In Paraguay quasi tre milioni di clienti bancari si sono ritrovati senza accesso ai propri conti. Dal 3 novembre la crisi di Ueno Bank ha bloccato risparmi, stipendi e pagamenti, coinvolgendo una parte enorme della popolazione. Il presidente Santiago Peña ha presentato le dimissioni, respinte dal Parlamento, che ha avviato una procedura per la sua destituzione. Il presidente della Banca centrale, Carlos Carvallo, si è dimesso su richiesta dello stesso Peña. La vicenda ha provocato una crisi istituzionale che va ben oltre il fallimento di un istituto finanziario.
Ueno Bank era diventata una delle maggiori banche digitali del Paraguay, raggiungendo circa tre milioni di clienti in un Paese di poco più di sei milioni di abitanti. Gestiva inoltre circa 850 milioni di dollari di risorse pubbliche, comprese disponibilità di enti previdenziali. Un’espansione rapidissima, accompagnata da rapporti economici e professionali tra la proprietà della banca e alcuni dei principali esponenti delle istituzioni.
La Banca centrale ha disposto la risoluzione dell’istituto dopo aver accertato che il suo indice di solvibilità era sceso sotto la metà del minimo richiesto dalla legge. Le verifiche hanno individuato problemi nella qualità degli attivi, carenze documentali e finanziamenti a imprese collegate al gruppo proprietario, non adeguatamente comunicati.
Il dato più significativo è che quelle irregolarità sono emerse attraverso un’indagine tecnica durata diversi mesi. Secondo l’agenzia di rating FIX SCR, i documenti contabili e regolamentari precedentemente trasmessi dalla banca non mostravano deviazioni dalle norme. Soltanto le successive verifiche hanno fatto emergere una situazione patrimoniale assai più grave.
La proprietà di Ueno è riconducibile al Grupo Vázquez, con il quale Santiago Peña aveva intrattenuto rapporti economici. Il presidente sostiene di aver ceduto le proprie partecipazioni nel marzo 2025 e nega qualsiasi comportamento illecito. Carlos Carvallo, nominato alla guida della Banca centrale nel 2023, aveva precedentemente diretto Ueno.
Questi rapporti non dimostrano automaticamente responsabilità penali. Ma pongono un problema evidente di indipendenza della vigilanza. L’autorità incaricata di controllare una banca era guidata da un suo ex dirigente, mentre il presidente della Repubblica aveva avuto interessi economici nel gruppo proprietario.
La magistratura sta indagando sulle operazioni finanziarie e sulle responsabilità della dirigenza. Diversi amministratori sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari. Resta soprattutto da chiarire quando le autorità abbiano conosciuto le reali condizioni dell’istituto e se avrebbero potuto intervenire prima.
La questione diventa ancora più grave considerando il denaro pubblico affidato a Ueno. Tra i depositanti figuravano organismi previdenziali e altre istituzioni statali. La crisi ha quindi coinvolto non soltanto i risparmi privati, ma anche risorse destinate a prestazioni pubbliche. Occorrerà accertare con quali criteri siano stati autorizzati quei depositi e quali controlli siano stati effettuati sulla concentrazione del rischio.
Intanto i clienti attendono di recuperare il proprio denaro. Il fondo paraguayano di garanzia copre i depositi fino a 228,3 milioni di guaraní per persona, circa 37mila dollari. Le autorità hanno avviato procedure straordinarie di rimborso, ma una garanzia sulla restituzione non equivale alla possibilità di utilizzare immediatamente i soldi per pagare affitti, bollette, stipendi o fornitori.
È una distinzione che riguarda anche l’Europa. Un fallimento bancario non comporta necessariamente la perdita definitiva dei depositi, ma può interrompere l’accesso al denaro e compromettere il funzionamento delle attività economiche.
Il precedente europeo più importante è quello del Banco Popular spagnolo. Nel giugno 2017 la Banca centrale europea dichiarò l’istituto prossimo al fallimento. Il Comitato di risoluzione unico intervenne trasferendolo al Banco Santander per un euro, dopo aver azzerato il capitale degli azionisti e determinati strumenti finanziari. I depositanti conservarono l’accesso ai conti e l’attività bancaria proseguì.
La banca era sostanzialmente fallita, ma l’intervento delle autorità impedì che il suo dissesto si trasformasse in una paralisi generalizzata dei pagamenti. Le perdite furono concentrate sugli azionisti e su alcune categorie di investitori, evitando l’interruzione dei servizi essenziali.
Dopo la crisi finanziaria del 2008, l’Unione europea ha rafforzato la vigilanza bancaria. La BCE controlla direttamente gli istituti più significativi, mentre le autorità nazionali supervisionano quelli minori nell’ambito del sistema comune. Sono previste procedure di risoluzione per gestire le banche in crisi e i depositi sono garantiti fino a 100mila euro per persona e per banca.
Queste protezioni non rendono impossibile un nuovo fallimento. Servono a limitarne le conseguenze. L’Unione bancaria europea, inoltre, rimane incompleta: manca ancora un sistema europeo comune di assicurazione dei depositi, che oggi dipendono da fondi nazionali regolati da norme armonizzate.
Ma il problema sollevato dal Paraguay precede quello delle garanzie. Riguarda la capacità di individuare tempestivamente operazioni rischiose, finanziamenti a società collegate e possibili conflitti d’interesse. Una banca può presentare bilanci apparentemente regolari mentre accumula esposizioni che soltanto controlli approfonditi riescono a individuare.
L’Europa dispone di strumenti più articolati per affrontare una crisi bancaria, ma nessuna architettura normativa può sostituire l’indipendenza e l’efficacia di chi deve applicarla. Il caso Ueno non dimostra che le banche europee corrano oggi rischi analoghi. Dimostra quanto possano diventare estese le conseguenze quando i problemi patrimoniali emergono troppo tardi.
In Paraguay quasi metà della popolazione è stata coinvolta nel blocco di un istituto privato, centinaia di milioni di dollari pubblici sono finiti nella procedura di risoluzione e il vertice politico del Paese è sotto inchiesta. Sarà la magistratura a stabilire eventuali responsabilità penali. Ma la responsabilità istituzionale dei controlli richiede già una spiegazione: come ha potuto una banca raggiungere queste dimensioni e accumulare simili criticità senza che si riuscisse a impedirne il collasso?
È una domanda che riguarda anche l’Europa. Perché una cosa è disporre degli strumenti per gestire il fallimento di una banca. Un’altra è controllarla abbastanza da evitare che il conto venga presentato, ancora una volta, ai suoi clienti.


