Il 16 ottobre 2017, la giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia veniva brutalmente assassinata con un’autobomba vicino alla sua casa a Bidnija. La sua morte ha scatenato un’ondata di indignazione a livello globale, mettendo in luce i profondi legami tra corruzione politica, crimine organizzato e la mancanza di protezione per i giornalisti.
Daphne stava indagando su una rete di corruzione che coinvolgeva alcuni dei più potenti esponenti politici e imprenditoriali di Malta. Tra le sue inchieste, quella sui Panama Papers aveva rivelato legami tra il governo maltese e affari sospetti con Azerbaigian e altri paesi.
Il giorno del suo assassinio, Daphne aveva appena pubblicato un ultimo articolo sul suo blog, continuando a denunciare crimini finanziari e abusi di potere. Trenta minuti dopo aver premuto “pubblica”, un’esplosione devastante spezzava la sua vita.
I fratelli Alfred e George Degiorgio, coinvolti direttamente nell’attacco, hanno ammesso il loro ruolo nel piazzare la bomba e sono stati condannati a 40 anni di prigione ciascuno.
Tuttavia, la questione dei mandanti rimane un nodo cruciale. Yorgen Fenech, un influente imprenditore maltese, è stato accusato di essere il mandante del delitto, ma il processo, ancora in corso, ha sollevato pesanti dubbi sulle connessioni tra politica e affari criminali.

L’omicidio di Daphne ha portato alla luce un lato oscuro della vita pubblica maltese. Nel luglio 2021, un’inchiesta pubblica ha stabilito che lo Stato maltese portava una “responsabilità indiretta” per non aver protetto la giornalista, nonostante le minacce costanti che aveva ricevuto.
L’inchiesta ha puntato il dito contro la mancanza di intervento da parte delle autorità, evidenziando la collusione tra il governo e il mondo imprenditoriale.
Il contesto delle indagini ha visto anche una forte pressione internazionale. Organizzazioni come Reporter Senza Frontiere e PEN America hanno chiesto giustizia, sottolineando che l’omicidio di Daphne rappresenta un attacco alla libertà di stampa in tutta Europa.
La famiglia Caruana Galizia continua a denunciare che la giustizia non è stata ancora pienamente servita, sostenendo che coloro che hanno commissionato l’omicidio devono ancora essere portati davanti alla giustizia.
Il caso ha anche evidenziato i rischi sempre più alti che i giornalisti corrono in tutto il mondo. Nonostante il clamore suscitato dall’assassinio di Caruana Galizia, molti giornalisti investigativi continuano a operare in condizioni di rischio, esponendosi a minacce, violenze e, in casi estremi, alla morte.
Le sue inchieste su corruzione, nepotismo e criminalità organizzata non solo a Malta, ma in tutta Europa, continuano a ispirare una nuova generazione di giornalisti coraggiosi.
A sette anni di distanza, Malta non ha ancora implementato pienamente le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica per garantire la sicurezza dei giornalisti. La lotta per la giustizia di Daphne continua, alimentata dalla determinazione della sua famiglia, da attivisti per i diritti umani e da chi crede ancora nella forza della verità.



