Serbia nel caos: granate in Parlamento. La rivolta degli studenti

Il Parlamento serbo è diventato ieri pomeriggio il simbolo della crisi politica che attraversa il paese, quando membri dell’opposizione hanno lanciato fumogeni e petardi durante una sessione parlamentare, scatenando il panico nell’aula.

L’azione ha provocato almeno tre feriti tra i deputati: Jasmina Obradović ha subito un ictus dopo essere stata colpita da un oggetto, mentre Sonja Ilić, una deputata incinta, è stata soccorsa d’urgenza e rischia complicazioni. Questo episodio non è un caso isolato, ma l’ultima manifestazione di mesi di tensioni, proteste e scontri che stanno travolgendo la Serbia.

La scintilla che ha acceso le proteste risale al 1° novembre 2024, quando il crollo del tetto della nuova stazione ferroviaria di Novi Sad ha causato la morte di 15 persone. L’opera, inaugurata appena pochi mesi prima con grande propaganda da parte del governo, è diventata il simbolo di un sistema corrotto, in cui gli appalti pubblici vengono assegnati con logiche opache e senza garanzie di sicurezza.

I primi a scendere in piazza sono stati gli studenti universitari, che hanno trasformato il dolore per la tragedia in una richiesta di giustizia. Il movimento, inizialmente circoscritto alle università di Belgrado e Novi Sad, ha rapidamente guadagnato consensi in tutto il paese, con cortei che hanno coinvolto migliaia di giovani.

Le loro richieste si sono fatte sempre più ampie: oltre alla trasparenza negli appalti pubblici, i manifestanti hanno chiesto investimenti nell’istruzione, maggiore libertà di stampa e il ripristino di un vero pluralismo politico, sempre più soffocato dal controllo del governo di Aleksandar Vučić.

Le proteste si sono intensificate quando il governo ha ignorato le richieste studentesche e ha invece aumentato la repressione, con arresti mirati e un maggiore controllo sulle manifestazioni.

Gli studenti, però, non si sono fatti intimidire e hanno trovato il sostegno di altre categorie: insegnanti, lavoratori della sanità e perfino parte del mondo accademico hanno iniziato ad appoggiare la mobilitazione.

“Protests in Serbia regarding the fall of a concrete canopy” by dejankrsmanovic is licensed under CC BY 2.0.

A gennaio, i sindacati studenteschi hanno presentato un manifesto con dieci punti programmatici, chiedendo un aumento dei fondi per l’istruzione, borse di studio più accessibili e una riforma del sistema universitario. Il governo, però, ha liquidato le richieste come “strumentalizzazioni politiche”.

Nel tentativo di arginare il malcontento, il primo ministro Miloš Vučević ha rassegnato le dimissioni a gennaio, seguito dal sindaco di Novi Sad, ma questo non ha placato la protesta.

Anzi, ha dato ancora più forza al movimento, che ha iniziato a chiedere elezioni anticipate e la formazione di un governo di transizione per garantire un voto equo e libero. Vučić, però, ha rifiutato qualsiasi concessione e ha rafforzato il controllo sulle istituzioni, accusando l’opposizione di voler destabilizzare il paese con l’aiuto di potenze straniere.

L’incidente di oggi in Parlamento è il risultato di questa escalation. La sessione era stata convocata per discutere un disegno di legge che prevedeva un aumento dei fondi per l’istruzione, uno dei punti chiave delle richieste studentesche.

Tuttavia, l’opposizione ha contestato la legittimità del governo e ha interrotto la seduta con azioni violente, lanciando fumogeni e razzi di segnalazione. La presidente del Parlamento, Ana Brnabić, ha definito l’episodio un “atto terroristico”, mentre Vučić ha annunciato misure severe contro i responsabili.

A livello internazionale, la crisi serba sta attirando sempre più attenzione. L’Unione Europea e gli Stati Uniti osservano con preoccupazione la deriva autoritaria del paese, mentre la Russia continua a sostenere il governo di Vučić, che negli ultimi anni ha cercato di bilanciarsi tra Occidente e Mosca.

La crescente instabilità, però, rischia di compromettere definitivamente il fragile equilibrio della regione balcanica, con ripercussioni politiche ed economiche su larga scala.

La Serbia si trova a un bivio: il governo sarà in grado di contenere la crisi senza ricorrere alla repressione violenta, o il paese si avvierà verso uno scontro aperto tra istituzioni e piazza? Per ora, l’unica certezza è che la rabbia studentesca ha scosso il sistema e difficilmente si placherà senza un cambio radicale nella gestione del potere.

“2023 Serbian election protests, 24 December (1)” by СРБИН.инфо is licensed under CC BY 3.0.