nord Africa. Qui, migranti provenienti da Sudan, Niger e Ciad attraversano il deserto per raggiungere Libia e Algeria, prima di essere trasferiti in Europa.
Rotta dell’Asia Orientale e Sud-Est Asiatico: traffico di persone provenienti da Filippine, Thailandia e Vietnam, spesso sfruttate nel settore domestico, manifatturiero o nell’industria del sesso in Paesi come Cina, Giappone e Corea del Sud.
Nonostante gli impegni internazionali, le misure adottate per contrastare la tratta sono spesso inefficaci. La criminalizzazione delle migrazioni irregolari, la chiusura delle frontiere e il mancato rispetto dei diritti umani contribuiscono a creare un ambiente favorevole alla tratta, piuttosto che contrastarla.
L’Italia, come l’Unione Europea, continua a rispondere in termini repressivi al fenomeno, piuttosto che con politiche di protezione e accoglienza. Manca un piano d’azione nazionale aggiornato, un database centralizzato e tutele legali adeguate per le vittime.
La tratta di esseri umani non è solo un problema migratorio, ma una piaga che riguarda tutti i Paesi e che necessita di un approccio basato sulla protezione dei diritti fondamentali. Finché le politiche migratorie continueranno a blindare i confini invece di proteggere le persone, il fenomeno della tratta non farà che proliferare, con nuove vittime ogni giorno.



