martedì, Febbraio 3, 2026

Sudafrica, la mobilitazione contro gli stupri prende voce

Ogni giorno, in Sudafrica, vengono denunciati oltre 110 casi di stupro. In un anno, le aggressioni sessuali registrate superano le 50.000. Eppure, in un Paese segnato da decenni di impunità, machismo radicato e una cultura del silenzio, qualcosa comincia a muoversi. Per la prima volta, negli ultimi anni, si moltiplicano le marce, le petizioni, le campagne sociali. Non solo da parte delle donne. A prendere parola, oggi, sono anche gli uomini.

In un Paese dove il 70% dei maschi adulti ritiene che la moglie debba obbedire al marito, e dove centinaia di migliaia di donne convivono con cicatrici invisibili lasciate dalla violenza, questa inversione di tendenza è tutt’altro che scontata.

Un sistema che non funziona
Il Sudafrica ha una delle più alte incidenze di violenza sessuale al mondo. Tra aprile 2022 e marzo 2023 sono stati denunciati 53.498 reati sessuali. Ma solo 410 sospettati sono stati arrestati, e appena 68 sono stati condannati all’ergastolo. Più del 60% delle denunce non arriva mai a un’aula di tribunale. La situazione è ancora più tragica per i minori: negli ultimi sei anni, oltre 106.000 bambini sono stati vittime di stupro o aggressione sessuale. I procedimenti giudiziari effettivamente avviati sono meno del 5%.

A questi dati si aggiunge la cronica sottosegnalazione. Per molte vittime, denunciare significa esporsi a ulteriore trauma, ritorsioni, stigmatizzazione. Le comunità rurali, in particolare, restano intrappolate in una cultura tribale che tende ancora a minimizzare o negoziare le violenze sessuali all’interno delle famiglie o dei clan.

By Lindsay Mgbor/Department for International Development, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26239980

Quando la rabbia rompe il silenzio
Eppure qualcosa sta cambiando. Il dolore che per anni è rimasto sommerso comincia a trovare voce pubblica. Lo dimostra, ad esempio, il caso recente di una bambina di sette anni, conosciuta online con lo pseudonimo di Cwecwe, il cui presunto stupro ha scatenato proteste in tutto il Sudafrica. A Matatiele, una tranquilla cittadina rurale, centinaia di persone sono scese in strada per denunciare l’inerzia delle indagini. Il caso è diventato virale sui social grazie alla madre della vittima, anche lei sopravvissuta a uno stupro, che ha raccontato pubblicamente la storia dopo mesi di silenzio delle istituzioni.

Da quell’episodio è nata una petizione, promossa dall’organizzazione Women for Change, che chiede al presidente Cyril Ramaphosa di dichiarare la violenza sessuale un disastro nazionale. Una mossa che, se accettata, permetterebbe di mobilitare risorse straordinarie, coordinare meglio i servizi sociali, sanitari e giudiziari, e avviare interventi di prevenzione mirati.

Uomini in marcia
Un elemento nuovo di questo cambiamento è la partecipazione maschile. In passato, le proteste contro la violenza di genere erano quasi esclusivamente guidate da donne. Ora, anche nei villaggi rurali, si vedono marciare padri, fratelli, giovani attivisti. “Per la prima volta ho visto uomini manifestare contro lo stupro”, ha dichiarato un leader tradizionale del Capo Orientale.

Organizzazioni come Sonke Gender Justice stanno lavorando per rafforzare questo cambiamento culturale. Il programma “One Man Can” coinvolge direttamente gli uomini nella prevenzione della violenza, incoraggiando forme di mascolinità alternative, fondate sul rispetto e sulla corresponsabilità.

La richiesta di un cambiamento strutturale
A fronte di una risposta istituzionale finora tiepida, la società civile chiede un cambio di paradigma. Dichiarare la violenza sessuale come emergenza nazionale sarebbe un primo passo simbolico e operativo. Ma servono anche riforme strutturali: più risorse alle forze dell’ordine, formazione specifica per poliziotti e magistrati, supporto psicologico alle vittime, educazione sessuale nelle scuole.

La battaglia è lunga e complessa, ma segnali di discontinuità cominciano a emergere. In Sudafrica la violenza sessuale è stata per troppo tempo una statistica scomoda, relegata ai margini della cronaca. Oggi, grazie al coraggio delle vittime e alla pressione dell’opinione pubblica, diventa un nodo politico centrale.

Non è ancora una svolta. Ma è un inizio.

By DFID – UK Department for International Development – Sonke support at every step, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=26240014

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