La Svezia, spesso citata come modello per il suo impegno nelle energie rinnovabili, si trova di fronte a un paradosso che sta facendo discutere il mondo politico e la stampa del Paese. Con una rete elettrica tra le più verdi al mondo, basata su energia idroelettrica, nucleare ed eolica, il Paese produce ora una quantità di energia così abbondante che i prezzi dell’elettricità stanno crollando, raggiungendo spesso livelli negativi. Un fenomeno che, invece di incentivare la transizione energetica, rischia di bloccarla.
Il successo che mette a rischio gli investimenti
Negli ultimi due decenni, la Svezia ha visto una massiccia espansione dell’energia eolica, che oggi rappresenta circa un quarto della produzione elettrica nazionale. Tuttavia, questa abbondanza di energia ha portato a un drastico calo dei prezzi sul mercato. Gli esperti prevedono che i prezzi rimarranno molto bassi per anni, rendendo sempre meno redditizi gli investimenti in nuovi progetti di energia pulita.
In assenza di sussidi statali, eliminati tre anni fa, i bassi rendimenti stanno spingendo gli investitori a guardare altrove. Un segnale preoccupante è arrivato dall’asta danese per nuovi parchi eolici offshore, dove non è stato presentato alcun offerta, sintomo di una crisi che coinvolge l’intera regione nordica.
Un sistema in stallo tra ostacoli e veti
A complicare ulteriormente il quadro, la Svezia si scontra con lungaggini burocratiche e ostacoli normativi. Se nel 2010 bastavano circa 2,5 anni per portare un parco eolico dall’approvazione all’operatività, oggi servono fino a 8,5 anni. Questa lentezza sta scoraggiando ulteriormente gli sviluppatori, già alle prese con costi crescenti delle turbine, tassi di interesse elevati e l’opposizione delle comunità locali.
Secondo Svensk Vindenergi, nella prima metà del 2023 ben 12 dei 16 nuovi progetti eolici sono stati bocciati dalle amministrazioni locali, mentre tre dei quattro rimanenti sono stati bloccati dall’esercito per motivi di sicurezza nazionale. Questi veti si aggiungono alle difficoltà di connessione alla rete, creando un contesto sfavorevole per nuovi investimenti.
La domanda di energia tra incertezze e piani ambiziosi
La Svezia ha fissato obiettivi ambiziosi, puntando a raggiungere zero emissioni nette entro il 2045, in anticipo rispetto alla scadenza dell’Unione Europea. Per riuscirci, sarà necessaria una forte espansione della capacità energetica. Il governo stima che la domanda di energia raddoppierà nei prossimi due decenni, trainata da progetti industriali verdi e dall’elettrificazione dell’economia. Tuttavia, molti dei mega-progetti previsti nel nord del Paese stanno subendo ritardi o cancellazioni, alimentando dubbi sulla reale crescita della domanda.

Secondo BloombergNEF, le nuove installazioni di energia eolica onshore in Svezia potrebbero calare drasticamente nei prossimi anni: dai 2.604 megawatt aggiunti nel 2022, si prevede una media annua di soli 400 megawatt tra il 2030 e il 2035. Questo rallentamento rischia di compromettere non solo gli obiettivi nazionali, ma anche l’obiettivo globale di triplicare la capacità rinnovabile entro il 2030, come auspicato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia.
La sfida del nucleare e l’assenza di eolico offshore
A peggiorare la situazione, il governo svedese sta puntando su un ritorno al nucleare. Le proposte prevedono contratti a lungo termine con tariffe garantite, rendendo l’energia nucleare particolarmente competitiva. Questa politica rischia di penalizzare ulteriormente l’energia eolica, che fatica a reggere il confronto con una generazione nucleare sovvenzionata.
Sorprendentemente, la Svezia, nonostante la sua lunga costa baltica, ha sviluppato pochissima capacità di energia eolica offshore. Recentemente, il governo ha addirittura cancellato 13 progetti nel Mar Baltico, motivando la decisione con ragioni legate alla sicurezza nazionale. Questa scelta ha costretto importanti aziende, tra cui Orsted, Ikea e RWE, a rivedere i propri piani.
Il rischio di un effetto domino
La crisi del settore eolico svedese potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini nazionali. Gli analisti temono che quanto accaduto in Svezia possa scoraggiare gli investimenti in altri Paesi, come la Spagna, dove il mercato solare sta vivendo dinamiche simili. Il crollo dei prezzi, se non gestito, rischia di compromettere l’intero modello di sviluppo delle energie rinnovabili in Europa.
Per i gestori patrimoniali e i fondi che investono in parchi eolici, la situazione svedese rappresenta un segnale d’allarme. La paura è che il crollo dei prezzi possa ripetersi altrove, rendendo insostenibili gli investimenti a lungo termine.
Un equilibrio da ritrovare
La Svezia, da esempio virtuoso di transizione energetica, si trova ora a fare i conti con le contraddizioni del suo modello. La combinazione di prezzi bassi, ostacoli normativi e incertezze sulla domanda rischia di bloccare lo sviluppo di nuove energie rinnovabili.
Per superare questa crisi, sarà necessario un intervento coordinato tra governo, industria e comunità locali. Serve semplificare le procedure autorizzative, investire in infrastrutture di rete e trovare un equilibrio tra sostegno al nucleare e promozione dell’energia eolica. La sfida è chiara: senza un’azione decisa, il futuro della transizione verde svedese potrebbe essere compromesso.



