Il sesto Rapporto DOMINA sul lavoro domestico, elaborato con il supporto di INPS e della Fondazione Leone Moressa, getta luce su un settore spesso trascurato ma cruciale per l’economia e la società italiana. Con oltre 3,3 milioni di persone coinvolte tra lavoratori e datori di lavoro, il lavoro domestico si presenta come una forza economica e un elemento essenziale nella gestione delle esigenze familiari.
Un motore economico nascosto
Le famiglie italiane, nel 2023, hanno speso complessivamente 13 miliardi di euro per il lavoro domestico, di cui 7,6 miliardi destinati ai lavoratori regolari e 5,4 miliardi per la componente irregolare. Questo investimento ha generato un valore produttivo pari a 21,9 miliardi di euro, evidenziando un moltiplicatore economico di 1,55.
Il lavoro domestico, da solo, contribuisce al PIL nazionale con 15,8 miliardi di euro, pari allo 0,8%. Tuttavia, il suo impatto va ben oltre, inserendosi nel più ampio contesto della “care economy”, che include assistenza sociale e sanitaria, con un valore complessivo di 84,4 miliardi di euro, ossia il 4,4% del PIL.
L’irregolarità: un nodo da sciogliere
Nonostante l’importanza del settore, il lavoro domestico soffre di un altissimo tasso di irregolarità, che raggiunge il 47,1%, rispetto alla media del 9,7% degli altri settori economici. Questo dato allarmante indica che quasi la metà del lavoro domestico non è registrato, con gravi conseguenze per i diritti dei lavoratori e le entrate fiscali dello Stato.
Gli 833.874 lavoratori regolari censiti dall’INPS nel 2023 rappresentano solo una parte del quadro totale, che include anche circa 742.000 lavoratori irregolari. Questa doppia natura del settore evidenzia la necessità di politiche più incisive per regolarizzare e tutelare chi opera in questo ambito.

Chi sono i lavoratori domestici?
Il lavoro domestico si caratterizza per un’ampia prevalenza femminile (88,6%) e una forte presenza di lavoratori stranieri (69%). I principali gruppi nazionali sono quelli provenienti dall’Est Europa, che rappresentano il 35,7% del totale, seguiti dagli italiani, con il 31,1%. Non mancano però segnali di trasformazione: sono in aumento i lavoratori provenienti da Paesi come Georgia, Perù ed El Salvador, mentre diminuiscono quelli di origine romena, moldava e bengalese.
Dal punto di vista dei datori di lavoro, il settore registra un calo costante: nel 2023 si contavano 917.929 famiglie datoriali, un dato in calo del 6,1% rispetto all’anno precedente. Questo declino sembra segnare un ritorno alla normalità dopo il boom di assunzioni legato alla pandemia.
Un risparmio per lo Stato
Oltre al valore economico diretto, il lavoro domestico rappresenta un risparmio significativo per le casse pubbliche. Si stima che lo Stato risparmi circa 6 miliardi di euro l’anno grazie all’assistenza domiciliare, una cifra che sarebbe necessaria per ricoverare e assistere anziani e disabili in strutture pubbliche. Questo dato sottolinea quanto il settore sia un elemento chiave non solo per le famiglie, ma per l’intero sistema sociale.
Distribuzione geografica e impatto locale
La distribuzione del lavoro domestico varia significativamente a livello regionale. Lombardia e Lazio guidano la classifica per numero di famiglie datoriali, mentre il PIL generato dal settore incide maggiormente in regioni come la Sardegna (1,2%) e il Lazio (1%). In termini di distribuzione del valore della produzione, Lombardia (3,5 miliardi) e Lazio (2,1 miliardi) risultano le più attive, seguite da Emilia-Romagna e Piemonte.
Le sfide per il futuroL’invecchiamento della popolazione italiana, unito alle esigenze crescenti di assistenza, indica che la domanda di lavoro domestico è destinata ad aumentare. Tuttavia, per sostenere questo settore strategico, sono necessarie politiche più mirate. In particolare, occorre:
Ridurre l’irregolarità: Promuovere contratti regolari e agevolazioni fiscali per le famiglie datoriali.
Migliorare la tutela dei lavoratori: Garantire salari adeguati, contributi previdenziali e diritti contrattuali.
Sostenere le famiglie: Fornire incentivi e supporto economico per alleggerire i costi del lavoro domestico.
Il lavoro domestico in Italia è molto più di una necessità per le famiglie: è un pilastro economico e sociale che merita maggiore attenzione e valorizzazione. Il Rapporto DOMINA non solo quantifica l’impatto economico di questo settore, ma richiama l’urgenza di riconoscerne pienamente la dignità, promuovendo un futuro in cui lavoratori e famiglie possano beneficiare di una gestione più equa e sostenibile.



