In Inghilterra l’isolamento disciplinare degli studenti sta crescendo a ritmi impressionanti e colpisce soprattutto chi parte già da una condizione di svantaggio. Nell’ultimo anno scolastico è stato allontanato dalla propria classe almeno una volta il 22% degli studenti economicamente svantaggiati, contro il 10% degli altri. Tra gli alunni con disabilità o bisogni educativi speciali più complessi, assistiti attraverso un Education, Health and Care Plan, la quota raggiunge il 18%.
È il dato più significativo dell’indagine sulla diffusione delle cosiddette internal exclusions, una forma di sanzione che non comporta l’espulsione dalla scuola: gli studenti vengono tolti dalla normale attività didattica e trasferiti, per periodi più o meno lunghi, in spazi separati, spesso definiti “isolation rooms”.
Il fenomeno è aumentato rapidamente. Secondo i dati raccolti da Arbor, piattaforma gestionale utilizzata da circa 13 mila scuole inglesi, nelle secondarie la percentuale di studenti sottoposti almeno una volta a isolamento è passata dal 5% del 2022/23 al 13% del 2025/26. Tra gli studenti svantaggiati l’incremento è stato ancora maggiore: dall’8% al 22%.
L’isolamento interno viene utilizzato come alternativa alla sospensione. Lo studente resta fisicamente nell’istituto e, terminata la sanzione, rientra nella propria classe. Le modalità variano molto da scuola a scuola e possono andare dall’esclusione per una singola lezione alla permanenza per periodi più lunghi in locali separati.
Su questa pratica esiste però un rilevante vuoto di controllo. Il Department for Education raccoglie e pubblica i dati sulle sospensioni e sulle espulsioni definitive, ma non quelli sulle esclusioni interne. Non esiste quindi una statistica nazionale completa sul numero degli studenti coinvolti, sulla durata dell’isolamento e sulle attività didattiche effettivamente garantite durante la sanzione.
Il problema era già emerso in una ricerca dell’Università di Manchester condotta su 34.377 studenti di 121 scuole secondarie della Greater Manchester. L’8,3% degli intervistati dichiarava di essere stato sottoposto a isolamento in una settimana scolastica tipica. La misura risultava applicata con maggiore frequenza agli studenti con bisogni educativi speciali, a quelli ammessi ai pasti scolastici gratuiti e ai ragazzi residenti nelle zone economicamente più svantaggiate.

La stessa ricerca ha rilevato un’associazione tra isolamento, minore senso di appartenenza alla scuola e peggiori rapporti con il personale scolastico. Gli studiosi sottolineano inoltre che le differenze restano significative anche tenendo conto delle difficoltà comportamentali degli studenti. La sovrarappresentazione dei gruppi socialmente più fragili non può dunque essere liquidata semplicemente come conseguenza di una loro maggiore indisciplina.
Il quadro trova conferma nelle sanzioni disciplinari ufficiali. Nel 2024/25 gli studenti aventi diritto ai pasti scolastici gratuiti, uno degli indicatori utilizzati nel sistema britannico per individuare le condizioni di svantaggio economico, hanno registrato un tasso di sospensione quasi cinque volte superiore a quello degli altri studenti: 26,66 contro 5,41. Per le espulsioni definitive il divario supera le sei volte.
Analoga sproporzione riguarda gli studenti con bisogni educativi speciali. Il tasso di sospensione è stato del 26,45% tra gli alunni con un piano EHC e del 28,86% tra quelli che ricevono altre forme di sostegno SEN, contro il 6,78% degli studenti senza bisogni speciali riconosciuti.
Nel frattempo le sanzioni che compaiono nelle statistiche nazionali hanno cominciato a diminuire. Nel 2024/25 le sospensioni sono state 913 mila, il 4% in meno dell’anno precedente, mentre le espulsioni definitive sono scese da 10.900 a 9.900, con una riduzione del 9%. Nello stesso periodo, invece, i dati di Arbor registrano una forte crescita dell’isolamento interno. I dati disponibili non consentono di stabilire se una misura stia sostituendo l’altra, ma mostrano una parte sempre più consistente della disciplina scolastica che rimane fuori dalle statistiche ufficiali.
Le scuole che ricorrono all’isolamento lo considerano uno strumento per contenere i comportamenti che disturbano le lezioni senza mandare gli studenti a casa. Il risultato documentato dalle ricerche, tuttavia, è una distribuzione profondamente diseguale delle sanzioni: poveri e studenti con disabilità o bisogni educativi speciali vengono allontanati dalla classe con una frequenza molto superiore agli altri.
Una misura presentata come strumento di gestione della disciplina finisce così per riprodurre, dentro la scuola, disuguaglianze che gli studenti portano già con sé fuori dai suoi cancelli.



