UK cede le Chagos a Mauritius, ma tiene la base Diego Garcia

Il 22 maggio 2025, il Regno Unito ha firmato un accordo con Mauritius per la restituzione della sovranità sulle Isole Chagos, dopo oltre cinquant’anni di contese. Ma l’accordo ha una clausola fondamentale: Diego Garcia, isola principale dell’arcipelago e sede di una delle basi militari più strategiche al mondo, resterà sotto controllo britannico e statunitense per altri 99 anni.

Secondo quanto riportato da Reuters, BBC e Financial Times, Londra verserà a Mauritius 3 miliardi di sterline in 99 anni per l’uso della base, con un’opzione di estensione per altri 50. La cerimonia di firma è stata preceduta da un’ultima, simbolica resistenza legale: un’ingiunzione presentata da una cittadina nata proprio a Diego Garcia e parte della diaspora chagossiana. Ma il giudice ha annullato il blocco, affermando che «gli interessi strategici del Regno Unito sarebbero stati sostanzialmente compromessi».

Diego Garcia, la base invisibile che controlla mezzo mondo
Diego Garcia non è un semplice scoglio tropicale. È un nodo militare cruciale per Stati Uniti e Regno Unito. Dalla sua pista aerea sono partiti i bombardieri per l’Iraq, l’Afghanistan, lo Yemen. Da lì si controllano le rotte strategiche che attraversano il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e si estendono verso il Sud-est asiatico. È una portaerei naturale, lontana da occhi indiscreti ma capace di proiettare forza e vigilanza in ogni direzione.

Non è un caso che il presidente USA Donald Trump, rientrato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, abbia espresso pieno sostegno all’accordo. E che il premier britannico Keir Starmer, criticato per i tagli al welfare e in difficoltà nel tenere unito il suo partito, abbia presentato l’intesa come «una garanzia per la sicurezza nazionale nei prossimi cento anni».

In effetti, in un momento in cui l’influenza cinese cresce in Africa orientale e nelle isole dell’Oceano Indiano, mantenere Diego Garcia significa difendere l’ultimo grande avamposto occidentale tra Africa e Asia.

By Senior Airman Rebeca M. Luquin, U.S. Air Force – http://www.defenselink.mil/photos/Oct2001/011007-F-6833L-047.html, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6249947

Le voci assenti dell’accordo
Quella che viene presentata come una vittoria diplomatica e strategica ha però un lato oscuro, che nessuno degli attori istituzionali sembra voler affrontare apertamente. L’accordo è stato siglato senza consultare le comunità chagossiane, le stesse che vennero espulse con la forza negli anni ‘60 e ‘70 per fare spazio alla base.

Molti vivono oggi nel Regno Unito in condizioni precarie. Da decenni chiedono il riconoscimento dei propri diritti, il ritorno a casa, o almeno un risarcimento dignitoso. Ma ancora una volta, sono rimasti esclusi dalla trattativa, come se non fossero parte della storia delle isole. Una delle promotrici dell’azione legale, Bertrice Pompe, ha denunciato l’accordo come “l’ennesima cancellazione”.

Inoltre, non tutti in Gran Bretagna vedono con favore l’intesa. L’opposizione accusa Starmer di aver pagato troppo per cedere formalmente qualcosa che, di fatto, continuerà a controllare, e di aver favorito l’espansione dell’influenza cinese, ora che Mauritius — nuova sovrana formale — potrà rafforzare i legami economici con Pechino.

Una decolonizzazione a metà
L’accordo viene celebrato da Mauritius come la fine del processo di decolonizzazione iniziato nel 1968. Ma può davvero definirsi tale, se il nodo centrale — la terra contesa, e la sua popolazione originaria — resta sotto vincolo militare per un secolo ancora?

È difficile non vedere in questa vicenda una dinamica già vista altrove: le ex potenze coloniali che restituiscono formalmente territori, ma ne mantengono il controllo strategico tramite clausole, basi e accordi bilaterali. È una post-colonialità mascherata, in cui la sovranità giuridica è riconosciuta, ma quella effettiva resta legata ai missili, alle piste d’atterraggio e agli equilibri delle superpotenze.

Se l’accordo sulle Chagos è stato pensato per chiudere una pagina, potrebbe invece aprirne una nuova, fatta di rivendicazioni, interrogativi geopolitici e memorie non pacificate. Perché finché Diego Garcia resta una fortezza straniera costruita sullo sgombero forzato di una popolazione civile, la questione delle Chagos sarà tutt’altro che chiusa.

Par John Dendy — http://hq.afnews.af.mil/hometown/Webpages/PFarchives/diego.htm, Domaine public, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2915829