Zimbabwe travolto da fame, inflazione e guerra tra fazioni

Otto anni dopo il golpe che aveva fatto intravedere una svolta, lo Zimbabwe torna a scricchiolare sotto il peso delle sue contraddizioni. Il presidente Emmerson Mnangagwa, salito al potere promettendo una nuova era dopo i 37 anni di regime di Robert Mugabe, si trova ora circondato dalle stesse accuse che avevano travolto il suo predecessore: corruzione, repressione, miseria. Stavolta, però, le critiche arrivano anche dall’interno del suo partito, lo ZANU-PF, e c’è chi chiede apertamente le sue dimissioni.

Il malcontento monta in un paese dove la democrazia è rimasta una promessa mai mantenuta, e l’economia una speranza sempre rimandata. La minaccia che incombe non viene solo dalle opposizioni, spesso ridotte al silenzio dalla forza, ma da una classe dirigente che sembra prepararsi a una resa dei conti interna. Il clima politico si fa teso: il presidente ha già rimosso i vertici dell’esercito, della polizia e dei servizi segreti, nel timore di un nuovo colpo di stato. I manifestanti sono tornati a farsi sentire, seppure con la prudenza di chi conosce il costo della protesta. Harare è presidiata da giorni, con posti di blocco e agenti in assetto antisommossa: il dissenso non è solo mal tollerato, è temuto.

A rendere ancora più fragile la posizione del presidente è lo stato disastroso dell’economia nazionale. Il paese ha conosciuto decenni di iperinflazione, svalutazioni e riforme fallite. Nel 2024, una siccità devastante ha colpito il settore agricolo, già messo in ginocchio dalla mancanza cronica di investimenti. La Camera di Commercio ha stimato che l’80% della popolazione attiva sopravvive grazie al lavoro informale, spesso sottopagato e privo di tutele. E nonostante le promesse di rilancio, lo Zimbabwe resta tra le nazioni con i livelli più alti di povertà estrema nell’Africa meridionale.

“Robert Mugabe May 2015 (cropped)” by Press Service of the President of Russia is licensed under CC BY 4.0.

Il governo ha recentemente annunciato un piano per consentire agli agricoltori neri di vendere le terre acquisite nelle riforme agrarie degli anni Duemila, tentando di trasformarle in garanzia per accedere al credito. Una mossa tardiva, che difficilmente riuscirà a frenare la fuga di massa. Centinaia di migliaia di zimbabwesi continuano ad abbandonare il Paese, alimentando tensioni nei Paesi confinanti e lasciando le città svuotate di prospettive.

Sul piano dei diritti civili, poco è cambiato rispetto all’era Mugabe. L’abolizione della pena di morte, approvata a fine 2024, è stata una delle poche riforme a ricevere lodi internazionali. Ma si tratta di un gesto isolato in un contesto ancora segnato da arresti arbitrari, violenze sulle opposizioni, elezioni opache e una stampa sotto costante minaccia. Non a caso, diversi membri dell’élite al potere, compreso Mnangagwa, sono stati colpiti da sanzioni da parte degli Stati Uniti.

Sul futuro si addensano nubi pesanti. All’interno dello ZANU-PF è già iniziata la corsa alla successione, mentre il presidente appare intenzionato a modificare la Costituzione per candidarsi a un terzo mandato nel 2028. Gli equilibri interni al partito, però, sono instabili: l’ala militare, rappresentata dal generale Constantino Chiwenga – lo stesso che aveva favorito la caduta di Mugabe – viene ora indicata come possibile alternativa. E anche se Chiwenga resta silenzioso, i segnali di un possibile passaggio di potere forzato si moltiplicano.

Gli osservatori internazionali parlano già di un paese in bilico, dove il rischio non è solo il ritorno alla violenza, ma anche l’ennesima occasione mancata. In un contesto in cui la politica è ridotta a una lotta tra fazioni per il controllo delle risorse statali, le esigenze della popolazione restano fuori dal tavolo. Le lotte interne non sembrano riflettere le istanze dei cittadini, ma solo gli appetiti di un’élite che non ha mai smesso di considerare il potere come un affare personale.

Così, mentre il presidente tenta di blindare il suo mandato e i suoi avversari si riorganizzano nell’ombra, il popolo zimbabwese resta spettatore di un copione già visto. Un paese potenzialmente ricco di minerali, storia e risorse, ma condannato a vivere nell’attesa di un futuro che non arriva mai.

“Emmerson Mnangagwa (2019-01-15)” by kremlin.ru is licensed under CC BY 4.0.