Domenica 25 maggio 2025, le Forze di Difesa del Popolo Ugandese (UPDF) hanno annunciato la sospensione immediata di ogni cooperazione militare con la Germania. La decisione è stata motivata da presunti rapporti di intelligence secondo i quali l’ambasciatore tedesco a Kampala, Matthias Schauer, sarebbe coinvolto in “attività sovversive” e avrebbe espresso sostegno a gruppi considerati antigovernativi.
Le accuse, vaghe nei contenuti ma forti nella forma, si concentrano su un incontro riservato tra Schauer e il generale in pensione Salim Saleh, fratello del presidente Yoweri Museveni. Durante il colloquio, l’ambasciatore avrebbe criticato pubblicamente la condotta online del generale Muhoozi Kainerugaba, figlio di Museveni e attuale capo delle forze armate, noto per i suoi interventi provocatori e talvolta incendiari sui social media.
Autoritarismo e successione in Uganda
La rottura diplomatica avviene in un momento delicato per l’Uganda. Il presidente Museveni, al potere dal 1986, si appresta a preparare il terreno per le elezioni del 2026. Sebbene non sia ancora ufficiale, il figlio Muhoozi viene da tempo indicato come possibile successore, in un passaggio di potere dinastico più che democratico. Il generale si è costruito un profilo pubblico aggressivo e controverso, attirando attenzione e critiche per le sue dichiarazioni contro l’opposizione e le sue uscite antidemocratiche.
L’uso della forza, la repressione delle proteste e un crescente controllo dei media hanno reso l’ambiente politico sempre più opaco. In questo clima, ogni intervento esterno – anche diplomatico – viene percepito come un potenziale attacco alla sovranità del regime.
La Germania e l’Occidente: cooperazione sotto pressione
La Germania è storicamente uno dei principali partner europei dell’Uganda, con programmi di cooperazione militare, supporto tecnico e logistico, e contributi alle missioni di pace regionali, in particolare in Somalia. Nel solo 2023, il commercio bilaterale ha superato i 335 milioni di dollari.

La sospensione della cooperazione militare rappresenta un passo simbolico ma significativo, che potrebbe avere ripercussioni non solo sulle relazioni bilaterali, ma sull’intera rete di collaborazione tra Kampala e l’Unione Europea. La Germania non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale, ma è plausibile che si tratti del preludio a un raffreddamento più ampio dei rapporti con l’Occidente.
Dietro la rottura: pretesto o vera minaccia?
La rapidità e la durezza della risposta ugandese fanno pensare a un pretesto più che a una minaccia reale. L’ambasciatore Schauer, nel suo ruolo, ha esercitato la normale attività diplomatica, che include osservazioni e scambi con attori chiave del Paese. Il fatto che abbia espresso critiche, se confermato, rientra nel normale gioco diplomatico.
Ma il governo ugandese potrebbe aver colto l’occasione per rafforzare il controllo interno e inviare un segnale chiaro: non tollererà interferenze, reali o percepite, durante il processo di transizione del potere. La narrativa della “sovranità minacciata” viene sempre più usata in contesti africani dove le leadership vogliono blindare il potere prima delle elezioni.
Ipotesi di un isolamento selettivo per l’Uganda
L’episodio potrebbe aprire una fase di isolamento selettivo: il governo di Kampala potrebbe stringere i rapporti con partner meno interessati alla questione dei diritti umani o delle procedure democratiche (come Russia, Cina o Turchia), mentre prende le distanze dall’Europa.
Se questo avverrà, la Germania dovrà decidere se cercare una mediazione diplomatica per salvare una partnership strategica o adottare misure più dure, anche in ambito UE. La partita è appena iniziata, ma il messaggio lanciato da Kampala è chiaro: l’autonomia politica è più importante della cooperazione internazionale.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se si tratterà di una crisi passeggera o dell’inizio di un disallineamento strutturale tra l’Uganda e l’Occidente.



