Abbandono scolastico all’8,2%, soprattutto in città

L’Italia ha raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo sull’abbandono scolastico, ma dietro il miglioramento nazionale rimangono divari territoriali e sociali molto forti.

Nel 2025 l’8,2% dei giovani italiani tra 18 e 24 anni aveva al massimo la licenza media e non frequentava alcun percorso di istruzione o formazione. Il dato è sceso sotto il 9% indicato dall’Unione europea come obiettivo per il 2030 e segna un progresso evidente: a metà degli anni Duemila l’abbandono precoce in Italia superava ancora il 20%.

Anche il confronto con il resto d’Europa oggi è favorevole. La media europea nel 2025 è del 9,1%, poco sopra quella italiana. Le differenze tra i paesi restano però molto ampie: la Romania registra il 15,5% di abbandoni precoci, la Germania il 13,1% e la Spagna il 12,8%. La Francia scende al 7%, mentre in Polonia il fenomeno riguarda appena il 4% dei giovani.

La particolarità italiana emerge soprattutto osservando dove avvengono gli abbandoni.

Nell’Unione europea il fenomeno è più diffuso nelle aree rurali, dove interessa il 9,6% dei giovani, e nei territori a urbanizzazione intermedia, dove raggiunge il 10,1%. Nelle città europee scende invece all’8%.

In Italia avviene quasi il contrario. Nelle città l’abbandono scolastico arriva al 9,5%, mentre si ferma al 7,3% nelle aree intermedie e all’8% in quelle rurali. Il problema italiano sembra quindi concentrarsi soprattutto nei grandi centri urbani e, in particolare, nelle aree periferiche più fragili.

I dati disponibili sulle città metropolitane, riferiti al 2021, rendono il divario ancora più evidente. A Catania il 26,5% dei giovani tra 18 e 24 anni ha lasciato la scuola prima di conseguire un diploma. Seguono Palermo con il 19,8%, Napoli con il 17,6%, Cagliari con il 16,3% e Messina con il 14,6%. Genova e Bari si attestano entrambe al 13,8%.

Ancora più pesante è la situazione dei giovani con cittadinanza non italiana. A Catania l’abbandono precoce raggiunge il 68,6%, a Bari il 60%, a Cagliari il 59,2%, a Napoli il 55,9% e a Palermo il 54,2%. Anche nelle città dove il fenomeno risulta meno pronunciato – Roma, Bologna, Milano e Torino – più di un giovane straniero su tre lascia comunque gli studi prima del diploma.

Ma è soprattutto il confronto con le condizioni economiche delle famiglie a spiegare perché il dato medio nazionale rischi di essere ingannevole.

Openpolis ha messo in relazione, quartiere per quartiere, il numero di giovani che abbandonano gli studi con la presenza di famiglie con figli in potenziale disagio economico. La tendenza è evidente: all’aumentare delle famiglie in difficoltà aumenta generalmente anche la quota di giovani che lasciano precocemente la scuola.

La correlazione non dimostra da sola un rapporto diretto di causa ed effetto, ma coincide con quanto emerge da anni dagli studi sulla dispersione scolastica. Disoccupazione, redditi bassi e basso livello di istruzione dei genitori possono limitare l’accesso alle opportunità educative, peggiorare il rendimento scolastico e favorire un ingresso anticipato nel mercato del lavoro. Anche avere genitori privi di diploma rappresenta un fattore rilevante: a Catania questa condizione riguarda il 36,5% dei giovani che hanno abbandonato precocemente gli studi, a Cagliari il 31,9% e a Palermo il 29,1%.

L’Italia può dunque rivendicare un risultato importante: l’abbandono scolastico è diminuito e oggi è inferiore sia alla media europea sia all’obiettivo fissato da Bruxelles. Ma la media nazionale racconta soltanto una parte della realtà.

Nelle città, nelle periferie, nelle famiglie economicamente più fragili e tra i giovani stranieri il rischio di lasciare la scuola resta molto più elevato. Il problema non è più soltanto quanti studenti abbandonano gli studi, ma dove vivono e da quali condizioni economiche e familiari partono.

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