Otto morti di colera in Sud Sudan per i tagli Usa agli aiuti

Camminavano da ore sotto il sole per cercare cure. Almeno otto persone — cinque bambini e tre adulti — sono morte nel Sud Sudan durante il tragitto verso l’unico centro sanitario rimasto attivo nella contea orientale di Akobo, una delle più colpite dall’epidemia di colera. La malattia avanza rapida, e i fondi per contrastarla non bastano più. A renderlo noto è Save the Children, che denuncia come i tagli ai finanziamenti statunitensi abbiano costretto alla chiusura la maggior parte delle cliniche locali.

La decisione, assunta dall’amministrazione Trump a inizio anno, ha interrotto il sostegno economico a 7 strutture su 27, mentre le restanti sono state in parte abbandonate o affidate a volontari senza mezzi né formazione. In molti casi, non è più possibile nemmeno trasportare i malati negli ospedali regionali.

Chi ha visitato i luoghi, come il responsabile nazionale di Save the Children, Christopher Nyamandi, racconta di tende stracolme, centinaia di pazienti ammassati in spazi previsti per una ventina di posti letto. Chi non trova posto resta fuori, sotto le zanzare, tra il caldo e l’attesa. Quando qualcuno muore, l’unico pensiero è evitare che i più piccoli vedano il corpo.

Il Sud Sudan, paese indipendente dal 2011, è uno dei più fragili al mondo: guerre civili, carestie e una cronica assenza di infrastrutture lo rendono terreno fertile per epidemie mortali. Il colera, che si trasmette attraverso acqua o cibo contaminati, può uccidere in poche ore per disidratazione. Curarlo costa poco, ma serve una rete minima di presìdi sanitari e farmaci di base. Una rete che, oggi, si sta disgregando.

“Displaced Sudanese Undergo Medical Tests before Journey Home” by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’autunno 2024 sono stati registrati più di 47.000 casi tra sospetti e confermati. L’UNICEF ha definito l’epidemia attuale la più grave degli ultimi vent’anni nel Paese. Ma i numeri potrebbero essere ampiamente sottostimati.

Nel frattempo, il governo americano ha dismesso l’agenzia USAID, per decenni motore della cooperazione statunitense nel mondo. Le sue funzioni verranno assorbite — almeno in parte — dal Dipartimento di Stato, ma intanto molte comunità restano senza risposte.

Il piano di riordino è stato voluto dal Dipartimento per l’Efficienza Governativa, guidato da Elon Musk, che ha promesso “meno sprechi, più risultati”. I risultati, intanto, si contano in chilometri a piedi e in bambini sepolti troppo presto.

“Il taglio improvviso dei fondi ha messo in ginocchio strutture che erano l’unico punto di riferimento per migliaia di famiglie”, ha dichiarato Nyamandi. “E le morti, inevitabilmente, aumenteranno”.

“Peacekeeping – UNMISS” by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.