India: crescita record del PIL, ma le disuguaglianze si aggravano

L’India ha registrato una crescita economica sostenuta negli ultimi trimestri, con una previsione del 6,4% nel trimestre di dicembre secondo ICRA. Questo dato arriva dopo un rallentamento al 5,4% nel trimestre di settembre, dovuto alla minore spesa pubblica durante il periodo elettorale e alla debole domanda di consumi.

Tuttavia, la ripresa sembra in atto, trainata dall’aumento della spesa pubblica, dalle esportazioni di servizi e da un miglioramento nella produzione agricola.

Da una prospettiva keynesiana, un tasso di crescita del PIL intorno al 6% non è necessariamente “mostruoso” per un’economia in sviluppo come quella indiana, ma è sicuramente significativo. John Maynard Keynes sosteneva che il motore della crescita economica fosse la domanda aggregata, alimentata da consumi, investimenti privati e spesa pubblica.

In questo contesto, la ripresa dell’India può essere interpretata come una conferma della teoria keynesiana: il rallentamento del trimestre precedente è stato dovuto a una riduzione della spesa pubblica, mentre la ripresa del PIL è stata guidata dal suo aumento.

La crescita dell’India non è quindi un’anomalia, ma una dinamica prevedibile per un paese che sta ancora sviluppando le sue infrastrutture e il suo mercato interno. Tuttavia, la variabilità dei consumi e il calo del sentimento dei consumatori urbani indicano che questa crescita potrebbe non essere perfettamente bilanciata.

Povertà e disuguaglianze: i dati ufficiali e le contestazioni

Uno degli aspetti più controversi della crescita indiana è la sua reale capacità di ridurre la povertà. Il governo di Narendra Modi ha più volte sottolineato che la rapida espansione economica ha contribuito a migliorare le condizioni di vita di milioni di persone. Secondo i dati ufficiali, negli ultimi dieci anni 415 milioni di persone sono uscite dalla povertà estrema, e il tasso di povertà del paese sarebbe sceso al di sotto del 10%.

Tuttavia, questi numeri sono contestati da molti economisti e analisti indipendenti. Secondo uno studio del Centre for Economic Data and Analysis (CEDA) dell’Università di Ashoka, la riduzione della povertà indiana sarebbe stata molto meno incisiva di quanto sostenuto dal governo. La crescita del PIL, dicono i critici, non si è tradotta in un aumento proporzionale del reddito disponibile per le fasce più povere, e le disuguaglianze restano marcate.

Crescita del PIL ma redditi stagnanti

Secondo i dati del World Inequality Report, la quota di reddito detenuta dal 10% più ricco della popolazione indiana è passata dal 56% nel 2015 al 63% nel 2024, mentre il 50% più povero della popolazione ha visto solo miglioramenti marginali nelle proprie condizioni di vita. Inoltre, il salario reale medio per i lavoratori informali, che rappresentano una grande fetta della forza lavoro indiana, non è cresciuto in linea con l’inflazione, riducendo il potere d’acquisto delle classi più deboli.

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L’indice di disuguaglianza di Gini dell’India, che misura la disparità nella distribuzione della ricchezza, è tra i più alti al mondo, indicando che la crescita economica sta beneficiando in modo sproporzionato le fasce più ricche della popolazione.

Le implicazioni geopolitiche della crescita indiana

La crescita dell’India non è solo un fenomeno interno, ma ha importanti ripercussioni globali. Con un PIL in espansione, l’India si consolida come una delle economie emergenti più rilevanti a livello mondiale. Alcune delle principali implicazioni geopolitiche includono:

Sfida alla supremazia economica cinese: L’India è uno dei pochi paesi con un tasso di crescita vicino a quello cinese. Questo rafforza il suo ruolo come alternativa economica per le imprese globali che cercano di ridurre la dipendenza dalla Cina (il cosiddetto “China+1 strategy”).

Maggiore influenza nei mercati energetici e delle materie prime: Una crescita economica sostenuta aumenta la domanda di energia e materie prime, rendendo l’India un attore sempre più influente nei mercati internazionali.

Crescente peso politico nelle istituzioni globali: Con un PIL in continua espansione, l’India ha maggiore voce nelle decisioni del G20, del FMI e della Banca Mondiale, rafforzando la sua posizione nelle dinamiche geopolitiche.

Attrazione di investimenti esteri: L’espansione economica favorisce un maggiore afflusso di investimenti diretti esteri (FDI), consolidando il paese come una delle destinazioni principali per la produzione e il settore tecnologico.

Una crescita senza equità

Se l’India continuerà a mantenere un livello elevato di spesa pubblica e riuscirà a rafforzare i consumi interni, la sua crescita potrebbe restare costante o addirittura accelerare. Tuttavia, la grande sfida sarà ridurre le disuguaglianze e garantire che i benefici dello sviluppo economico siano distribuiti in modo più equo tra le diverse fasce della popolazione.

Come abbiamo visto, il governo indiano dovrà continuare a intervenire attivamente nell’economia per stabilizzare la crescita, riducendo la dipendenza da fattori esterni e rafforzando la domanda interna.

Ma se la ricchezza continuerà a concentrarsi solo nelle mani di pochi, il rischio è che la crescita resti uno spettacolo di numeri macroeconomici senza un vero impatto sulle condizioni di vita della maggioranza degli indiani. La questione rimane aperta e i prossimi anni ci diranno se la crescita dell’India sarà davvero inclusiva o continuerà a favorire le élite economiche.

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