La terza edizione del Monitoraggio UNICEF 2025 dell’Agenda Le cose da fare offre un’immagine chiara e inquietante: i bambini e gli adolescenti in Italia vivono in una realtà segnata da povertà crescente, fragilità psicologiche, disuguaglianze territoriali e nuove ansie globali, dal clima all’insicurezza sociale. Nonostante alcuni progressi, le criticità rimangono profonde e strutturali, mettendo in discussione la capacità del Paese di garantire pari diritti e opportunità alle nuove generazioni.
Una povertà che non smette di crescere
Nel 2023 i minorenni in povertà assoluta hanno superato quota 1,2 milioni. Non si tratta solo di una cifra, ma di vite segnate da rinunce quotidiane: alimentazione carente, assenza di stimoli culturali, esclusione da attività sportive e sociali. Le famiglie numerose e quelle composte da soli stranieri sono le più colpite, con percentuali che superano il 40%. Il rischio è quello di un circolo vizioso: bambini che crescono poveri hanno maggiori probabilità di restare poveri anche da adulti, perpetuando un’eredità di esclusione.
Scuola e inclusione: il divario Nord-Sud
L’istruzione rimane il principale terreno di disuguaglianza. La spesa pubblica per la scuola si ferma al 3,9% del PIL, lontana dalla media europea. Solo il 41% degli edifici è accessibile agli studenti con disabilità, un dato fermo da anni che penalizza quasi 360mila ragazzi. Nel Mezzogiorno la copertura dei servizi educativi per l’infanzia è drammaticamente bassa: Campania, Sicilia e Calabria restano ferme tra il 13 e il 16%, ben lontane dall’obiettivo del 33% fissato come livello essenziale da raggiungere entro il 2027.
Il tasso dei cosiddetti NEET, giovani che non studiano e non lavorano, è in calo al 15,2% dal picco del 23% del 2021. Ma il miglioramento non basta: l’Italia resta sopra la media europea, con differenze marcate per genere e territorio.

Minori stranieri e accoglienza imperfetta
Il numero di minori stranieri non accompagnati accolti nel sistema nazionale è sceso a meno di 19mila nel 2024, ma la qualità dell’accoglienza resta problematica. Troppi ragazzi vengono inseriti in Centri di Accoglienza Straordinaria, strutture emergenziali e poco attrezzate per offrire percorsi di integrazione. Molti abbandonano i centri, restando intrappolati in circuiti di marginalità.
Disabilità e barriere invisibili
La lentezza con cui si affronta il tema dell’accessibilità scolastica è un ulteriore segno di disattenzione. Un bambino su venti in Italia vive con una disabilità, eppure due scuole su tre non sono pienamente accessibili. Non si tratta solo di rampe mancanti o di barriere architettoniche, ma di un’intera concezione dell’inclusione che fatica a tradursi in pratiche quotidiane.
L’ecoansia come nuovo linguaggio del disagio
Se la povertà è il problema più visibile, il cambiamento climatico rappresenta la paura più diffusa tra gli adolescenti. Oltre due terzi dei ragazzi tra 14 e 19 anni si dichiarano preoccupati per la crisi ambientale. Non è un timore astratto: sempre più giovani sperimentano ecoansia, con sintomi fisici e psicologici che influiscono sulla loro vita scolastica e sociale.
Salute mentale: un equilibrio fragile
Il quadro psicologico dei giovani resta preoccupante. L’indice nazionale di salute mentale è fermo da anni, segnalando un equilibrio precario. Tre studenti su quattro dichiarano di aver provato ansia durante il percorso scolastico, ma solo uno su quattro ha avuto la possibilità di chiedere e ricevere aiuto. La carenza di psicologi scolastici e di percorsi di sostegno è un vuoto che rischia di compromettere intere generazioni.
Un’agenda ancora da realizzare
L’UNICEF richiama il Governo e il Parlamento a un impegno concreto. La recente approvazione del VI Piano Nazionale Infanzia, articolato in 16 azioni, rappresenta un passo avanti, ma la vera sfida sarà l’attuazione e il monitoraggio. Serve una valutazione d’impatto delle politiche pubbliche sull’infanzia, una cultura amministrativa che consideri bambini e adolescenti come parametro per misurare il progresso sociale.
Una questione di giustizia e futuro
La condizione dell’infanzia in Italia non è solo una questione sociale o assistenziale: è il vero termometro della qualità democratica del Paese. Trascurare le nuove generazioni significa compromettere lo sviluppo collettivo. Le barriere nelle scuole, le disuguaglianze territoriali, l’ansia climatica e il disagio psicologico sono tutte facce della stessa medaglia: l’urgenza di un patto sociale che metta al centro i diritti dei bambini.



