Rsa, rischio stangata per famiglie con disabili gravi

Le famiglie con persone disabili lanciano l’allarme: una modifica di legge in discussione al Senato rischia di aumentare i costi a loro carico per le cure nelle RSA, le Residenze Sanitarie Assistenziali che ospitano anziani e persone non autosufficienti.

Il motivo è un emendamento approvato dalla Commissione Sanità del Senato nell’ambito della legge 1241. La proposta, presentata dalla senatrice leghista Maria Cristina Cantù, stabilisce che il Servizio Sanitario Nazionale si farà carico solo delle prestazioni strettamente sanitarie nelle strutture residenziali e semiresidenziali.

Tutte le altre attività di assistenza – come aiutare una persona a lavarsi, vestirsi, mangiare o muoversi – saranno considerate “socio-assistenziali” e quindi potenzialmente a carico delle famiglie o degli enti locali.

Questa distinzione rappresenta un passo indietro rispetto a una recente sentenza della Corte di Cassazione del 19 dicembre 2024. In quel caso, i giudici avevano stabilito che tutte le attività di assistenza rivolte a una donna affetta da Alzheimer e ricoverata in RSA rientravano tra le prestazioni sanitarie “ad alta integrazione” e dovevano quindi essere completamente coperte dal Fondo Sanitario Nazionale. In pratica: niente spese per i familiari.

La nuova norma sembra voler rispondere proprio a questa sentenza, annullandone gli effetti. Il rischio, secondo il Coordinamento nazionale famiglie con disabilità (Confad), è che le famiglie tornino a dover sostenere direttamente gran parte dei costi, con pesanti ricadute economiche.

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Confad parla apertamente di norma anticostituzionale, perché rompe l’equilibrio tra assistenza sanitaria e assistenza sociale, trattandole come due cose separate. Ma nella realtà – denunciano le famiglie – per chi non è autosufficiente, l’aiuto per mangiare, muoversi o lavarsi è parte integrante della cura. Spezzare questo legame significherebbe negare una presa in carico complessiva della persona.

A peggiorare la situazione, secondo Confad, è anche la grande disomogeneità tra territori: se i costi non saranno più coperti dallo Stato, saranno le Regioni o i Comuni – già in difficoltà – a dover decidere se e quanto contribuire. Ne potrebbe derivare una vera e propria “lotteria territoriale”, dove il diritto all’assistenza dipende dal luogo in cui si vive.

Il governo difende l’emendamento. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha spiegato che il Fondo sanitario può coprire solo le prestazioni previste dai LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, e che non ci sono risorse illimitate per nuovi servizi. Anche il senatore Zaffini, presidente della Commissione Sanità del Senato, ha sostenuto che la nuova norma serve a “mettere in sicurezza” le RSA, evitando che chiudano a causa di sentenze che impongono coperture integrali.

La Lega, per bocca del responsabile sanità Emanuele Monti, assicura che l’obiettivo è garantire cure adeguate, prevedendo comunque che il Fondo sanitario possa coprire fino al 70% dei costi nei casi più gravi. Ma per Confad resta il timore che il restante 30%, e forse anche molto di più nei casi meno complessi, finisca per ricadere interamente sulle famiglie.

Il provvedimento è ancora in fase di discussione, e le famiglie chiedono con forza di modificarlo prima dell’approvazione definitiva. «Non vogliamo che venga messo in discussione il diritto delle persone fragili a essere curate» conclude il coordinamento. La battaglia, dunque, è ancora aperta.

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