Nonostante un leggero calo rispetto allo scorso anno, le spese obbligate continuano a rappresentare una quota significativa dei consumi delle famiglie italiane, incidendo pesantemente sui loro bilanci.
Secondo l’analisi condotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio, queste spese “mangiano” il 41,8% del totale dei consumi familiari, un dato che, seppur in calo rispetto al 42,2% del 2023, rimane comunque molto elevato e penalizzante per l’economia delle famiglie.
La Composizione delle Spese Obbligate
Su un totale di circa 21.800 euro pro capite di consumi all’anno, oltre 9.000 euro vengono destinati a coprire le spese obbligate, come affitto, bollette, carburanti, e altre necessità basilari.
Di questi, la voce abitazione è la più rilevante, con una spesa media di 4.830 euro. All’interno di questa categoria, l’energia, il gas e i carburanti rappresentano una spesa di 1.721 euro, una cifra significativa, seppur in calo rispetto agli anni precedenti.
Questa situazione non è nuova. Dal 1995 ad oggi, l’incidenza delle spese obbligate è aumentata costantemente, passando dal 36,6% al 41,8% attuale.
Questo trend riflette una dinamica di prezzo che, secondo Confcommercio, mostra una notevole disparità rispetto ad altri beni e servizi: tra il 1995 e il 2024, l’indice di prezzo delle spese obbligate è cresciuto del 122,7%, più del doppio rispetto a quello dei beni commercializzabili, che è aumentato del 55,6%.
L’Impatto sulla Capacità di Spesa e i Consumi
L’aumento delle spese obbligate ha un effetto diretto sulla capacità di spesa delle famiglie, riducendo la quota disponibile per i consumi discrezionali, che rappresentano la principale componente della domanda interna.
Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ha sottolineato come questa situazione penalizzi non solo le famiglie, ma l’intera economia, riducendo i consumi e, di conseguenza, il PIL. Per affrontare questa sfida, Sangalli ha ribadito la necessità di interventi fiscali, come l’accorpamento delle aliquote Irpef e una riduzione strutturale del carico fiscale.
Le Richieste dei Consumatori e la Concorrenza
Anche l’Unione Nazionale dei Consumatori (UNC) ha evidenziato la necessità di intervenire per ridurre il peso delle spese obbligate, chiedendo una revisione completa della legge sulla concorrenza.

Secondo l’UNC, aumentare la concorrenza nei settori che offrono beni e servizi obbligati potrebbe contribuire a ridurre i prezzi e, quindi, l’incidenza di queste spese sui bilanci familiari. L’organizzazione ha inoltre sottolineato l’importanza di ridare capacità di spesa ai ceti meno abbienti, poiché ridurre le tasse anche a chi già ha una buona capacità di spesa avrebbe effetti limitati sul PIL.
I Settori di Spesa: Un Confronto tra Beni e Servizi
L’analisi di Confcommercio rivela che, sebbene vi sia stata una moderata riduzione nelle spese obbligate, altri settori di consumo hanno mostrato variazioni interessanti. I beni commercializzabili, che comprendono prodotti come alimenti, libri, automobili ed elettrodomestici, hanno visto un calo della loro incidenza sui consumi dal 38,7% del 2023 al 38,3% del 2024.
Al contrario, i servizi commercializzabili, che includono trasporti, telecomunicazioni, istruzione e vacanze, sono aumentati dal 19,2% al 19,9% nello stesso periodo.
L’elevata incidenza delle spese obbligate rappresenta una sfida significativa per le politiche economiche italiane. Mentre una parte crescente del reddito delle famiglie viene assorbita da costi non negoziabili, rimane meno spazio per i consumi discrezionali, che sono cruciali per il sostegno della domanda interna e la crescita economica.
Ridurre il peso fiscale sulle famiglie e promuovere una maggiore concorrenza nei settori chiave potrebbero essere passi importanti per alleviare questa pressione e rilanciare i consumi. Tuttavia, per ottenere risultati significativi, sarà necessario un impegno politico deciso e coordinato a livello nazionale.



