La Corte Federale di Giustizia (BGH) di Lipsia ha confermato questo pomeriggio la sentenza contro Irmgard F., ex segretaria del campo di concentramento di Stutthof, rendendola definitiva.
Condannata a due anni di reclusione con sospensione della pena, la donna, oggi novantanovenne, è stata riconosciuta colpevole di favoreggiamento nell’omicidio di 10.505 persone e nel tentato omicidio di altre cinque durante la Seconda Guerra Mondiale.
La condanna, già emessa dal Tribunale regionale di Itzehoe nel dicembre 2022, è stata quindi confermata, ponendo fine al ricorso presentato dalla difesa.
Il Tribunale regionale di Itzehoe aveva stabilito che Irmgard F., attraverso il suo lavoro di segretaria e dattilografa per il comandante del campo, avesse contribuito in modo sostanziale al funzionamento del campo e all’organizzazione dei crimini commessi.
In particolare, i suoi scritti avrebbero facilitato i trasporti dei prigionieri verso Auschwitz-Birkenau, dove molti furono uccisi nelle camere a gas. La corte ha sottolineato come il lavoro di Irmgard F. fosse indispensabile per la gestione del campo e per la realizzazione degli omicidi.

Nonostante la difesa abbia sostenuto che Irmgard F. non fosse consapevole della portata criminale delle azioni che stava supportando, i giudici della BGH hanno respinto questa argomentazione.
Hanno ritenuto, sulla base delle prove, che la donna fosse perfettamente a conoscenza di ciò che avveniva nel campo. Dal suo ufficio, infatti, poteva vedere parte della struttura, compreso il camino del crematorio, ed era a conoscenza delle terribili condizioni in cui erano tenuti i prigionieri.
La sua lealtà e il suo servizio a favore del comandante del campo, ha dichiarato la corte, dimostrano una complicità attiva nei crimini commessi.
Irmgard F., nata nel 1925, lavorò come stenografa presso il campo di concentramento di Stutthof dal 1943 al 1945, quando aveva tra i 18 e i 19 anni. Stutthof, situato vicino a Danzica, fu uno dei primi campi di concentramento nazisti e il primo creato fuori dai confini della Germania.
Durante la sua esistenza, il campo divenne un luogo di sterminio per decine di migliaia di persone, principalmente ebrei, prigionieri politici e di guerra, e civili dei paesi occupati. Le condizioni nel campo erano estremamente dure, e migliaia di prigionieri persero la vita a causa delle esecuzioni, della fame, delle malattie e del lavoro forzato.
Dopo la fine della guerra, Irmgard F. si trasferì nello Schleswig-Holstein, dove continuò a lavorare come dattilografa e visse una vita apparentemente tranquilla fino alla sua identificazione e successivo processo. Attualmente risiede in una casa di riposo nel distretto di Pinneberg.
La sentenza contro Irmgard F. ha un valore simbolico significativo. Sebbene la condanna non abbia portato alla reclusione effettiva dell’anziana donna, essa rappresenta un’importante riaffermazione del principio di responsabilità individuale, anche a distanza di molti decenni dai fatti.
Come sottolineato da Igor Wolodarski, presidente della comunità ebraica dello Schleswig-Holstein, la sentenza dimostra che ogni individuo, indipendentemente dal ruolo svolto, deve rispondere delle proprie azioni, soprattutto in contesti di crimini contro l’umanità.
Il caso di Irmgard F. è uno degli ultimi processi legati ai crimini nazisti, e la sua conclusione segna un ulteriore capitolo nella lunga ricerca di giustizia per le vittime dell’Olocausto e dei campi di concentramento.


