venerdì, Gennaio 23, 2026

Omicidi, torture, stupri e 24 milioni di persone senza cibo in Sudan

Il Sudan sta vivendo una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi anni, con la popolazione civile al centro di un conflitto devastante caratterizzato da violenze indiscriminate. Omicidi, torture, e violenze sessuali ed etniche sono all’ordine del giorno, aggravati da continui attacchi agli operatori sanitari e alle strutture mediche. Secondo il rapporto “A war on people. Il costo umano del conflitto e della violenza in Sudan”, pubblicato da Medici senza frontiere (Msf), il quadro che emerge è allarmante.

Più di 24 milioni di persone, di cui oltre la metà bambini, necessitano di assistenza umanitaria. Circa 10 milioni sono sfollati interni e oltre 2 milioni hanno cercato rifugio nei Paesi vicini.

Il conflitto, esploso nell’aprile 2023, ha avuto un impatto devastante: ospedali attaccati, mercati bombardati e case distrutte sono diventati la norma. Le stime delle persone ferite o uccise variano, ma solo nell’ospedale Nao di Omdurman, supportato da Msf, sono state curate 6.776 vittime di violenze tra agosto 2023 e aprile 2024, con una media di 26 persone al giorno.

Il rapporto descrive le atrocità commesse dalle Forze armate sudanesi (Saf) e dalle Forze di supporto rapido (Rsf), insieme ai loro sostenitori. In tutto il Paese, Msf ha curato migliaia di pazienti con ferite da esplosioni, colpi di arma da fuoco e accoltellamenti.

Particolarmente scioccanti sono le testimonianze di violenze sessuali e di genere, specialmente nel Darfur. Un’indagine di Msf su 135 donne sopravvissute a violenza sessuale ha rivelato che il 90% ha subito abusi da parte di persone armate, il 50% nelle proprie case e il 40% è stata violentata da più aggressori.

Le testimonianze raccolte nel rapporto evidenziano episodi di violenza etnica contro la popolazione del Darfur. A Nyala, nel Darfur meridionale, nell’estate del 2023, le Rsf e le milizie alleate hanno saccheggiato case, ucciso e picchiato le persone, prendendo di mira i Masalit e altre etnie non arabe.

Photo by EU Civil Protection and Humanitarian Aid, licensed under CC BY-SA 2.0.

In oltre un anno di guerra, gli ospedali in Sudan sono stati regolarmente saccheggiati e attaccati. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle aree difficili da raggiungere solo il 20-30% delle strutture sanitarie è funzionante.

Le équipe di Msf hanno documentato almeno 60 episodi di violenza contro il proprio personale e le infrastrutture. L’ospedale Al Nao di Omdurman è stato bombardato tre volte, mentre l’ospedale pediatrico Baker Nahar di El Fasher ha chiuso dopo che un’esplosione ha distrutto il tetto della terapia intensiva, uccidendo due bambini.

“La violenza delle parti in conflitto è aggravata da ulteriori ostacoli: se l’assistenza umanitaria viene bloccata quando le persone ne hanno più bisogno, in Sudan un semplice timbro o una firma possono diventare mortali quanto i proiettili e le bombe,” dichiara Vickie Hawkins, direttrice generale di Msf.

Hawkins chiede a tutte le parti in conflitto di facilitare l’aumento degli aiuti umanitari e, soprattutto, di fermare questa insensata guerra contro le persone, cessando immediatamente gli attacchi contro la popolazione, le infrastrutture civili e le zone residenziali.

Il rapporto di Medici senza frontiere dipinge un quadro devastante della situazione in Sudan, dove la popolazione civile subisce le conseguenze di un conflitto senza fine. La comunità internazionale è chiamata a intervenire per porre fine alle atrocità e garantire che l’assistenza umanitaria possa raggiungere chi ne ha più bisogno.

Photo by EU Civil Protection and Humanitarian Aid, licensed under CC BY-SA 2.0.

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