Questioni abitative in Italia e in Europa: un confronto preoccupante

La casa rappresenta uno dei pilastri della qualità della vita e un tema centrale nel dibattito sulle disuguaglianze sociali. In Italia, come nel resto d’Europa, la situazione abitativa presenta caratteristiche uniche e criticità significative, che richiedono – anzi, richiederebbero – soluzioni mirate e politiche innovative. Esaminare il contesto italiano, confrontandolo con quello europeo, offre qualche spunto utile per comprendere le sfide principali e individuare possibili direzioni per il futuro.

Un patrimonio immobiliare datato e disomogeneo
Il panorama abitativo italiano si distingue per un patrimonio immobiliare prevalentemente datato. Secondo i dati Istat, oltre il 65% delle abitazioni risale a prima del 1970 e il 56,3% è stato costruito tra il 1961 e il 2000. La distribuzione è disomogenea: il Nord Ovest presenta una quota più alta di edifici antichi, mentre la densità abitativa varia considerevolmente, passando dai 234,7 edifici per km² della Lombardia ai soli 36,2 della Basilicata.

Questa anzianità del patrimonio edilizio pone due sfide principali, quello dell’efficienza energetica e quello dell’adeguamento antisismico. Nel 2021, le emissioni per riscaldamento e raffrescamento in Italia hanno raggiunto 853,1 kg pro capite, ben oltre la media dell’Unione Europa, 733 kg (dati UE). Inoltre, il territorio italiano è interamente sismico, con un’alta vulnerabilità.

La messa in sicurezza degli edifici richiede interventi onerosi stimati in decine di miliardi di euro. A questo si aggiunge il dissesto idrogeologico: l’ISPRA (Istituto superiore per la prevenzione e la ricerca ambientale) ha stimato nel 2021 che il 93,9% dei Comuni italiani sono a rischio per frane, alluvioni, erosione costiera.

Sovraffollamento e sottoccupazione: due facce della stessa medaglia
In Italia (dati Eurostat), il 25,1% delle famiglie vive in situazioni di sovraffollamento, un dato allarmante rispetto alla media europea del 16,8%. Questo fenomeno è legato alla composizione delle famiglie, che in Italia conta una media di 2,2 persone per nucleo, e alla scarsità di abitazioni adatte alle esigenze di nuclei numerosi.

Parallelamente, il 16,6% degli italiani vive in case sottoccupate, ossia abitazioni con più stanze del necessario, un dato inferiore alla media UE del 33,6%. Questo squilibrio evidenzia la necessità di un mercato abitativo più flessibile e inclusivo.

Accesso alla casa: l’alto tasso di proprietà e il peso degli affitti
Circa il 74,3% degli italiani possiede la casa in cui vive, un dato superiore alla media europea del 69%. Questo tasso è simile a quello dei Paesi dell’Europa orientale, ma nettamente superiore invece, per esempio, a quello della Germania, dove il 53% della popolazione vive in affitto.

Il mercato degli affitti in Italia è relativamente stabile, con un aumento contenuto del 2% tra il 2010 e il 2022. Ma il reddito disponibile delle famiglie non è cresciuto a sufficienza per bilanciare l’aumento del costo della vita, aggravando il problema del sovraccarico abitativo. Attualmente, l’8,5% delle famiglie urbane spende oltre il 40% del proprio reddito per la casa.

Il confronto europeo: prezzi e affitti in crescita
In Europa, tra il 2010 e il 2022, i prezzi delle abitazioni sono aumentati del 47%, con picchi in Estonia (+192%), Ungheria (+172%) e Lussemburgo (+135%). L’Italia si distingue per una dinamica opposta: nello stesso periodo, i prezzi delle case sono diminuiti del 9%. Nonostante questo dato, però, il mercato immobiliare italiano è sempre meno accessibile, specialmente nelle grandi città come Milano e Roma, dove acquistare un appartamento di 70 mq può richiedere rispettivamente 385.000 e 308.000 euro.

Sul fronte degli affitti, l’Italia ha registrato incrementi modesti rispetto alla media UE (+18%), ma la crescita degli affitti brevi — favoriti da piattaforme come Airbnb — ha ridotto la disponibilità di abitazioni a lungo termine, contribuendo all’aumento dei prezzi.

Giovani e casa: un obiettivo sempre più lontano: Ma c’è anche la questione dell’invecchiamento
In Italia, l’età media per lasciare la casa dei genitori supera i 30 anni, rispetto alla media europea di 26,3 anni. Questo dato riflette difficoltà economiche e l’accesso limitato al mercato immobiliare, specialmente per chi cerca la prima casa. La precarietà lavorativa e i salari stagnanti accentuano il problema, costringendo molti giovani a rimandare l’autonomia abitativa.

Ma c’è anche la questione dell’invecchiamento della popolazione, che rappresenta uno dei principali cambiamenti demografici. Secondo le previsioni di Eurostat e delle Nazioni Unite, entro il 2050 una percentuale significativa della popolazione europea, oggi pari al 20%, supererà i 65 anni, arrivando a circa il 30% (In Italia, questa quota, attualmente al 23%, seguirà lo stesso trend di crescita).

Parallelamente all’aumento degli anziani, si registra una crescita degli over 65 non autosufficienti. Secondo i dati del Comitato Protezione Sociale della UE, nel 2019 il 33% delle donne di questa fascia d’età necessitava di assistenza a lungo termine, contro il 19% degli uomini. Il numero di individui che potrebbero richiedere supporto a lungo termine è destinato a crescere, passando da 30,8 milioni nel 2019 a 38,1 milioni entro il 2050.

L’allungamento dell’aspettativa di vita, accompagnato da una diminuzione del tasso di natalità, genera una crescente richiesta di servizi di prossimità e assistenza domiciliare per sostenere l’autonomia degli anziani. Di conseguenza, gli spazi abitativi devono evolvere per rispondere a queste esigenze, integrando soluzioni come alloggi accessibili, tecnologie assistive e connessioni efficienti con servizi sanitari e sociali.

Sfide future e politiche necessarie
Le criticità del mercato abitativo italiano si inseriscono in un contesto europeo caratterizzato da una crescente domanda di sostenibilità, accessibilità e inclusione. Per affrontare queste sfide, sembra essenziale, insomma, investire nella riqualificazione energetica e sismica degli edifici, promuovere politiche di edilizia sociale per garantire accesso alla casa ai giovani e ai nuclei familiari a basso reddito e regolare il mercato degli affitti brevi per tutelare l’offerta a lungo termine.

La casa non è solo un bene materiale, ma un diritto fondamentale che influenza la coesione sociale e la qualità della vita. Affrontare queste criticità è cruciale per garantire un futuro davvero più equo e sostenibile.

Foto di ulleo da Pixnio