La casa come scena del rischio: Anguillara e la regola

L’ultima, in ordine di tempo, è Federica Torzullo, 41 anni, ad Anguillara Sabazia. Era scomparsa l’8 gennaio. Dopo giorni di ricerche, è stata trovata morta, nascosta sotto terra. Il marito è stato fermato. Fine della cronaca, inizio del copione: una donna sparisce, il cerchio si chiude dentro casa, e il “caso” diventa l’ennesimo nome in una serie che non si interrompe.

Il punto non è ripetere che “è una tragedia” o che “servono pene più dure”. Lo sappiamo già. Il punto è capire perché questa catena regge. E regge perché il femminicidio, quasi sempre, non è un fulmine: è l’ultimo atto di un rapporto di potere. Non nasce dal nulla, non nasce “dal raptus”, non nasce dall’imprevedibile.

Nasce da una dinamica in cui l’altra persona viene trattata come qualcosa che si può perdere solo a patto di distruggerla: controllo, possesso, punizione per l’autonomia. Quando quella dinamica si rompe — una separazione, un “basta”, un allontanamento — il rischio cresce. È lì che si decide se la storia finisce con una donna viva o con un comunicato.

E qui arriva la parte che di solito non si dice abbastanza: non è solo un problema culturale, è un problema procedurale. La prevenzione non si fa con le frasi, si fa con i tempi. Denuncia, valutazione del rischio, protezione immediata, misure che si applicano davvero, servizi che funzionano, case rifugio disponibili, presa in carico coordinata tra forze dell’ordine, magistratura e territorio.

Se questa filiera è lenta, frammentata, sotto organico, la violenza non viene “scoperta”: viene semplicemente lasciata correre finché diventa irreversibile.

Per questo ogni volta che la politica reagisce dopo, con l’indignazione di rito e la promessa di “tolleranza zero”, sta già inseguendo. Il femminicidio non si riduce solo aumentando la pena, perché chi arriva a uccidere spesso non sta calcolando il costo.

Si riduce facendo una cosa molto meno televisiva: rendere difficile l’atto prima che accada. Significa investire in protezione e servizi come infrastruttura, non come emergenza. Significa smettere di considerare “spesa” ciò che salva vite.

Anguillara, come gli altri casi, non è “un episodio”. È un segnale di sistema: finché trattiamo ogni femminicidio come eccezione, continueremo ad avere un Paese perfetto per produrre il successivo.

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