Un’inchiesta del New York Times ha rivelato l’ampio arsenale tecnologico che gli Stati Uniti hanno accumulato per tracciare, monitorare e gestire l’immigrazione. Questa rete di strumenti avanzati, costruita sotto amministrazioni di entrambi gli schieramenti politici, sta per essere riutilizzata in modo intensivo dal presidente Donald Trump, che ha dichiarato di voler attuare la più grande operazione di deportazione della storia americana.
Tra i principali strumenti utilizzati ci sono app e monitor per caviglie che tracciano i richiedenti asilo in tempo reale, database biometrici contenenti dati personali come impronte digitali e riconoscimenti facciali, e software capaci di analizzare gigabyte di dati da telefoni e computer.
Secondo il New York Times, tra il 2020 e oggi, le agenzie governative Immigration and Customs Enforcement (ICE) e Citizenship and Immigration Services hanno speso 7,8 miliardi di dollari in tecnologie fornite da 263 aziende.
Tra queste, spiccano nomi come Palantir, nota per la sua capacità di analisi dei dati, Clearview AI, specializzata in riconoscimento facciale, e Cellebrite, fornitrice di strumenti per il cracking di telefoni e dispositivi digitali.
Alcuni strumenti sono progettati per dimostrare rapidamente i rapporti familiari attraverso test del DNA, altri confrontano i dati biometrici con precedenti penali o monitorano i cambiamenti di indirizzo degli immigrati. Sistemi di lettura delle targhe e analisi forense digitale completano un ecosistema tecnologico che consente un controllo esteso e profondo sui movimenti e le attività delle persone.
Molte delle tecnologie utilizzate sono state originariamente progettate per indagini su traffico di droga, sfruttamento minorile e attività criminali. Tuttavia, sotto la guida di Trump, questi strumenti potrebbero essere utilizzati per operazioni di deportazione di massa.
Un esempio è il programma “Alternatives to Detention”, che utilizza braccialetti alla caviglia con GPS e un’app chiamata SmartLink per monitorare circa 180.000 immigrati. I dati raccolti attraverso questi dispositivi sono stati già utilizzati in passato per facilitare raid contro lavoratori immigrati, come accaduto nel Mississippi nel 2019, quando l’ICE ha arrestato 680 persone in seguito a un’indagine basata su dati GPS.

L’amministrazione Biden ha continuato ad utilizzare molte di queste tecnologie, sottolineando la loro efficacia per indagini mirate su attività criminali. Tuttavia, l’infrastruttura tecnologica esistente apre la strada a un potenziale abuso. Trump ha già chiarito che il suo approccio sarà drastico, promettendo il rimpatrio di “milioni di immigrati clandestini” e dichiarando che userà tutti gli strumenti a disposizione.
Gli esperti sottolineano come l’espansione delle tecnologie di sorveglianza sollevi gravi preoccupazioni sulla privacy e sui diritti civili. Database biometrici e strumenti di analisi dei dati consentono un controllo senza precedenti, con rischi di abuso particolarmente elevati sotto un’amministrazione che privilegia la repressione sull’accoglienza. Inoltre, il New York Times evidenzia che alcune politiche restrittive, come il monitoraggio massiccio dei dati personali, sono state ereditate e ampliate dall’amministrazione Biden.
Molte aziende stanno traendo vantaggio dalla crescente domanda di strumenti di monitoraggio. Palantir ha ricevuto oltre 1 miliardo di dollari per contratti con ICE, mentre Cellebrite ha venduto all’ICE 54 milioni di dollari in tecnologia investigativa. Clearview AI ha fornito software di riconoscimento facciale per un valore di quasi 9 milioni di dollari, mentre aziende come Thomson Reuters e Lexis Nexis hanno offerto accesso a database di informazioni personali per localizzare e monitorare cittadini e non cittadini.
Un altro attore chiave è Geo Group, produttore di dispositivi GPS utilizzati nei braccialetti elettronici. L’azienda ha dichiarato di essere pronta a supportare l’amministrazione Trump con un’espansione dei suoi sistemi di monitoraggio, rendendo evidente come le politiche migratorie siano diventate un settore altamente redditizio.
La corsa alle tecnologie di controllo non è solo un fenomeno americano. Anche in Europa e in altre parti del mondo, governi che adottano politiche sull’immigrazione sempre più restrittive stanno investendo in strumenti di sorveglianza e gestione. Tuttavia, gli Stati Uniti rappresentano un caso unico per l’ampiezza e la sofisticazione dei sistemi utilizzati.
L’arsenale tecnologico statunitense rappresenta una risorsa potente ma potenzialmente pericolosa. Il New York Times evidenzia come, sebbene progettate per fini investigativi, molte di queste tecnologie possano essere sfruttate per scopi oppressivi, in particolare da amministrazioni che privilegiano la repressione sull’accoglienza.
Con il ritorno di Trump, gli strumenti di sorveglianza rischiano di essere usati per realizzare un sistema di controllo dell’immigrazione senza precedenti nella storia americana. La domanda che rimane aperta è: chi controllerà questi strumenti e con quali limiti?



