Minneapolis, omicidi e video: cresce la pressione sull’ICE

Diceva Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. A Minneapolis nel Minnesota L’ICE,United States Immigration and Customs Enforcement, agenzia del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America, responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, è diventata il braccio armato del pregiudicato Donald Trump,utilizzata alla pari della Gestapo.

Si è resa protagonista di due esucuzioni, con il pretesto che le due vittime fossero pericolose, le immagini hanno smentito la versione. La prima ad essere uccisa il 7 gennaio è stata Renee Nicole Macklin Good una donna di 37 anni ,non era un’attivista era un madre con tre figli,rea di non aver fornito il documento d’identità.

L’ICE prima di condannare, Rebus sic stantibus, Alex Pretti, aveva fermato Liam un bambino di 5 anni che tornava da scuola mentre era con il suo papà davanti casa, il che non è solo una violazione dei diritti fondamentali di libertà, è la morte della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e della Costituzione americana.

Ma siccome Trump&Co non erano contenti hanno ucciso Pretti un infermiere. I video che sono circolati dopo l’esecuzione riportano l’uomo di 37 anni che si avvicina a un gruppo di agenti impegnati in un’operazione in strada, e con uno smartphone riprende la scena. Il comportamento di Pretti ha infastidito è le conseguenze sono note.

Poi va in scena il paradossale Trump ha pensato bene di giustificare gli scagnozzi della sua milizia affermando che l’uomo fosse armato. Ma come il diritto di possedere è una sua cifra esistenziale, e poi si uccide una persona con l’alibi della presenza di una pistola,detenuta regolarmente, e dall’immagine si evince fosse nella fondina.

La Christie aveva ragione, la prova è che per il tycoon Donald Trump l’unica legge che rispetta,come affermato dallo stesso, e la sua moralità. Notizia ai santi, poeti e navigatori del governo tricolore, l’ICE scorterà la delegazione statunitense alle olimpiadi invernali del prossimo febbraio di Milano-Cortina, buonafortuna.

E la presidente del Consiglio dei ministri italiano Meloni su Trump pensa: “Spero che un giorno gli diano il premio Nobel per la pace”. Che aggiungere se non “Mala tempora currunt”.

The front of the Immigration and Customs Enforcement (ICE) building, Washington, DC – Di G. Edward Johnson – Opera propria, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=163451583