Meloni e il decreto sicurezza: propaganda e sgomberi facili

Meloni sul decreto sicurezza si fa megafono di una propaganda banale che tende ad offrire il sacrificio degli sgomberi dei poveri e degli immigrati, per evitare di affrontare i nodi della precarietà abitativa.

Con rara tempestività Meloni, in concomitanza con l’avvio della discussione del decreto legge sicurezza alla Camera, si lancia in un sproloquio sugli effetti del decreto legge che consente sgomberi facili. Meloni fa riferimento allo sgombero di 5 migranti ad Ispica, in Sicilia e di un romeno a Mestre avvenuti nei giorni scorsi.

Insomma in due mesi di vigenza e a ridosso dell’approvazione del decreto sicurezza, Meloni vanta risultati che vedono due sgomberi avvenuti. Due. Ma non si tratta di parlare di numeri. Ho già avuto modo di scrivere che quando si parla di occupazioni di unità immobiliari prima casa del proprietario o di legittimo assegnatario o peggio quelle gestite direttamente dalla criminalità organizzata, nel silenzio e nella inattività degli enti gestori e dei comuni, non c’è discussione, quelle case vanno liberate in tempi brevi e riconsegnate al proprietario prima casa dove ha la residenza e o dove è assegnatario di casa popolare.

Detto questo, spero con chiarezza, il decreto legge sicurezza vantato dalla Meloni e dalla destra, anche quella presunta moderata, va ben oltre.

Quello che Meloni non dice è che questa voglia di sgomberi e di nuovi reati con anni di galera derivano dalla voglia di rendere la questione abitativa un terreno di sola repressione senza soluzione di continuità. Fate attenzione a queste parole dell’articolo 10 del decreto sicurezza e fate attenzione anche alle virgole: “occupa o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui o sue pertinenze, ovvero impedisce il rientro nel medesimo immobile del proprietario o di colui che lo detiene legittimamente, è punito con la reclusione da due a sette anni.”.

Il decreto sicurezza con tutta evidenza non si limita ad intervenire in casi critici quali ad esempio il proprietario di prima casa o assegnatario momentaneamente allontanatisi dall’immobile di residenza. No Il decreto sicurezza parla esplicitamente di coloro che “occupano o detiene senza titolo un immobile destinato a domicilio altrui o impedisce il rientro”.

Parlare di occupante senza titolo significa allargare a dismisura l’areale dell’intervento repressivo, Basti pensare che per esempio la famiglia con sfratto esecutivo dopo la sentenza deve pagare una indennità pari all’ultimo affitto pagato aumentato del 20% con allegata questa motivazione “indennità occupazione senza titolo”, la stessa cosa avviene per coloro che occupano case popolari che a seguito di individuazione sono chiamati a pagare un canone sanzionatorio, definito dalle leggi regionali, che viene denominato “indennità occupazione senza titolo”.

Detto questo è del tutto evidente che il Governo sta tentando di approcciare a politiche abitative che lungi dal partire dalla analisi della situazione e di definite politiche abitative pubbliche necessarie ad affrontate le domande che vengono dalle famiglie in precarietà abitativa offre il feticcio degli sgomberi facili come soluzione.

Ma il decreto legge sicurezza al di là dei richiami alla legalità rappresenta l’idea di diritto alla casa che ha il Governo. Per capire la portata di quelle parole “che occupa senza titolo” basti pensare che il Governo e la maggioranza hanno anche in precedenza ai tempi del disegno di legge 1660, e anche ora al decreto legge sicurezza ha bocciato gli emendamenti dell’opposizione che chiedevano di escludere dagli effetti dell’articolo 10 gli sfratti, emendamenti sempre bocciati.

Non è un caso da una parte mettono davanti ipocritamente casi che hanno un effetto ed un peso sull’opinione pubblica parlando del pensionato al quale occupano casa sua mentre è assente per essere andato a trovare nipotini o in ospedale per accertamenti, dall’altra in realtà si rivolgono oggi a tutte le tipologie di occupante senza titolo.

Eppure sono 40.000 sentenze di sfratto emesse ogni anno, e 20/25.000 sfratti eseguiti con la forza pubblica e circa 50,000 le famiglie occupanti di case popolari. Ma il Governo di destra non si pone il problema di censire le situazioni che hanno portato ad occupare una casa popolare magari sfitta da anni.

Perché, banalizzazione per banalizzazione, potremmo rispondere al Governo che se le case popolari sono occupate è perché gli enti gestori di case popolari li hanno lasciati colpevolmente sfitte. Appare del tutto ovvio, infine, che se le case popolari quando si liberano fossero in tempi brevi riassegnate, se ci fossero più case popolari e più alloggi sociali per famiglie in graduatoria e per sfrattati garantendo loro il passaggio da casa a casa, se gli affitti fossero sostenibili senza lisciare il pelo al libero mercato sostenuto inspiegabilmente con cedolari secche, probabilmente non ci sarebbero occupazioni e non ci sarebbe precarietà abitativa.

Ma vai a spiegarlo a chi pensa che tutto si risolve con pene detentive e sgomberi. Come se le persone dopo lo sgombero si dissolvessero. La partita sul decreto sicurezza è appena aperta non pensi il governo di cavarsela con la propaganda, glielo hanno detto, sindacati inquilini, movimenti per l’abitare, l’associazione degli avvocati delle camere penali, l’associazione nazionale magistrati e persino il Csm e i relatori Onu sui diritti all’alloggio e i diritti umani anche degli attivisti sociali.

Massimo Pasquini
Massimo Pasquini
Massimo Pasquini è stato a lungo segretario Nazionale dell'Unione Inquilini