L’enorme consumo di energia dell’AI spinge le aziende verso il nucleare

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (AI) ha guadagnato un ruolo centrale nello sviluppo tecnologico globale, con applicazioni che spaziano dalla medicina all’automazione industriale, dalla finanza alla ricerca scientifica. Tuttavia, il suo utilizzo richiede enormi quantità di energia, un fattore che ha spinto molte aziende tecnologiche a cercare soluzioni per alimentare i loro data center in modo più sostenibile.

Tra queste soluzioni, l’energia nucleare sta emergendo come un’opzione sempre più concreta, grazie alla sua capacità di fornire energia stabile e priva di emissioni di carbonio. Questo legame tra AI ed energia nucleare si sta espandendo in tutto il mondo, con iniziative che vanno dagli Stati Uniti alla Cina, dall’Europa al Giappone.

Il boom dell’intelligenza artificiale, accelerato dal successo di modelli come ChatGPT, ha posto una pressione crescente sulla domanda energetica. Si stima che entro il 2030 i data center, molti dei quali destinati a sostenere l’AI, potrebbero rappresentare il 5-8% del consumo energetico globale.

Già oggi, la gestione di questi centri richiede una potenza enorme: nel 2022, i data center rappresentavano circa l’1,5% della domanda mondiale di elettricità, ma con l’introduzione di modelli di AI più complessi e l’espansione dei servizi cloud, questa cifra è destinata a salire esponenzialmente.

Secondo uno studio di OpenAI, l’addestramento di un singolo grande modello di intelligenza artificiale, come quelli utilizzati per il machine learning o il deep learning, può consumare circa 1.287 megawattora di elettricità, equivalente al consumo annuale di circa 120 abitazioni negli Stati Uniti.

Questi numeri crescono ulteriormente quando si considera il funzionamento costante dei modelli AI per processare miliardi di query giornaliere. Secondo Goldman Sachs, una ricerca su ChatGPT consuma fino a dieci volte più energia di una ricerca tradizionale su Google.

Di fronte a questa crescente domanda energetica, l’energia nucleare è emersa come una delle poche opzioni in grado di fornire elettricità in maniera stabile e senza emissioni dirette di CO2. A differenza delle energie rinnovabili come il solare o l’eolico, che dipendono da fattori climatici e sono soggette a fluttuazioni giornaliere e stagionali, il nucleare offre un flusso costante di energia, 24 ore al giorno. Questo lo rende particolarmente adatto per alimentare i data center che operano continuamente per supportare i modelli di intelligenza artificiale.

Negli Stati Uniti, Microsoft ha recentemente acquistato l’energia della centrale nucleare di Three Mile Island, chiusa nel 2019 per motivi economici e ora destinata a tornare operativa entro il 2028. L’energia prodotta non sarà consegnata direttamente ai data center di Microsoft, ma entrerà nella rete elettrica regionale, contribuendo a ridurre la dipendenza da fonti fossili.

Tuttavia, il legame tra AI e nucleare va oltre questo singolo esempio: anche Amazon ha investito in data center alimentati da energia nucleare, mentre aziende come Google e Microsoft stanno esplorando la fusione nucleare come futura fonte energetica.

Anche la Cina sta puntando sul nucleare per supportare la crescita della sua infrastruttura AI. Il Paese è già il maggior costruttore di centrali nucleari al mondo, con oltre 20 reattori attualmente in costruzione e piani per aggiungerne decine nei prossimi anni.

Nel 2022, la Cina ha generato 407 terawattora di elettricità da nucleare, il 5% del suo totale energetico, con l’obiettivo di aumentare questa quota al 10% entro il 2030. Le città cinesi come Shenzhen e Shanghai stanno sviluppando data center avanzati per AI che saranno alimentati in parte dall’energia nucleare.

By Photograph by Mike Peel (www.mikepeel.net). – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=132175120

In Europa, l’energia nucleare è altrettanto cruciale per il supporto alle tecnologie emergenti. La Francia, che genera il 70% della sua elettricità dal nucleare, sta investendo nell’espansione della propria rete di reattori per mantenere una posizione di leadership nel settore tecnologico.

Il governo francese ha lanciato un piano nazionale che prevede lo sviluppo di nuovi piccoli reattori modulari (SMR), in grado di fornire energia ai data center con maggiore flessibilità rispetto ai grandi impianti tradizionali.

I piccoli reattori modulari (SMR) rappresentano una delle innovazioni più promettenti nel campo del nucleare. Questi reattori, che hanno una capacità di produzione molto inferiore rispetto alle centrali nucleari convenzionali (solitamente tra i 50 e i 300 megawatt), possono essere costruiti in modo più rapido ed economico.

Il loro formato compatto li rende adatti per essere posizionati vicino a data center e altre strutture industriali, riducendo la necessità di trasporto dell’energia su lunghe distanze.

Microsoft ha già investito in aziende che sviluppano SMR, con l’obiettivo di utilizzare questa tecnologia per alimentare i suoi data center in modo diretto. Si prevede che i primi SMR potrebbero essere operativi entro la fine del decennio, contribuendo a soddisfare la crescente domanda di elettricità da parte dell’AI.

Un’altra frontiera è rappresentata dalla fusione nucleare, una tecnologia ancora in fase sperimentale ma considerata da molti come la chiave per risolvere le future sfide energetiche globali. A differenza della fissione, utilizzata nelle centrali nucleari attuali, la fusione produce energia combinando atomi di idrogeno, una reazione che genera enormi quantità di energia senza i rischi di radiazioni e scorie nucleari tipici della fissione.

Aziende come Google e Microsoft stanno investendo miliardi di dollari in start-up che sviluppano tecnologie di fusione nucleare, nella speranza che questa fonte di energia possa diventare operativa entro i prossimi due decenni.

Secondo alcune stime, un impianto di fusione nucleare potrebbe generare elettricità sufficiente per alimentare intere reti di data center senza alcuna emissione di CO2.

Sebbene l’energia nucleare offra molti vantaggi in termini di sostenibilità, restano alcune sfide importanti. La costruzione e la manutenzione delle centrali nucleari richiedono enormi investimenti, e l’estrazione e lo smaltimento del combustibile nucleare pongono questioni ambientali significative.

Inoltre, sebbene il nucleare non emetta gas serra durante la produzione di energia, le emissioni indirette associate all’intera filiera, dalla costruzione delle centrali allo smantellamento, non sono trascurabili.

Infine, non va dimenticato il problema delle scorie nucleari, che richiedono soluzioni di smaltimento sicure e durature. Nonostante gli avanzamenti nella tecnologia di stoccaggio, non esiste ancora una soluzione definitiva per gestire i rifiuti radioattivi a lungo termine.

Il legame tra intelligenza artificiale ed energia nucleare è destinato a crescere nei prossimi anni, con sempre più aziende tecnologiche che cercano soluzioni energetiche sostenibili per alimentare i loro data center. Sebbene l’energia nucleare presenti delle sfide, essa rappresenta al momento una delle poche opzioni in grado di soddisfare la domanda crescente di elettricità in maniera stabile e a basse emissioni.

Tuttavia, la vera sfida sarà trovare un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e la sostenibilità ambientale, per garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non comporti un impatto devastante sul nostro pianeta.

Deposito di scorie radioattive