Quest’anno il conto dell’inverno arriva in estate

A fine luglio il termometro dice estate, ma una parte del prezzo del prossimo inverno si sta formando già adesso. Il gas europeo ha superato il 22 luglio i 62 euro per megawattora, quasi il 50 per cento in più nell’arco di un mese. È durante l’estate che l’Europa deve acquistare gas e riempire i depositi: se le forniture scarseggiano e i carichi di gas naturale liquefatto diventano più costosi, quel rincaro viene immagazzinato insieme al combustibile e riappare nelle bollette quando si accendono i termosifoni.

Al 26 luglio gli stoccaggi europei erano pieni soltanto al 55,4 per cento. L’Italia era messa meglio, al 74 per cento, ma non è isolata dal mercato continentale e dal prezzo globale del gas.

I primi aumenti sono già arrivati. Per i clienti vulnerabili rimasti nella Maggior tutela, l’Autorità per l’energia ha aumentato la bolletta elettrica dell’8,1 per cento nel secondo trimestre e di un altro 4,6 per cento nel terzo. La spesa annuale dell’utente tipo è oggi stimata in poco meno di 592 euro. Sul gas, a giugno, la sola materia prima valeva 47,18 euro per megawattora.

Da allora il mercato si è spostato decisamente più in alto. Per chi ha un contratto indicizzato il passaggio in bolletta può essere rapido; chi ha un prezzo fisso è protetto soltanto fino alla scadenza o al rinnovo dell’offerta.

Quanto può costare il prossimo inverno? Una previsione certa non esiste, perché bastano una tregua, un guasto, un’ondata di freddo o la deviazione di alcune navi metaniere per cambiare il mercato. È però possibile costruire una simulazione.

Prendendo la famiglia tipo dell’Arera, con un consumo di 1.100 metri cubi di gas l’anno, e mantenendo per l’elettricità le condizioni attuali, la spesa complessiva per luce e gas si colloca attorno ai 1.940 euro.

Se il gas invernale restasse vicino ai 60 euro per megawattora, il conto salirebbe di circa 180 euro e supererebbe i 2.100 euro, anche senza ulteriori rincari elettrici. Con un prezzo medio di 80 euro si arriverebbe intorno ai 2.400 euro; a 100 euro, scenario estremo ma utile per misurare il rischio, si oltrepasserebbero i 2.650 euro.

Non sono previsioni ufficiali, ma una nostra elaborazione basata sui consumi standard, sui prezzi Arera e sull’attuale struttura fiscale. Mostrano quanto velocemente poche decine di euro in più sul mercato all’ingrosso possano diventare centinaia di euro per una famiglia.

Il gas, inoltre, non pesa soltanto sul riscaldamento. In Italia continua a determinare una parte importante del costo dell’elettricità. Nel 2026 la produzione idroelettrica è diminuita del 28 per cento nei primi cinque mesi rispetto all’anno precedente, dopo un inverno povero di neve e piogge.

A maggio la generazione elettrica alimentata a gas è aumentata del 35 per cento. Il risultato è un doppio vincolo: più gas bruciato nelle centrali significa elettricità più cara e minori quantità disponibili per riempire i depositi.

Foto Aethonatic, Wikimedia Commons, Cc0

Per una famiglia benestante un aumento di duecento o trecento euro è una perdita di reddito disponibile. Per una famiglia povera è una scelta. Nel 2024 la povertà energetica ha raggiunto il massimo storico: 2,4 milioni di famiglie, il 9,1 per cento del totale. Nei nuclei con minori l’incidenza sale all’11,4 per cento e coinvolge 1,1 milioni di bambini.

Le famiglie con meno risorse destinano già l’8 o il 9 per cento della propria spesa all’energia, contro il 3 o 4 per cento di quelle più ricche. Quando la bolletta cresce non si rinuncia a una vacanza. Si riscalda una sola stanza, si riducono le ore di accensione, si rinvia una visita, si compra meno cibo o si lascia insoluta un’altra fattura.

Una casa inefficiente trasforma il reddito basso in un ulteriore svantaggio. Infissi vecchi, umidità, caldaie obsolete e pareti non isolate fanno sì che ogni grado di temperatura costi di più. Chi vive in quelle condizioni raramente dispone del capitale necessario per sostituire gli impianti o riqualificare l’edificio.

Se è in affitto, non può neppure decidere gli interventi. Il caro energia colpisce quindi due volte: si hanno meno risorse e si deve consumare di più per ottenere lo stesso calore.

I bonus attenuano il colpo, ma non lo eliminano. Dal 2026 la soglia Isee ordinaria è di 9.796 euro, mentre resta a 20 mila euro per le famiglie con almeno quattro figli. Il bonus elettrico vale tra 146 e 204 euro l’anno secondo la composizione del nucleo; quello per il gas riduce mediamente del 15 per cento la spesa al netto delle imposte.

A questi aiuti si è aggiunto un contributo straordinario di 115 euro per chi già riceveva il bonus sociale. Sono cifre significative, ma rigide: non aumentano automaticamente quando il prezzo del gas esplode e lasciano fuori una vasta fascia di famiglie che supera di poco la soglia Isee senza avere alcun margine per assorbire una nuova stangata.

La risposta non può arrivare a dicembre, quando le fatture sono già state emesse. Servono ora una protezione graduata in base al reddito e all’andamento dei prezzi, rateizzazioni senza costi, limiti effettivi ai distacchi e un programma pubblico di riqualificazione delle case popolari e degli alloggi delle famiglie vulnerabili. Il bonus paga una parte della bolletta; una casa efficiente impedisce che quella bolletta torni identica ogni inverno.

L’inverno, per chi può permetterselo, comincia quando si abbassano le temperature. Per milioni di famiglie italiane comincia invece in estate, quando il prezzo del gas sale, i depositi si riempiono lentamente e nessuno sa ancora quanto costerà tenere accesa la caldaia. La scelta che si prepara non sarà tra consumare e risparmiare, ma tra il freddo e tutto il resto.

Un monitoraggio settimanale di prezzi del gas, stoccaggi e aggiornamenti Arera permetterebbe di ricalcolare il conto previsto non appena lo scenario cambia.

Foto RadRafe, Wikimedia Commons, pubblico dominio