Spiagge vuote, salari da fame: l’estate che smentisce Meloni

L’estate 2025 consegna un’immagine netta: l’Italia si impoverisce. Non basta la propaganda del governo Meloni a nascondere ciò che raccontano le cifre, le spiagge vuote, le famiglie che rinunciano alle vacanze e i lavoratori stagionali pagati una miseria.

Presenze in calo, prezzi in aumento

Il Sindacato italiano balneari parla chiaro: le presenze sono calate tra il 15 e il 30% rispetto al 2024, con picchi negativi in Calabria ed Emilia-Romagna. Assobalneari conferma: durante la settimana i lidi restano deserti, con flussi solo nei weekend. Sky TG24 racconta di spiagge “mordi e fuggi”, lontane anni luce dalle estati affollate di un tempo.

Perché? Perché i prezzi corrono più delle retribuzioni. Secondo Altroconsumo, una postazione media con ombrellone e due lettini costa oggi il 17% in più rispetto al 2021; il Codacons calcola un rincaro del 32,7% sui servizi balneari dal 2019. In Sardegna si arriva a 120 euro al giorno, a Gallipoli 90 euro, e nelle località di lusso si toccano persino i 900 euro giornalieri per aree esclusive. Non stupisce che il 31,4% degli italiani non possa più permettersi una settimana di ferie, come rilevato da diverse ricerche nazionali.

La narrazione del governo e i numeri reali

Eppure, Giorgia Meloni parla di “estate da record”. Cita i 38 milioni di arrivi registrati dal Viminale attraverso la piattaforma Alloggiati Web e accusa l’opposizione di “fare il tifo contro l’Italia” diffondendo fake news. Ma questi dati non distinguono tra turismo straniero e italiano: crescono i visitatori esteri, sì, ma crollano quelli domestici.

Confcommercio certifica che a Ferragosto un milione di italiani in meno è partito rispetto al 2024, e la spesa media pro capite è scesa a 570 euro. La vacanza tipica si è ridotta a pochi giorni, spesso in seconde case o ospiti di parenti: un ritorno a forme di turismo di necessità, non di piacere.

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Lavoratori stagionali: pochi soldi, zero tutele

Se i turisti tagliano, chi lavora nel turismo vive nell’incertezza. Nel 2025 i lavoratori stagionali sono circa 245.000. La retribuzione media è di 85 euro al giorno, appena +2,4% rispetto al 2024, mentre le giornate lavorate arrivano a 149 in media (+2,1% in un anno). Numeri che non raccontano i contratti precari, i turni massacranti e la diffusione di lavoro irregolare, stimato in oltre un quarto dei posti di lavoro del settore.

Il governo ha introdotto un bonus straordinari del 15% per chi fa notturni e straordinari nel turismo, detassando anche le mance. Ma queste misure sono palliativi: non affrontano il nodo dei salari bassi e della mancanza di tutele. Negli anni scorsi si dava la colpa al reddito di cittadinanza; oggi, abolito quello, restano contratti da fame e condizioni di sfruttamento.

Il quadro sociale

Intanto, l’ISTAT segnala che la povertà assoluta colpisce oltre 5,6 milioni di persone. Con i prezzi dei servizi turistici +4,8% in un solo anno, le famiglie tagliano ferie e consumi. Nelle località balneari si parla di calo del 25% degli italiani in spiaggia nei mesi di giugno e luglio, mentre i mercati esteri — come Germania e Nord Europa — salvano in parte le presenze complessive.

Ma non c’è equilibrio: il turismo italiano si regge sugli stranieri, mentre le famiglie italiane scivolano indietro, schiacciate da salari bassi e inflazione.

Un Paese più povero, nonostante la propaganda

Dietro la retorica dell’“estate da record” c’è un’Italia dove le vacanze tornano privilegio di classe. Spiagge vuote, prezzi inaccessibili, lavoratori sfruttati: i numeri raccontano un Paese impoverito, con un ceto medio in ritirata e milioni di persone che rinunciano al mare, ai viaggi, al tempo libero.

Il governo Meloni può citare statistiche globali, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: la povertà cresce, le ferie diventano un lusso, e chi lavora nel turismo continua a farlo senza diritti né sicurezza. Un Paese che non si vuole vedere, ma che sta già bussando alle porte della politica, chiedendo risposte che non arrivano.

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