Enhanced Games: il corpo come abbonamento premium

Si svolgeranno a Las Vegas, domenica 24 maggio, gli Enhanced Games, una competizione in cui cinquanta atleti si sfideranno in gare di nuoto, atletica e sollevamento pesi senza controlli antidoping. Anzi: con il doping finalmente dichiarato, rivendicato, incorporato nel regolamento.

Testosterone, steroidi anabolizzanti, fattori di crescita, modulatori ormonali e stimolanti non saranno l’ombra sporca della prestazione, ma parte del prodotto. Non l’illecito da occultare, ma la promessa da vendere. La notizia, però, non riguarda solo lo sport. Riguarda noi.

Perché gli Enhanced Games non inventano nulla. Si limitano a portare in pista ciò che l’intera società contemporanea pratica da anni: la dipendenza strutturale da sostanze, stimoli, scorciatoie, acceleratori, correttivi, anestetici, premi artificiali e prestazioni indotte.

Non viviamo forse già dentro un’economia dopata? Dopata di credito, bonus, psicofarmaci, cocaina da ufficio, energy drink, debito pubblico, like, algoritmo, pornografia della produttività, farmaci per dormire e caffè per reggere il giorno dopo.

Il capitalismo contemporaneo funziona come un organismo costantemente sotto sostanza. Non cresce: viene stimolato. Non riposa: viene sedato. Non guarisce: viene rifinanziato. Non produce benessere: produce eccitazione intermittente, crolli periodici e nuove dosi per evitare l’astinenza.

I mercati vengono calmati con iniezioni di liquidità. I consumi vengono sostenuti con rate infinite. I lavoratori vengono tenuti in piedi con ansia, caffeina, antidepressivi e mutui. Le città vengono lucidate con eventi, turismo e vetrine mentre sotto si accumulano sfratti, debiti e solitudini.

In questo senso Las Vegas non è una scenografia. È il luogo più onesto possibile. La città dove il denaro finge di divertirsi mentre perde sangue, dove la fortuna è una macchina statistica, dove ogni eccesso diventa servizio. Gli Enhanced Games stanno bene lì perché Las Vegas è già il laboratorio morale dell’Occidente: non nasconde il trucco, lo illumina.

La differenza tra gli Enhanced Games e il resto del mondo è solo il grado di sincerità. Nello sport tradizionale il doping resta scandalo perché offende l’idea, sempre più fragile, di una competizione pulita. Fuori dallo stadio, invece, nessuno pretende più davvero che la gara sia pulita. La scuola è dopata dalle disuguaglianze familiari.

Il lavoro è dopato dalle relazioni, dall’eredità, dalla disponibilità a farsi consumare. L’impresa è dopata dagli incentivi pubblici quando conviene e dalla retorica del mercato quando bisogna licenziare. La politica è dopata dai sondaggi. L’informazione dai clic. La vita quotidiana dalla necessità di apparire sempre funzionanti.

Foto Mark Gough CC BY 4.0.

Gli Enhanced Games hanno soltanto tolto l’ipocrisia dal tavolo. Il corpo dell’atleta diventa così la metafora perfetta di un sistema economico che non accetta più limiti, ma solo ostacoli tecnici. Se il corpo non basta, si modifica. Se il salario non basta, si indebita. Se il lavoro non basta, si somma un secondo lavoro. Se il sonno non basta, si taglia. Se l’attenzione non basta, si stimola. Se il pianeta non basta, si buca, si scava, si brucia, si compensa, si racconta meglio.

Tutto deve rendere di più. Anche la carne. Per questo il “corpo premium” non è una battuta sul futuro. È già il presente. C’è chi può permettersi cure preventive, personal trainer, nutrizionisti, check-up completi, cliniche della longevità, farmaci dimagranti, integratori, terapie ormonali, sonno monitorato, vacanze detox, silenzio comprato al metro quadro.

E c’è chi consuma il proprio corpo in fabbrica, in magazzino, in cucina, su un motorino, davanti a uno schermo, in un turno notturno, senza nessun upgrade possibile se non la tachipirina e il giorno di ferie bruciato.

La società dopata non è quella in cui tutti prendono qualcosa. È quella in cui alcuni si potenziano e altri si consumano. Gli atleti di Las Vegas non sono mostri. Sono figure perfettamente coerenti con l’epoca. Non tradiscono lo spirito del tempo: lo interpretano.

Sono lavoratori della performance portati alla forma estrema, corpi che accettano il rischio perché il premio è enorme, perché la visibilità è tutto, perché il mercato ama chi sacrifica qualcosa purché lo faccia davanti a una telecamera. La loro libertà è reale quanto quella di chi accetta qualsiasi lavoro perché l’affitto scade il primo del mese.

Qui il moralismo serve a poco. Dire “è sbagliato doparsi” è facile. Più difficile è chiedersi perché un’intera civiltà abbia costruito la propria normalità sull’alterazione continua: dell’umore, del tempo, della produttività, del desiderio, del sonno, del valore, della percezione. Gli Enhanced Games non sono il contrario della nostra società. Sono la sua pubblicità più sincera.

Una volta il doping era una vergogna perché rivelava che dietro la prestazione c’era un trucco. Oggi il trucco è diventato modello economico. Non bisogna più nasconderlo: bisogna venderlo bene.

A Las Vegas, dunque, non vedremo soltanto uomini più veloci, più forti, più resistenti. Vedremo l’immagine concentrata di un mondo che non sa più distinguere tra energia e eccitazione, tra salute e rendimento, tra libertà e obbligo di superarsi. Un mondo che chiama innovazione ciò che spesso è dipendenza organizzata. Un mondo che non chiede più al corpo umano di vivere, ma di performare.

Gli Enhanced Games non sono lo scandalo. Sono lo specchio. E forse è proprio questo a dare fastidio: non il fatto che quegli atleti saranno drogati, ma il sospetto che lo siamo già tutti, ciascuno nel proprio reparto, nel proprio ufficio, nel proprio debito, nella propria timeline, nella propria piccola Las Vegas personale.

Foto Roberta F. CC BY-SA 3.0